pittori xix e xx secolo

AJMONE LIDIO

 

TORINO, PIEMONETE, VISTA PANORAMICA

TORINO

(Coggiola, Biella, 10 aprile 1884 – Andezeno 1945).

Al seguito del padre notaio, si trasferì a Torino, dove frequentò l’Accademia Albertina ed, in seguito, fu allievo di Vittorio Cavalleri.

Espose sempre alla Promotrice, al Circolo Artisti e Amici dell’Arte della città sabauda e qualche volta a Milano, a Genova, a Casale ed a Novara.

Prese parte alla grande guerra come capitano del 3° Alpini, fu ferito e decorato.

Nel 1925 si recò in Somalia col Governatore De Vecchie dove realizzò vari lavori interessanti.

Tra i ritratti si ricordano: i ritratti dei “Sovrani d’Italia”, il ritratto di “S. E. Benito Mussolini” e quello del “Duca degli Abruzzi”.

 

 

ALBERTINI LUIGI

 

Padova, Musei Civici Eremitani

Musei Civici di Padova

(Padova 1830 – 1868).

Allievo dell’Accademia di Venezia.

Eseguì pochi lavori, in quanto fu travolto dalla passione per il Risorgimento italiano.

Combattè sugli spalti di Venezia e di Roma.

Di lui si possono ricordare i seguenti lavori: “Il trionfo della Croce”, conservato nella chiesa di Sant’Andrea a Padova e il “Ritratto di Carlo Alberto”, collocato nel Museo Civico padovano.

 

 

ALBERTI ACHILLE

 

Achille Alberti pittore e scultore

ACHILLE ALBERTI, “Testa di maniscalco”, 1900 circa, Galleria d’Arte Moderna di Milano

(Milano 12 marzo 1860 – Lentate sul Seveso 15 luglio 1943).

Studiò all’ Accademia di Brera, dove ebbe come compagni Magni e Ripamonti e dove fu, successivamente, docente.

Fu un abile scultore, trattando principalmente temi sociali, e numerosi suoi lavori si trovano al Cimitero Monumentale di Milano.

In pittura trattò i generi del paesaggio, della natura morta e del ritratto, a cui affiancò l’attività di disegnatore per opere litografiche.

Nel 1891 ricevette due premi alla Triennale di Milano per la scultura bronzea “Ignavia”, basata su temi danteschi, oggi conservata a Villa Ottolini a Busto Arsizio. Nel 1900 partecipò all’ Esposizione Universale di Parigi.

All’inizio del XX secolo Alberti realizzò un bassorilievo che riproduceva fedelmente il progetto neogotico di Giuseppe Brentano per la facciata del Duomo di Milano e che venne collocato all’interno della chiesa.

Nel corso della sua vita ottenne numerosi premi e riconoscimenti e nel 1930 gli venne dedicata una retrospettiva alla Galleria Pesaro di Milano.

ALBERTAZZI ARTURO

Ghiffa, località sul Lago Maggiore

Ghiffa, Lago Maggiore

(Vogogna, Novara, 1° febbraio 1881 – Ghiffa, Verbano – Cusio – Ossola, 15 novembre 1917).

Studiò a Milano all’Accademia di Brera fino al 1904 sotto la guida di Cesare Tallone.

Si dedicò particolarmente alla figura, preferendo rappresentare la vita semplice della campagna.

Alla Galleria d’Arte Moderna di Milano sono conservati alcuni suoi quadri quali: “Frutti maturi”, “Fanciulla cieca” e “Vecchia contadina”.

 

 

 

ALBERICI AUGUSTO

 

Facciata Accademia di San Luca

Roma, Accademia di San Luca

(Roma settembre 1846 – 1 gennaio 1922)

Studiò all’Accademia di San Luca e fu allievo del Togliatti e del Coghetti.

Svolse il suo maggior lavoro nel commercio delle antichità.

