Quaglino Massimo

QUAGLINO MASSIMO

(Refrancore, 15 giugno 1899 – Torino, 7 luglio 1982) 

Morgari Pietro

BIOGRAFIA E OPERE

Quaglino Massimo, nel 1904 la famiglia di Massimo, che comprendeva altri tre fratelli (Teresina, Luisa e Mario), si trasferì a Torino ed egli nel 1910 frequentò la scuola tecnica Plana, dove strinse amicizia con Giuseppe Pacotto, meglio conosciuto in seguito come Pinin Pacòt, uno dei più grandi poeti dialettali piemontesi. La formazione artistica di Quaglino fu quella di autodidatta, grazie anche alle influenze dirette dei disegnatori Giuseppe Porcheddu e Valerio Jahier. Nel 1914 pubblicò il suo primo disegno sulla rivista Il Fischietto, collaborando alla quale fece amicizia con Golia che lo portò al settimanale umoristico Numero. Durante la prima guerra mondiale, nel 1917, Quaglino collaborò al fronte con la rivista La trincea, illustrando i vari aspetti della vita militare. Al termine della guerra, Quaglino sviluppò il suo lavoro di illustratore lavorando per la rivista per ragazzi Cuor d’Oro, diretta da Francesca e Onorato Castellino. Nel 1923 partecipò alla XXV esposizione della Società Amici dell’Arte e nel 1926 espose quattro dipinti alla Mostra delle Vedute di Torino, organizzata dalla società Antonio Fontanesi. Nel 1926 e 1927, in collaborazione con Giulio Boetto, preparò per il settimo centenario della morte di San Francesco un grosso diorama, costituito da 12 tempere scenografiche rappresentanti episodi della vita del santo patrono d’Italia. Dal 1927 in poi partecipò quasi annualmente alla mostra della Società Promotrice delle Belle Arti, diventando uno dei suoi appuntamenti fissi. Nel 1929 partecipò alla mostra delle ceramiche Lenci alla galleria Pesaro di Milano. Massimo Quaglino è considerato unanimemente dalla critica come pittore piemontese per eccellenza.  Appartiene cioè a quella schiera di artisti piemontesi affermatasi tra le due guerre, con modeste innovazioni artistiche che furono influenzati dal gruppo dei Sei di Torino. Il critico Emilio Zanzi lo colloca tra il gruppo dei “Torinesi di Torino” insieme a Giulio Da Milano, Teonesto Deabate, Giulio Boetto e Domenico Valinotti. I temi di Quaglino, che prendono corpo principalmente alla fine degli anni trenta, sono quelli di una visione intimistica della realtà paesana quotidiana, principalmente di Refrancore e dei paesaggi del Monferrato.

 

 

 

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