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ARCHEOLOGIA SOMMERSA

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Paolo Uccello's 'Battle on the banks of a river, probably the Battle of Metaurus (207 BCE)' ... See MoreSee Less

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#LondraSotheby #FemmeauchapeauRouge #JoanMiro’

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#PalazzoDiVeneziaRomaMaestro della Madonna di Acuto, Madonna col Bambino, legno dipinto, XIII secolo, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, Roma.
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#AndreaCecioni #PalazzoPittiAdriano Cecioni, Incontro per le scale, marmo, 1884-'86. Galleria d'Arte Moderna, Palazzo Pitti, Firenze.
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#AndreaDellaRobbia #MuseoNazionaleDelBargello...l'incontro con l’opera.

Andrea della Robbia, Madonna col Bambino (Madonna degli Architetti), maiolica policroma, 1475, Museo Nazionale del Bargello, Firenze.

Tra i protagonisti di spicco della produzione artistica fiorentina del XV secolo è Andrea della Robbia, ceramista cresciuto nella bottega dello zio Luca della Robbia, che adottò il nipote, rimasto orfano. Qui Andrea venne avviato alla conoscenza dell’arte della maiolica e allo studio dei classici, collaborando con suo zio in molte imprese importanti. La prima opera certa di Andrea della Robbia è questo bellissimo tabernacolo con la Madonna e il Bambino, meglio nota come “Madonna degli Architetti”, poiché venne commissionata nel 1475 dall’Arte dei Maestri di pietra e legname, com’è chiaro dai simboli della corporazione riportati sulla cornice in basso: l’archipendolo, l’ascia, il martello e la cazzuola. Dentro una nicchia, che termina con un arco a tutto sesto, è inquadrato il gruppo che si staglia su un cielo blu; la Madonna è seduta, muta, con un’espressione di affranta dolcezza; il Bambino, in piedi sulle ginocchia della madre, si porta una mano alla bocca, e con l’altra si appoggia a lei. All'interno della nicchia una serie di cherubini, e in alto le mani del Padre Eterno da cui piove lo Spirito Santo, particolari iconografici, che uniti al Bambino, sono un chiaro riferimento al dogma della Trinità. A decorare il tabernacolo è un motivo a candeliere, fatto di fiori che partono da una coppia di vasi, e un fusarolo di ovoli e lance, entrambe decorazioni di ispirazione antica. Da quest’opera, in poi, lo stile di Andrea della Robbia sarà sempre più affrancato dall’influenza dello zio, com’è evidente nella resa maggiore dei sentimenti che da subito lo contraddistinsero: rispetto al classicismo Luca della Robbia, fatto di espressioni contenute e figure più monumentali, in Andrea è chiara l’influenza del naturalismo espressivo di Verrocchio, misto al realismo ideale di Filippo Lippi; quest’interesse per l’arte verrocchiesca è evidente a partire dal Bambino in piedi, che ricorda l’iconografia della cosiddetta ‘madonna alla balconata’, mentre la figura della madonna seduta, visibile di fianco, è stata suggerita da una tradizione di madonne ispirate alla “Madonna col Bambino e due angeli” di Filippo Lippi.
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SPECIALE LIBRI D’ESTATE Luglio 2020
l'Italia è un paese con un ricchissimo patrimonio librario frutto di una storica tradizione di stampatori, ma anche soprattutto di grandi collezioni.....