Tra le sue opere si possono ricordare: “La neve”; “Anticoli”; “Il ritorno dalla campagna”; “Il passaggio del Rubicone” e “La battaglia di Crescentino”.

 

 

ALBERI FRANCESCO

 

Francesco Alberi pittore

FRANCESCO ALBERI, “Madonna con il Bambino”

(Rimini 3 marzo 1765 – Bologna 24 gennaio 1836).

Studiò all’Accademia di San Luca a Roma col Covi.

Terminati gli studi si recò a Londra per perfezionarsi.

Si dedicò soprattutto alla pittura storico – classica e fu un ritrattista molto attivo.

Eseguì affreschi in palazzi e chiese.

A Forlì, nella chiesa di Santa Maria, è conservato un suo quadro religioso.

Il Re d’ Olanda acquistò una “Sacra Famiglia”.

Nella villa Sommariva sul lago di Como è conservato il quadro “Il riconoscimento del giovane Achille”.

Nel 1799 divenne professore di disegno a Rimini.

Nel 1803 si trasferì a Bologna come insegnante di pittura all’Accademia; dal 1806 fino al 1810 insegnò a Padova.

Ritornato a Bologna, riprese la cattedra precedente che tenne fino alla morte.

 

 

 

 

 

 

ALBERI CLEMENTE

Pittore Clemente Alberi

CLEMENTE ALBERI, Ritratto della contessa Ersilia Turrini Marsili

(Ferrara 1812 – 1864).

Figlio di Francesco.

Fu un abile decoratore.

Eseguì una teoria d’angioli nella cupola della chiesa di San Domenico in Bologna.

In seguito la sua attenzione venne attratta dalla scuola bolognese secentesca dei Carracci di cui egli riuscì ad essere uno dei più felici imitatori.

La copia delle “Mendicanti” del Reni, opera conservata a Santa Maria della Pietà in Bologna, e la copia della “Comunione di San Gerolamo”, sono una conferma di come egli assimilò la maniera della scuola bolognese dei Carracci.

Alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna è custodito il “Ritratto di Pio VIII”, lavoro che, pur eseguito in giovane età, non manca di abilità pittorica.

 

 

ALBE’ GIACOMO

 

Giacmo Albè pittore

GIACOMO ALBE’, Ritratto di Luigi d’Arco.

(Viadana, Mantova, 18 luglio 1829 – Milano 1893).

Trattò ogni ramo della pittura, ma soprattutto si dedicò al ritratto, nel qual genere ebbe più fortuna che merito.

Partecipò a numerose mostre milanesi.

Fra i suoi ritratti si possono ricordare: Ritratto del senatore Arrivabene”, “Ritratto di bimba”, “Il bimbo della contessa Sola Busca”e Ritratto di Gentiluomo”, di proprietà della contessa Magnaguti Revedin, che fu esposto a Bologna nel 1888.

 

ALBASI GAETANO

Piacenza, Emilia Romagna

Piacenza

(Piacenza 1775 – Parma 14 dicembre 1847).

Nella città natale fu allievo dell’Istituto Gazzola ed accademico d’onore all’Istituto di Belle Arti a Parma.

La sua mano tecnicamente felice lo fece distinguere, in particolare, nella riproduzione delle opere dei grandi maestri del passato quali Raffaello, Tiziano, Correggio.

Eseguì molti lavori per la nobile casa Sanvitale di Parma.

Condusse un’esistenza schiva e isolata nella città di Parma in cui morì nel 1847.

ALBANO MARIO

Albano Mario nel suo studio a Torino

Albano Mario nel suo studio di via Duchessa Jolanda a Torino

(Torino il 27 luglio 1896 – 1968 ).

Autodidatta.

Espose la prima volta nel 1925 agli «Amici dell’Arte» a Torino e nello stesso anno alla Promotrice di Belle Arti di Torino presentò il “Ritratto della madre”.

