Dell’Orto Uberto

DELL’ORTO UBERTO

(Milano, 6 gennaio 1848 – Milano, 29 novembre 1895)

 

BIOGRAFIA E OPERE

Dell’Orto Uberto, rimasto orfano di ambedue i genitori quando non aveva ancora sette anni, nella sua fanciullezza egli venne tenuto a balia insieme al fratello Enrico dagli zii materni, che lo accompagnarono a Tremezzo al collegio Longhi, ove seguì un brillante e ragguardevole iter scolastico. Passò quindi al Ginnasio di Brera, dove ampliò la propria cultura figurativa, per poi iscriversi al corso di Matematiche Pure dell’università di Pavia, che lasciò per quella di Bologna, dove nel 1871 conseguì la laurea in ingegneria. Nel frattempo, si recò ripetutamente nel Bergamasco, la cui quiete idilliaca gli ispirò il gusto per il paesaggio. Ben presto, tuttavia, Dell’Orto notò come egli non si trovasse a proprio agio negli studi d’ingegneria, e di come preferisse dedicarsi al disegno, che sviluppò seguendo la scuola di Giovanni Battista Lelli, che conobbe al Ginnasio di Brera; successivamente divenne allievo di Eleuterio Pagliano, «gloria milanese» (come lo definì Raffaello Barbiera) dal fervente talento artistico. Di lì a poco venne pure ammesso alla scuola serale di nudo presso l’Accademia di Brera, e a quella di costume alla Famiglia Artistica. Sempre a Milano, nel 1880 aprì uno studio artistico presso via Agnelli; qui lavorò instancabilmente, alternando il lavoro in studio a lunghi ed intensi viaggi presso località marine o montane, dove si dilettò nella rappresentazione di paesaggi naturali. Si recò in Sicilia, a Napoli e all’isola di Capri, spingendosi fino in Egitto: questi viaggi erano dovuti al suo desiderio di trasporre i colori vivaci e sgargianti del Mediterraneo ai suoi paesaggi montani, da lui prediletti. Frattanto, nonostante gli sporadici dileggi della critica (dovuti alla sua indole solitaria), ebbe fama e riconoscimenti internazionali: nel 1885 fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera, della quale fu eletto a consigliere nel 1895. Questo si trattò tuttavia di un anno assai funesto per Dell’Orto: la sua salute, già declinante anni addietro (nel 1875 si ammalò di vertigini e nevrosi), si fece infatti ancora più malandata. 

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