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ELOGIO AL GRANDE EBANISTA PIETRO PIFFETTI ...
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#17thcenturyfurniture #antiquites #fiorio #antichitafiorio #info@antichitafiorio.comEL MUEBLE REGIONAL ITALIANO, PIAMONTE. ------------
Pietro Piffetti: los orígenes controvertidos de un gran ebanista. El lugar de nacimiento de uno de los principales exponentes de los muebles italianos del siglo XVIII, en términos de inspiración creativa, diseño imaginativo y dominio técnico, ha ocasionado mucho debate: su uso de caparazón de tortuga (carey) e incrustaciones de nácar es típicamente napolitano, dicen los defensores de un origen del sureño; pero los partidarios de un nacimiento piamontés, sostienen que tales materiales eran muy evidentes en la corte del reino de Saboya, y para respaldar su tesis argumentan datos como un registro del censo de 1705 en el que figura un tal Pietro Piffetti de cuatro años de edad, residente turinense en la "isla" de S. Maria Maddalena. Pero el misterio que rodea su vida continúa: su actividad está documentada en Roma en 1730, donde se cree que aprendió las técnicas de marquetería floral del ebanista parisino Pierre Daneau el Joven. En Roma, la alta calidad de su trabajo fue captada por el notable explorador de talentos, el Marqués de Ormea, quien lo envió rápidamente al rey de Cerdeña, asegurando así para el Piamonte, uno de los ebanistas más importantes de Italia, de todos los tiempos.