Prese parte in seguito a numerose collettive: mostre piemontesi, mostra del Paesaggio a Bologna ed a Milano.

Tra i suoi lavori si possono ricordare: “Ritratto del padre”; “Funerali di San Francesco”; “Crepuscolo della vita”; “L’Incontro”; “Notte di mistero”; “La cena dei pescatori”; “L’Altipiano di Sáuze d’Oulx” e “Il Visionario”.

Pur dedicandosi sia al paesaggio che alla figura, sentì per quest’ultima una particolare disposizione.

ALBANESI GIUSEPPE

Veduta della città di Napoli, Campania

Veduta fotografica della città di Napoli

(Napoli 3 aprile 1856 – ?)

Ritrattista e miniaturista.

Nel 1872 alla Esposizione della Promotrice «Salvator Rosa» di Napoli si ammirarono due sue miniature: “Madonna col Bambino” e “Beatrice Cenci”.

A Torino nel 1883 espose “Lydie” e nel 1898 espose una miniatura su avorio dal titolo “Ebe”.

La maggior parte della sua produzione però non figura in mostre nazionali od internazionali. Ebbe una committenza soprattutto estera.

AJOLFI ELIA

 

Bergamo, città della Lombardia

Bergamo

(Bergamo 7 aprile 1878 – Lodi 12 giugno 1906).

Fu principalmente scultore.

Esistono però diversi suoi lavori pittorici fra cui “Ritratto di bambina”, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Milano.

AIRAGHI LEONARDO

 

(Milano 6 febbraio 1871 – Intra 27 aprile 1900).

Figlio dello scultore Tommaso.

Studiò all’Accademia di Brera, a Milano, sotto la guida di Giuseppe Bertini.

Trattò diversi generi della pittura: paesaggio, figura e decorazione murale.

Vinse una medaglia di bronzo ai saggi finali dell’Accademia di Brera.

Un suo quadro, “Sfogliando vecchi giornali di mode”, fu esposto all’ Esposizione dell’Ottocento Lombardo, che si tenne a Milano nel 1900.

 

 

 

AGUIARI TITO

 

AGUIARI TITO

AGUIARI TITO, Ritratto del barone Pasquale Revoltella, 1862 (Trieste, Museo Revoltella).

 (Adria 1834 -Trieste 2 novembre 1908).

Frequentò l’Accademia di Venezia dalla quale uscì, dopo alcuni anni, col titolo di professore di disegno.

Vinto il concorso per la cattedra alla Scuola Tecnica Comunale di Trieste, rivestì questa carica per circa un trentennio, sempre amato e stimato dai suoi allievi, fra i quali ci fu anche il martire triestino Guglielmo Oberdan.

Eseguì molti quadri ad olio tra i quali si possono ricordare: “Sant’Antonio da Padova”, bellissimo, regalato dall’autore alla Pia Casa di Ricovero di Adria, ed ora conservato nella chiesa di Sant’Andrea di quella città, datato al 1858, ora nel Museo di Padova; un paesaggio e numerosi ritratti del barone Pasquale Revoltella, fondatore del Museo di Trieste, nella casa dei nobili Tretti in Adria.

A Milano, presso il violinista Tretti, si trova un dipinto ad olio rappresentante tutta la famiglia Tretti, eseguito tra il 1860 e il 1870.

“Il ritratto del barone Alfredo Morpurgo” e due acquerelli storici sono conservati da questa famiglia.

Nella Biblioteca Nazionale di Vienna è conservato “Lo sbarco della salma di Massimiliano del Messico a Trieste”.

 

 

 

AGUIARI GIUSEPPE

BUENOS AIRES, Museo Fernandez Blanco.

BUENOS AIRES, Museo Fernandez Blanco.

(Venezia 1840 – Buenos Aires ottobre 1885).

