Valinotti Domenico

VALINOTTI DOMENICO

(Torino, 17 settembre 1889 – Canelli, 10 ottobre 1962) 

Morgari Pietro

BIOGRAFIA E OPERE

Valinotti Domenico, fu pittore moderno, ma non entrò di soppiatto nel giardino dell’arte attraverso le porticina delle poetiche di avanguardia, scelse quella che sul limitare fra Medioevo e Rinascimento Cennino Cennini aveva chiamato « la trionfale porta del ritrarre di naturale ». Si pose cioè di fronte alla realtà ad occhio nudo, senza occhiali deformanti. Lasciò che la trasfigurazione del vero in immagine poetica gli fosse dettata dalla sincerità del sentimento, dalla Sua affettuosa fìducia nell’uomo forse, certo nella natura. Per questo egli fu soprattutto paesista. Autodidatta, assorbì quasi senza accorgersene i succhi più sapidi della tradizione, che per lui fu soprattutto quella del paesismo, a suo modo « impressionistico », del Piemonte di fine Ottocento, captò nell’aria, senza bisogno di rifarsi a modelli precisi, le onde di quel solenne ordine geometrico che Cézanne aveva imposto alla natura. Poté così, senza bisogno di formali atti di adesione, costeggiare il « Novecento ». Paesaggi come quello di Varigotti, del 1922, che gli valse trentasei anni dopo il premio Bagutta, sono estremamente indicativi al riguardo: sulla riproduzione fedele delle cose si imprimono senza sforzo una semplificazione di forme, una costruttività di colori, un ordine non perentorio di composizione, che li accostano alla visione « novecentesca », entro la quale si distinguono per una particolare, e tutta lirica, tenerezza di modulazione di forme e colori. Più letterale, alcuni anni più tardi, si fa l’adesione alla poetica del « Novecento », e nel « paesaggio urbano col tram n. 7 » del 1928 si colgono accenti di quella poesia del quartiere industriale, fumoso e squallido, che nutrÌ in quel tempo un ben determinato filone « populistico» della nostra pittura, mentre accenti di analoga aspra austerità si riscontrano l’anno dopo nel « ritratto della madre », lievemente forzato rispetto alla classica fermezza raggiunta, nel 1925, dal « ritratto della moglie ». Segue, con la « bambina con gli occhiali », una fugace incursione nei campi della « pittura metafisica» e del surrealismo. Ma si tratta di accenti discreti, di assaggi, che alla fine non turbano la vena nativa, anche se destinati a riapparire a tratti, per esempio nella « coppia di nudi » del ’37. Il filone centrale della pittura di Valinotti, la sua vena più schietta riprende il suo corso a partire dai paesaggi del ’33. Un progressivo arricchimento della materia pittorica, un allargarsi di orizzonti, un infoltirsi della pennellata, un approfondimento degli effetti di luce sono i segni sempre rinnovati di una visione affettuosa sempre ma più appassionata della natura.

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