Piamonte, el primer núcleo nacional de Italia, tuvo una importancia prominente también, en la historia del mobiliario italiano: de hecho, se encuentra en el Piamonte, y más precisamente en Turín, en el contexto de la corte de Saboya, que en los siglos XVII y XVIII se afirme una tendencia según la cual los artífices del mueble regionales a menudo aparecen elevados a un nivel de calidad notable. Los muebles y la decoración piamonteses estaban bien hechos desde la época gótica, como lo demuestran las numerosas "piezas", finamente talladas, que hoy pertenecen al Museo Cívico de Turín y provienen de varios lugares del Piamonte. Sin embargo, esta es una producción claramente vinculada al gusto de ‘al otro lado de los Alpes’, en la que los muebles góticos continúan hasta un Renacimiento tardío, pero que en el Piamonte tuvo resonancias postreras e indirectas. Hasta el siglo XVII, Francia dio su propia impronta a la economía y la cultura de Piamonte, a pesar de que en el siglo anterior Emanuele Filiberto di Savoya ya había fijado el centro de su ducado en Turín, promoviendo el italiano como idioma oficial. Durante el siglo XVII, aunque a través de eventos políticos y económicos serios, un nuevo centro urbano comenzó a formarse en Turín: se construyeron importantes edificios religiosos, mientras los arquitectos ducales erigieron el Palacio Real y la movilidad de la región comenzó a fluir hacia la ciudad, en la órbita de la corte. El precioso trabajo de tallado e incrustación realizado en este momento en el Palacio Real y en las residencias de la aristocracia, atestigua la calidad de la artesanía piamontesa, que se forma en la "Università de Mastri Minusieri, Ebanisti e Mastri da Carozze"; en 1637, las mismas categorías reunidas en Corporación compraron una capilla en la iglesia de Santa María en Piazza de Turin, capilla que todavía se les reserva hoy. Desde finales del siglo XVII, y durante gran parte del siglo siguiente, floreció la conocida producción de muebles típicos barrocos del Piamonte, especialmente armarios y credencias en madera de nogal, con líneas simples y directas, decoradas con paneles tallados con perfiles mixtilíneos, diferentes dependiendo de las zonas y de las provincias.
Entre los muebles de producción del siglo XVII hay algunas espléndidas consolas doradas, la nomenclatura francesa se adopta generalmente en Piamonte en el campo de los muebles, en la línea del estilo Louis XIV, armarios de dos cuerpos cerrados con armario también cerrado en la parte superior, sillas y sillones tallados y cubiertos en cuero o en tapicería. Una característica común de estos muebles, así como los del siglo siguiente, es la medida de la línea y la decoración, de una sobria elegancia, que rara vez alcanza los excesos de ciertas fantasías barrocas. Esta es, sin duda, una característica constante de los muebles de Piamonte; una característica que parece resumir en sí misma esa seriedad, que también es un rasgo humano tradicional del Piamonte. Con el cambio al siglo dieciocho, una edad de oro para las artes comenzó en la región subalpina, que realmente parecía ir a la par con la consolidación del prestigio de la Casa de Saboya. Vittorio Amadeo II, quien durante muchos años había apoyado el carácter italiano de su dominio contra Francia, quien se convirtió en Rey de Sicilia en 1713, convoca a algunas de las más grandes personalidades artísticas de la época a la corte, para dar dignidad real a las residencias saboyanas.
A lo largo del siglo XVIII hubo un aumento gradual, en el ritmo del movimiento que conduciría a la constitución del Piamonte (gracias a la perspicacia política mostrada por los miembros de la casa reinante de Saboya) como un estado sólido, aunque pequeño e independiente que pronto pasaría a convertirse en el árbitro de futuros eventos en Italia. Culturalmente, sin embargo, su proximidad a Francia (Saboya, hogar de la casa gobernante, extendida en territorio francés) fue sin duda la consecuencia que tanto influyó en la corte y la aristocracia piamontesa. En el siglo XVII, la obra de Guarino Guarini (1624/1683) ya había acostumbrado a Turín y a las otras ciudades principales del Piamonte al estilo Barroco. Aunque en términos de diseño urbano, primero Filippo Juvarra (1678/1736) y después de él Benedetto Alfieri (1700/1767) y Bernardo Antonio Vittore (1705/1770) fueron claramente influenciados por sus vecinos franceses, pero esto, fue atenuado por la falta de ostentación, que fue una característica distintiva de la tradición piamontesa. La estabilidad política y el posterior bienestar económico que creó hizo que el Piamonte fuera más receptivo de inmediato, que otras regiones a las nuevas ideas que venían de París. Bajo Vittorio Amadeo II (1675/1730) y Carlo Emanuele III (1730/1773) se emprendió un trabajo para restaurar el Palazzo Reale en Turín y los castillos de Rivoli, Moncalieri y Venaria, y crear la joya de la corona del Rococó piamontés el pabellón de caza en Stupinigi. Esto provocó no solo una necesidad genuina, sino también un entusiasmo por diseñar muebles nuevos y renovar los muebles existentes en los austeros palacios del siglo XVII, siguiendo las delicadas y elegantes líneas requeridas por los nuevos gustos.
En 1714, Filippo Juvarra llega a Turín, quien no solo da la impresión de su brillante personalidad a la arquitectura de Turín del siglo, sino que también diseña decoraciones de interior y los muebles de estas estancias, muebles ejecutados bajo su "superintendencia" por expertos ebanistas, tal como los Prinotto o Piffetti, y muchos otros cuyos nombres aparecen en los libros de contabilidad de la casa de Saboya. El propio Juvarra como arquitecto de la corte, no estaba anteriormente a su estancia en Turín por diseñar muebles y decoraciones pero que ahora lo haría en sus interiores. Su sucesor, el conde Benedetto Alfieri también se interesó mucho en la decoración de interiores. En los palacios de Chiablese y Caroglio, él y sus colegas, el arquitecto y decorador Giovan Battiste Borra (activo 1747/1786) y el ebanista Francesco Bolgieri crearon un maridaje armonioso e imaginativo entre arquitectura y diseño de interiores.