Frequentò nel 1860 l’Accademia di Venezia e poi la scuola di Trieste, diretta dal fratello Tito; lavorò a Venezia per la contessa Pisani e ad Adria per i nobili Zorzi (che conservano tuttora parecchi suoi lavori) soprattutto come acquerellista di paesaggi.

Espose in Egitto, a Londra e a Parigi.

All’ età di circa trent’anni seguì un ricco spagnolo in Argentina, dove insegnò e lavorò riscuotendo grande successo.

Al Museo Fernandez Blanco di Buenos Aires sono conservate molte sue opere fra le quali “Jugando a la taba”.

Un ritrattino ad acquerello, eseguito nel 1866, si trova ad Adria in Casa Tretti e uno è a Padova al Museo Civico.

I suoi lavori chiari e minuti si collocano stilisticamente fra il quadretto di genere all’aria aperta e il paesaggio e hanno un sottile gusto descrittivo di piacevoli e ariose vignette.

AGUGLIA PIETRO

AGUGLIA PIETRO, "Ritratto di Giovanni de' Medici".

AGUGLIA PIETRO, “Ritratto di Giovanni de’ Medici”.

 (Termini Imerese 11 aprile 1881 – Palermo 1965)

Buon ritrattista svolse la sua attività a Milano.

Il suo dipinto “Ritratto di Giovanni de’ Medici” è custodito presso le Raccolte dell’Ospedale Maggiore di Milano.

AGRICOLA LUIGI

(Roma 1750 – 1820 circa).

AGRICOLA LUIGI, "La Madonna con il Bambino e San Giovannino".

AGRICOLA LUIGI, “La Madonna con il Bambino e San Giovannino”.

Padre di Filippo.

Fu allievo dell’Accademia di San Luca e del maestro Unterberg.

Per il Quirinale dipinse il quadro ad olio raffigurante “Orazio Coclite” ed uno a tempera che rappresenta “Giustiniano che legge le Pandette”; un “Sant’Antonio dei Portoghesi” eseguito nel 1801, ed una “Santa Elisabetta”, su bozzetto di Giuseppe Cades.

Fu professore e direttore dell’Accademia di S. Luca.

AGRICOLA FILIPPO

AGRICOLA FILIPPO, "Ritratto di Costanza Perticari Monti".

AGRICOLA FILIPPO, Ritratto.

(Urbino 22 aprile 1795 – Roma 3 dicembre 1857).

Fu allievo del padre Luigi, professore all’Accademia di San Luca a Roma e intimo amico di Antonio Canova.

Ottenne molte commissioni per ritratti da parte di casate italiane e straniere con i quali raggiunse una certa fama, in particolare per la figlia di Vincenzo Monti “Costanza Perticari Monti” (Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma) il cui ritratto venne cantato dal padre nel sonetto Più la contemplo, più vaneggio in quella (1822).

Tra le sue opere si possono ricordare: “Dante e Beatrice”; “Petrarca e Laura”; “Ariosto ed Alessandra”; “Tasso ed Eleonora” commissionati dalla duchessa di Sagari; “Giuditta che porta sopra un bacile la testa di Oloferne”; “Sacra famiglia” e L‘Assunta”; i cartoni per i mosaici della facciata della basilica di San Paolo in Roma; “Il Tasso accolto dal principe di Sant’Onofrio”; una lunetta nel Museo Vaticano e “Ritratto della principessa reale di Danimarca”.

Eseguì altri dipinti per le chiese di Sant’Onofrio e di San Giovanni in Laterano.

AGNESE GIOVANNI

(Milano 31 dicembre 1891 – ?).

MILANO, Duomo.

MILANO, Duomo.

Frequentò l’Accademia Albertina di Torino con Carlo Follini.

Trattò principalmente l’acquerello riproducendo il vero con sincerità armoniosa.

I generi preferiti da lui trattati furono la veduta, il paesaggio sia della montagna che del lago della vecchia contrada, sia dell’angolo fiorito.

Fu tra i fondatori dell’Unione Italiana Artisti ed esponente della corrente per il risanamento dell’arte moderna.

AGNENI EUGENIO

AGNENI EUGENIO, Busto al Gianicolo, Roma.

AGNENI EUGENIO, Busto al Gianicolo, Roma.

(Sutri 26 gennaio 1816 – Frascati 25 maggio 1879).

Fu affidato dal padre al pittore Erzoche, che lavorava a Roma; però poco tempo dopo passò nello studio del bergamasco Beretta; infine nel 1833, all’età di 17 anni, venne accolto nello studio del Coghetti.

Il suo primo lavoro fu un “San Giovanni” (1836) e di qui iniziò una fervida attività artistica.

Dipinse quadri ad olio e realizzò affreschi; trattò il soggetto sacro, profano, storico, mitologico, ecc… tutti con grande arte e profonda sapienza.

Nel 1850 espose a Genova quattro importanti quadri.

Nel 1855 espose a Parigi “Eva spaventata dalla vista del serpente”, dipinto che eseguì a Londra su commissione di Lord Dadrj.

Nel 1858 inviò al Salone di Parigi “Le ombre dei grandi fiorentini protestanti contro il dominio straniero”, attualmente conservato nel Museo Civico di Torino.

A Genova nel 1850 dipinse nel Palazzo Rocca quaranta affreschi raffiguranti “Le fasi della vita umana” e nel Palazzo Piuma “Il genio della libertà” in cui raffigura un’Italia trionfante per la sua libertà.

Lavorò alla cattedrale di Savona col maestro Coghetti.

A Firenze dipinse i ritratti della marchesa Corsi Salviati e di suo figlio, realizzò le opere “Sisto V benedice la crociata contro Maometto”; “La tortura di Galileo” e“La prima sensazione d’amore”.

Altre sue opere pregevoli sono: “Leonida alle Termopili”, di proprietà del duca Sforza Cesarini; “Un banchetto nuziale presso Lecco”; “Corsa sulla Senna” di proprietà del barone Riso di Palermo e “Le provincie italiane riunite in geniale convegno vedono approssimarsi la sorella Roma”.

Fu un ardente patriota, un prode soldato e partecipò ai fatti d’arme più importanti del Risorgimento

Fu amico e collaboratore di Giuseppe Mazzini con il quale ebbe una fitta corrispondenza, che documenta lo stretto legame tra i due. Insieme a Giuseppe Garibaldi partecipò nel 1866 alla spedizione nel Tirolo che ritrasse in alcuni acquerelli.

Nel 1849 si distinse nella difesa di Roma.

Caduta la città dovette andare in esilio.

Nel 1871, dopo avere tanto peregrinato, tornò alla sua diletta Roma, dove rimase, lavorando instancabilmente, sino alla morte.

AGNELLI FAUSTO

(Lugano, Svizzera, 12 settembre 1879 – Lugano, Svizzera, 17 febbraio 1944).

AGNELLI FAUSTO

AGNELLI FAUSTO

Uomo di vasta cultura, aperto a tutti gli stimoli artistici (Arte Egizia, El Greco, Giovanni Segantini, ecc…) e letterari (Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Oscar Wilde ed Edgar Allan Poe), sostanzialmente autodidatta , Agnelli fu un artista profondamente originale e vivacemente discusso. Riuscì ad unire all’ inesauribile fantasia formale e tematica uno straordinario talento di colorista.

Scene di carnevale con la loro falsa gaiezza, maschere veneziane, scene notturne, sono da lui interpretate con verità, sentimento e resa pittorica che ricordano alcune pitture spagnole.

Agnelli fu molto apprezzato in Italia, in Svizzera e a Londra.

Espose all’ Internazionale di Monaco nel 1909; a Lipsia nel 1914; a Ginevra nel 1920 – ’21; a Venezia nel 1926; alle Nazionali svizzere ed in numerose personali.