Con demasiada frecuencia, los muebles piamonteses se consideraban incorrectamente como una versión provincial de su equivalente francés. No debe olvidarse que los libros de diseño de Juste-Aurèle Meissonier (1695/1750) publicados en París en 1734 y considerados como la "Biblia Rococó", fueron obra de un emigrante piamontés que se convirtió en diseñador, platero y decorador en la corte de Luis XV. La artesanía turinesa no solo fue imaginativa sino también hábilmente ejecutada, gracias a un riguroso programa de aprendizaje en Turín de la “Universita dei Minusieri”. Se diferenciaba del trabajo de los artesanos venecianos, que era más elegante pero menos preciso en su acabado. El mobiliario piamontés, que en el siglo XVII era bastante pesado en su forma y decoración, se hizo más elegante en el siglo XVIII. Las dos razones principales para este cambio fueron la influencia del estilo francés y la arquitectura de Juvarra, quien se educó en Roma durante el período Barroco tardío. Estas influencias fueron atenuadas por la moderación y el equilibrio de los fabricantes de muebles locales. En el siglo XVII, los artesanos piamonteses usaban nogal natural, pero en el siglo XVIII se introdujeron maderas exóticas. Sus colores contrastantes resaltarían las delicadas incrustaciones, que a menudo estaban adornadas con láminas de carey, nácar o marfil, lo suficientemente finas como para adherirse perfectamente a la curva múltiple de la superficie de los muebles. En los salones más majestuosos utilizados para el entretenimiento, se preferían los muebles dorados, para habitaciones en las que la iluminación era escasa, y en las que se hacía vida nocturna, muebles hechos de maderas suaves y blandas muy adecuadas para la talla, como el álamo o el tilo. En habitaciones menos formales, el uso del dorado se limitaba a resaltar los tonos pálidos de las lacas. Los muebles lacados en Piamonte eran menos fantasiosos que en Venecia, pero se trabajaban con más cuidado. La delicada decoración floral se alternaría en tonos crema pálido o azul celeste en motivos de bajorelieve modelados en yeso y dorados. El interés por las "chinoiseries" penetró incluso en las ideas del artesano piamontés más sombrío. Juvarra utilizó ejemplos de este género para el estudio en el Palazzo Reale en Turín, donde la auténtica laca oriental negra y roja se destacó en oro. Una conexión natural entre los muebles franceses y piamonteses de la más alta calidad fue la presencia de monturas de bronce dorado, que se aplicaron a los frentes y costados de diferentes muebles. Las asas y manillas, cerraduras, placas de bocallaves, conteras, y las cantoneras que fueron montadas en las esquinas de las patas de los muebles, piezas que fueron diseñadas por broncistas con una habilidad rara vez vista en las otras regiones italianas. El maestro indiscutible de este oficio fue el Turinés Francesco Ladatte (1706/1787) quien, en sus numerosos viajes a París, no solo adquirió estas habilidades, sino que incluso pudo competir con los maestros artesanos franceses.
Las sillas Rococó típicamente piamontesas tenían patas en formas arqueadas en curvas cóncavo convexas, pero de una curvatura bastante moderada, que terminaban en pies de pezuña o tacones. Los asientos más grandes estaban dorados total o parcialmente, mientras que las sillas para uso diario se dejaban en madera natural. Los sillones seguían la forma y el diseño francés, pero la forma de los sofás era más original. Estos estaban tapizados y tenían brazos muy anchos que flanqueaban un respaldo en forma de abanico. Los modelos con respaldos calados sin tapizar y dorados no perdieron ninguna riqueza decorativa mediante el uso de líneas innecesariamente excesivas. Durante la primera mitad del siglo XVIII, la superficie del frente serpenteante, pero suave, de la parte superior de las cómodas con tres cajones y patas de pezuña, revelaron el espíritu Rococó de estas piezas. Hacia la segunda mitad del siglo las versiones de dos cajones por lo general tenían patas alargadas y lograron una mayor delicadeza. La primera mitad del siglo también vio el gran éxito de una versión con sólo un ligero abombamiento en el frente y con los costados planos, al estilo de Piffetti. Sin embargo, estos tipos de cómodas se enriquecieron con incrustaciones de maderas finas, marfil, carey, nácar y hueso, sin necesidad de agregar ningún metal. Las cómodas menos importantes y provinciales continuaron hechas a base de madera de nogal, y una decoración tallada, o con incrustaciones, esta madera tenía una terminación a base de una capa de cera, que la recubría. En estos tipos de cómodas, todavía se encuentra el siglo XVIII en plena floración, ya que tenían el típico frente dentro de un contorno tallado que, en siglos anteriores, gracias a las diferencias expresadas en el motivo central, había caracterizado a las diversas regiones del Piamonte. Sin embargo, la silueta de estos frentes de muebles ahora adquiría unas ondulaciones más pronunciadas, mientras que el conjunto estaba tallado en un relieve mucho más leve y la decoración tendía cada vez más hacia la rocalla.
Los ejemplos más interesantes de muebles, están en las piezas hechas en dos cuerpos, fueron pequeños escritorios (secreteres) cuya sección superior, destinada a libros quedaba cerrada con puertas, o con los estantes abiertos, este cuerpo superior, más estrecho de costado y a veces de frente, parecía bastante separado de la puerta inclinada y abatible a posición horizontal por medio de unas bisagras debajo. A través de las demandas de comisiones reales, Piamonte se convirtió en un área de producción de piezas prestigiosas para la corte, lo que hizo famosos a los ebanistas como Piffetti y Prinotto.
Pietro Piffetti fue ebanista de la casa real desde julio de 1731. Probablemente nació en el Piamonte alrededor de 1700, pero fue llevado a Roma, y fue a partir de este trasfondo romano que el artesano, que durante cuarenta años trabajó para la Casa de Saboya, desarrollo su increíble exuberancia decorativa. Aunque respetaba los ejemplos franceses, pudo imponer su propia impronta personal en su trabajo. Para chapear sus piezas, solo usó maderas exóticas, en su período inicial usó el negro de ébano como su color base. En años posteriores, sin embargo, prefirió los tonos más cálidos de la madera de nogal y palorosa, con las cuales creó una marquetería de asombroso virtuosismo técnico que con un solo motivo cubría por completo, casi obsesivamente, toda la superficie del mueble. Escenas de caza, paisajes y figuras danzantes surgieron de una red de cintas, guirnaldas, cabezas de flores y hojas con incrustaciones de marfil, hueso y nácar. A menudo, estas decoraciones se completaban con patas cubiertas de aplicaciones doradas, bocallaves, tiradores, asas y monturas de bronce hechas por Francesco Ladatte y Giovanni Venosta. Además de un breve período en Roma, poco antes de 1750, las actividades de Piffetti se centraron casi exclusivamente en Turín, donde realizó una increíble cantidad de piezas de alta calidad: "prie-dieus" (oratorios y reclinatorios), armarios de dos cuerpos, librerías y gabinetes de medallas de grandes proporciones, numerosas cómodas, banquetas, escabeles y varios objetos más pequeños como marcos y espejos, cajas de reloj e incluso 24 escupideras para el castillo de Moncalieri. Las piezas más importantes de Piffetti son fácilmente de datar y de reconocer su autoría, ya que a menudo insertaba la fecha en la cartela incrustada que llevaría su firma y, a veces, el destino de la pieza.
Aunque la fecha de nacimiento de Luigi Prinotto es incierta, definitivamente trabajó en Turín entre 1722 y 1733. No se sabe nada de sus años de formación, pero las primeras piezas que creó para la Casa de Saboya revelaron su madurez y sus increíbles habilidades en las técnicas de marquetería. Mostrando menos imaginación que Piffetti, su estilo excesivamente decorativo nunca fue tan lejos como para traducir sus diseños de muebles, que inicialmente fueron inspirados por Luis XIV, pero luego evolucionaron hacia las formas más curvas y delicadas del Rococó, como el "escritorio de caza" en el “Museo Civico d'Arte Antica” de Turín o el escritorio con escenas del asedio de Turín del “Palazzo Reale” en Turín. Mediante el uso de la marquetería, combinada con materiales exóticos, bandas de nácar, marfil y latón, logró la armonía cromática, y sus decoraciones siempre parecían proporcionales al espacio que iban a ocupar en la superficie del mueble. Para sus escenas figurativas, encerradas en cartelas ovales multilíneas, a menudo usaba dibujos del artista Pietro Domenico Oliviero (1679/1755) o Francesco Beaumont (1694/1766). Sus decoraciones de hojas y ramas entrelazadas, de flores y celosías, eran más personales. Al igual que Piffetti, Prinotto trabajó bajo la supervisión de Juvarra, quien parecía saber cómo usar sus talentos individuales al máximo. La moda en el Piamonte por los motivos de chinoiserias lacados, se estableció rápidamente, y algunas "piezas", como mesas, puertas exteriores, etc., dan testimonio de una interpretación agradable de nuestro Lejano Oriente. Junto a los muebles lacados con motivos diversos y exóticos, también debe recordarse el llamado "arte povera", que consiste en la aplicación de estampas fijadas a los muebles por capas de barniz, y que también tuvieron cierta difusión en el Piamonte. Siempre alerta a los cambios de gusto en Versalles, Turín abrazó el neoclasicismo tempranamente, pero lo reformuló. El gusto por lo antiguo, aliviado de la "carga" de la arqueología, conservaba algunas huellas de la frivolidad Rococó, los frisos griegos en yeso tallado rebordeados, eran la crema de la nueva inspiración, representada con los fondos lacados de color verde pálido y azul pastel, que pronto reemplazarían a la talla de la rocalla.
En la segunda mitad del siglo XVIII, el neoclasicismo pronto se estableció también en Turín, que, sin embargo, más que de la influencia directamente derivada de los conocidos hallazgos arqueológicos de Herculano y Pompeya, fue más sensible a la interpretación que el estilo francés "Luis XVI" había dado del neoclasicismo, en el que los motivos inspirados en la antigüedad clásica parecen estar mediados por una sensibilidad que todavía es típicamente del siglo XVIII; que transforma el carcaj, las ánforas, hojas de acanto, palmetas, en agradables temas de sabor arcaico. Una característica típica piamontesa para el sofá era el motivo de un medallón, que se colocaría en el centro del respaldo. Más popular en el Piamonte que en cualquier otra región fue la cómoda semioval, que estaba adornada con marqueterías a partir de chapas de maderas preciosas e incrustaciones. Al ignorar las subdivisiones de cajones y compartimentos, se dispone de una superficie en la que pueden desarrollar libremente escenas figurativas o marquetería geométrica. A finales de siglo, la marquetería tenía su principal representante en el vercelles, Ignazio Revelli, que realizaba espléndidas cómodas, stipos y mesas decoradas con marqueterías representando motivos de gusto neoclásico típico, como paisajes con arquitecturas y ruinas de edificios clásicos, marqueterías en colores de tonos bajos, particular eficacia decorativa.
Las superficies despejadas de relieves, molduras o tallas del estilo neoclásico inspiran a los ebanistas como Ignazio Revelli (1756/1836) y su hijo Luigi (1776/1856) para crear verdaderas "pinturas de marquetería" de paisajes, ruinas escénicas y perspectivas arquitectónicas, tomadas de sus propios dibujos, o más frecuentemente, de acuarelas o grabados de artistas notables de la época como Piranesi, los esfuerzos de Revelli, similares a los de Giuseppe Maggiolini (1738/1814) en Lombardía, representaron un período de transición de Luis XVI al siglo XIX. Líneas rectas, madera lacada color marfil o verde claro con dorado, repertorio de decoraciones clásicas son las características de los muebles de esta época en la que el nombre más importante está compuesto por Giuseppe Maria Bonzanigo, quien interpretó para las "piezas" de elegancia refinada de Saboya. aprovechando los recursos de la talla y de las aplicaciones de "pastiglia" en colores claros. Del mismo modo que Pietro Piffetti fue el principal exponente del estilo Rococó piamontés, Giuseppe Maria Bonzanigo (1745/1820), tallista oficial de madera y diseñador, también oficial de la corona, jugó un papel importante en la definición del estilo Luis XVI en el Piamonte. Sin embargo, su clasicismo se expresó en la claridad de la estructura arquitectónica de sus muebles, realzada por la rica indumentaria decorativa con sus motivos "al antica". Su habilidad y precisión en el tallado lo ubicaron directamente en línea con el vocabulario expresivo del próximo siglo.
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La Principessa di Francesco Laurana e altre opere bruciate a Berlino 75 anni fa - Neville Rowley ... See MoreSee Less