Tra le sue opere si possono ricordare: “Impressione carnevalesca” di proprietà della Confederazione Svizzera; “Le maschere”, esposta alla Nazionale Svizzera del 1925 ed acquistata dal Governo Federale per il Museo d’Arte di Ginevra; “Soirée settecentesca” e “Spettacolo di saltimbanchi” di proprietà del Museo di Belle Arti di Lugano; “Le maschere”, esposta alla Fiorentina primaverile del 1922; “Fantasie macabre” e “Poemetti carnevaleschi”, di proprietà del marchese Paolucci de’ Calboli; “Veglione”, di proprietà del barone Modica di San Giovanni; “Toilette macabra” e “Sera carnevalesca” di proprietà del conte Pignatti Morano.

Agnelli si cimentò anche nella scultura vincendo il concorso per il monumento all’aviatore Guex collocato al valico alpino del Gottardo.

AGLIO AGOSTINO

AGLIO AGOSTINO, "Autoritratto"

AGLIO AGOSTINO, “Autoritratto”

(Cremona 15 dicembre 1777 – Londra 30 gennaio 1857).

Apprese i principi dell’arte a Milano da Giocondo Albertolli, successivamente si perfezionò a Roma nella Scuola del rinomato paesista Campovecchio.

Visitò la Grecia e l’Egitto insieme all’architetto William Wilkins con il quale, trasferitosi a Londra nel 1803, collaborò alla pubblicazione intitolata «Magna Grecia». Nel 1805 si sposò con Letitia Clarke.

Eseguì molte apprezzatissime incisioni, che espose in varie occasioni alla Reale Accademia di Londra e che utilizzò nella pubblicazione «Raccolta dei fregi e dei motivi» e in quella «Antichità del Messico».

Decorò chiese, teatri e ville; realizzò paesaggi ad acquerello e due ritratti della regina Vittoria.

Nel 1849 venne colpito da una paralisi, ma continuò a lavorare con la mano sinistra.

Tra i suoi lavori si possono ricordare: l’affresco del soffitto della chiesa cattolica di Moor Fields rappresentante “Il Monte Calvario”; le decorazioni dell’Opera House, del

Drurj Lane e del teatro Olimpia di Londra.

Gli acquerelli il “Tempio della torre” e “Tivoli” sono conservati al Victoria and Albert Museum di Londra.

AGELLI PAOLO

(Forlì 9 gennaio 1778 – Forlì 12 gennaio 1841).

FORLI'

FORLI’

Studiò a Roma all’Accademia di San Luca sotto Vincenzo Camuccini.

Il Consiglio Generale di Forlì lo nominò professore di pittura scolastica nel locale Ginnasio, ruolo che ricoprì per molti anni con passione e professionalità.

Di povera famiglia, potè dedicarsi allo studio della pittura perchè il Consiglio Generale Forlivese lo scelse per usufruire di un assegno annuo istituito dall’ eredità Bonucci.

Il suo più bel lavoro si trova nella sala dell’antico Consiglio Provinciale di Forlì, rappresentante “Leena che si morde la lingua per non parlare al tiranno Ippia”, ossia un episodio della congiura di Armodio e Aristogitone. Questo dipinto eseguito nel 1818, è notevolmente importante per l’originalità compositiva, per la maestria grafica e per il vivace colorito.

Nella Galleria di Forlì esiste una “Santa Chiara”, che un tempo era sull’altare a sinistra della chiesa di San Sebastiano.

Dipinse in San Nicolò alla Rossa presso Forlì e nella chiesa di Sant’Andrea Avellino a Meldola.

AGAZZI RINALDO

AGAZZI RINALDO, "Autoritratto".

AGAZZI RINALDO, “Autoritratto”.

(Mapello, Bergamo, 30 ottobre 1857 – Bergamo 24 maggio 1939).