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TG1 servizio sull'Atlante 2020 ... See MoreSee Less

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FALSI, COPIE, REPLICHE ... See MoreSee Less

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VIDEO-PERIZIE e CONSULENZE PATRIMONIALI.
Siamo soddisfatti dell’avvio di tale percorso di video-perizia a distanza di due mesi, dopo innumerevoli richieste, sempre più interessate da parte di un pubblico, principalmente privato, che desidera stimare i propri beni d’arte e d’antiquariato ereditati soprattutto ai fini di consulenza per le successioni patrimoniali, spesso generando frequentemente luogo a contenziosi lunghi ed emotivamente molto faticosi per le parti che in genere sono legate da vincoli familiari molto stretti.
E’ una scelta saggia quella di pianificare per tempo la propria situazione patrimoniale, tenendo conto di desideri, aspirazioni e percorsi di vita dei propri cari prevenendo liti e dissapori futuri. In quest’ottica si trovano le soluzione adatte alle diverse esigenze con equa distribuzione dei valori mobiliari di cui arredi vari, dipinti , mobili, argenti, gioielli , suppellettili e oggetti d’arte vari auto e moto d’epoca ecc..
Tale documento dattiloscritto e fotografico coadiuvato nei preliminari da una video - perizia, sarà legalmente riconosciuto sotto forma di perizia asseverata presso il Tribunale d’appartenenza (Torino).
Inoltre il suddetto e necessario documento verra’ fornito anticipatamente al notaio che riceverà il compito di svolgere le rituali pratiche di successione.

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⬇️ Video esplicativo sulla video-perizia a distanza.
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Pietro Piffetti (Torino, 17 agosto 1701 – Torino, 20 maggio 1777). ... See MoreSee Less

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Foto del diario ... See MoreSee Less

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SANTUARIO DI VICOFORTE (CN) ... See MoreSee Less

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SCOPERTA ARCHEOLOGICA IMPORTANTE.... !! 🤩🤩 ... See MoreSee Less

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#almuseolostesso - Le tavole imbandite del Settecento ... See MoreSee Less

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#almuseolostesso - La Porcellana ... See MoreSee Less

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Foto del diarioCamille Claudel (1864-1943)

"Buste d'Auguste Rodin", 1888-89
bronze
40,7x25,7x28 cm
Musée Rodin, Paris

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Foto del diario"Madonna di Guastalla" opera di Guido Mazzoni nella pieve dei Ss. Pietro e Paolo di Guastalla.

L'immagine mostra la scultura dopo il restauro eseguito da Giuseppe Billoni di Mantova. Un lavoro certosino con la ricostruzione di una delle falangi della mano destra e il ricollocamento di un'altra falange della stessa mano. Intervento ricostruttivo per il manto della Vergine a cui è stato riapplicato l'effetto argenteo.

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Per #dentrolopera oggi vi raccontiamo di una splendida Fontana da tavola, recentemente acquisita dal museo, in porcellana cinese d'epoca Kangxi, (1662-1722) montata su bronzo dorato. Il prezioso oggetto è quello che negli inventari storici veniva definito “surtout de table” e veniva impiegato per decorare le tavole. Il vaso, dal corpo esagonale, è della tipologia “famiglia verde”, secondo il termine coniato nel 1862 da Albert Jacquemart and Edmond Le Blant per indicare un gruppo di porcellane caratterizzato da smalti policromi sopra coperta, tra i quali prevale il verde in diverse tonalità; a questo colore si aggiungono il giallo, il rosso ferro, il blu, il nero, il melanzana, e a volte l’oro. Il particolare motivo decorativo, che percorre la superficie, viene definito delle Cento Antichità e consiste nella rappresentazione di oggetti rituali o simbolici: tra quelli raffigurati, si distinguono le piume di pavone (che rappresentano la Regalità), alcuni vasi (la Pace) e dei fiori (la Bellezza e l’Armonia).
La base, lavorata nelle tipiche forme a rocaille, è impreziosita da inserti a foggia di piante d’acqua dolce.
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Omaggio al pittore René Magritte, il maestro del surrealismo.

# AntichitaMassimilianoFiorio #ReneMagritte
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Oggi sul settimanale LUNA NUOVA (zona Ovest di Torino) viene riconosciuta con piacere la mia attività di Perito Esperto d’Arte, consolidando un modello di idee innovative aperte e disponibili al momento contingente.
Spesso la digital trasformation è intorno a noi, ma siamo troppo impegnati per accorgercene.

(Video-perizie) ..👉🏻https://m.youtube.com/watch?v=oo98k2qp9GA

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Oggi sul settimanale LUNA NUOVA (zona Ovest di Torino) viene riconosciuta con piacere la mia attività di Perito Esperto d’Arte, consolidando un modello di idee innovative aperte e disponibili al momento contingente.
Spesso la digital trasformation è intorno a noi, ma siamo troppo impegnati per accorgercene.

(Video-perizie) ..👉🏻https://m.youtube.com/watch?v=oo98k2qp9GA

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Come è evidente l’attuale emergenza epidemiologica non consente, nei fatti e allo stato attuale, i sopralluoghi con presenza diretta del Perito presso i siti ove vi siano dei beni mobili oggetto di stima.
Tale circostanza determina quindi la necessità di metodologie diverse per la visita tesa alle procedure di stime e perizia come ultimo fine per il committente, così sfruttando al massimo le moderne tecnologie e disponendo di un’interfaccia utente molto intuitiva.
Questa metodologia di “video perizia-geolocalizzata” viene utilizzata soprattutto nelle stime e perizie a distanza. Per queste necessità, viene impiegata la tecnica della videochiamata (con whatsapp ) rendendo così agevole tutta la procedura , con ulteriore ripresa di fotografie dello schermo (screen shot) da inserire nella relazione finale.

Chiunque si trovi nella necessità di dover far valutare dei beni sia propri che ereditati deve rivolgersi rigorosamente alla figura professionale del Perito, verificando che sia regolarmente iscritto all’Albo professionale del Tribunale di competenza per
ottenere un responso del tutto legale. Inoltre la perizia specifica richiesta può essere anche asseverata presso il Tribunale.

▶️ Il video sottostante esemplifica la metodologia

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Tutto ciò che non abbiamo oggi, non lo abbiamo avuto ieri e non lo avremo domani. Si chiama stabilità economica... 😩🥂👍 ... See MoreSee Less

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Michele Antonio Rapous
(TORINO 1733 - 1819). #MicheleAntonioRapous #stilllife #Naturamorta #antichitamassimilianofiorioTorino #www.antichitafiorio.com
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Nel riordino della mia libreria ho trovato un libro già letto con molto da offrire: è un toccasana, fa riscoprire tempi andati se ben ricordo all’epoca del liceo. Tale libro mi dà la spinta a continuare a legge e a riprendere anche ad anni di distanza per la terza volta, una lettura sui procedimenti di composizione pittorica, una storia ricca di emozioni, fonte di realtà un ideale di bellezza e armonia divina o “sezione aurea”così denominata da Leon Battista Alberti.
Ci sono momenti in cui dalla lettura si può trarre ciò che dalla vita quotidiana attuale non si riesce a ottenere, specialmente se di portata epocale come quello che stiamo vivendo in questo momento.

Il libro si intitola “ LA GEOMETRIA SEGRETA DEI PITTORI ”
Una magnifica cronistoria dei procedimenti di composizione pittorica dal Medioevo ai giorni nostri, con un'esaustivo panorama iconografico.
L’arte del pittore ha inizio con la costruzione dell’opera; da ciò Bouleau elabora una cronistoria esauriente dei procedimenti di composizione pittorica. Dopo aver studiato la scala e la prospettiva monumentale, dalla chiesa romanica all’arte barocca, l’autore analizza i procedimenti compositivi in epoca medievale: un metodo sostanzialmente geometrico, basato sulla proporzione aurea e la simmetria.
Passando al Rinascimento, analizzando le opere di grandi artisti, compare invece una costruzione di tipo aritmetico che riprende le leggi della musica. Vengono inseguito le composizioni dinamiche dei manieristi e dei barocchi e l’ultimo secolo e mezzo con le impaginazioni originali in Degas o le sintesi di luce e geometria in Seurat e Cézanne.
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#GAMconTE - episodio 47 - Nei depositi: Aracne ... See MoreSee Less

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Foto del diarioCesar Santiano (Buenos Aires, 1886 - Torino 1919)

"L'Alpe", 1916

"...Altro tema nodale è il simbolismo bistolfiano dell’Alpe, sofisticata trasfigurazione dell’archetipo femminino, inteso sia come proiezione della musa delle vette sia come allegoria della Bellezza liberata dalla Materia: su questo soggetto si cimentano César Santiano e Arturo Stagliano, autori di forte carattere e solo parzialmente legati al cosiddetto bistolfismo."

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