Fratello maggiore di Ermenegildo e suo maestro, studiò sotto la guida di Enrico Scuri all’Accademia Carrara di Bergamo dove espose nel 1879 il quadro “Il pane in due”, che conseguì il primo premio e fu acquistato dal conte Casati.

Trasferitosi a Roma, frequentò l’Accademia Libera diretta da Mino Maccari, dove si perfezionò.

Fu all’Accademia di Roma che Agazzi subì l’influenza dei grandi veristi napoletani, la quale, unita a quella dei lombardi, contribuì fortemente a sviluppare la sua personalità artistica.

Partecipò a numerose mostre in Italia ed all’estero dove le sue opere furono sempre giudicate, a ragione, positivamente sia dalla critica che dal pubblico.

Espose a Torino nel 1884: “Pensieri allegri”, “Casa rustica” e due paesaggi.

Nello stesso anno partecipò alla Permanente di Milano con “Le due sorelle”, acquistato dalla Società di Belle Arti.

Partecipò varie volte alle Esposizioni Internazionali di Venezia.

A Bologna nel 1888 espose “Giornata serena”; “Gli schiavi bianchi” e “Il calzolaio”.

A Brera nel 1889 presentò “Ritratto d’uomo”.

Nel 1889 partecipò all’ Esposizione mondiale di Parigi con un grande paesaggio, che fu premiato con la medaglia.

Figurò col quadro “Il sabato” all’ Esposizione Internazionale di Barcellona.

Partecipò a numerose mostre internazionali tra cui la mostra degli acquerellisti in Londra nel 1904; la quadriennale di Monaco di Baviera nel 1905; l’Esposizione di Roma e quella di Firenze, nel 1911; la Permanente di Milano, a Monaco nel 1909 con una tela intitolata “Ricreazione”.

Nella parrocchiale di Brusaporto vi sono alcuni suoi quadri sacri.

Molte opere sono presso collezionisti privati.

L’ Agazzi fu anche buon ritrattista e frescante.

AGAZZI ERMENEGILDO

AGAZZI ERMENEGILDO, "Paesaggio".

AGAZZI ERMENEGILDO, “Paesaggio”.

(Mapello, Bergamo, 24 giugno 1866 – Bergamo 25 ottobre 1945).

Studiò con il fratello Rinaldo e con il Cavalleri e, successivamente, all’Accademia Carrara di Bergamo con Cesare Tallone.

A causa dell’ostilità dell’ambiente artistico della sua città natale, fu costretto a trasferirsi a Milano, iniziando così la sua carriera artistica.

All’ Esposizione del 1900 a Parigi gli fu assegnata una medaglia d’oro; ottenne un’ altra medaglia d’oro a Bruxelles nel 1910.

A Milano vinse nel 1915 il premio Baragiola e nel 1928 il premio Fornara.

Espose anche a Monaco di Baviera e a Leningrado.

Nel 1942 Agazzi fu costretto a ritornare a Bergamo, in seguito ad un bombardamento sulla città di Milano in cui rimase danneggiato anche il suo studio e molti suoi lavori andarono distrutti.

La sua pittura è caratterizzata da vivaci toni di colore a da ascendenze legate alla tradizione lombarda.

Alcuni suoi dipinti sono conservati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e alla Galleria Querini Stampalia di Venezia.

Tra le sue opere si possono citare: “La culla”; “La calza”; “L’arrotino”; “La raccolta delle ostriche”; “Pastorelle”; “Gregge nel bosco”; “Riposo”; “Il frate”; “Le anitre”; “Autoritratto”; “La lanterna”; “La modella”; “Venezia”; “Mattino alla Giudecca”; “Piazzetta di San Marco” e “Pittrice”.

AGAZZI CARLO PAOLO

AGAZZI CARLO PAOLO, "Bosco all'imbrunire".

AGAZZI CARLO PAOLO, “Bosco all’imbrunire”.

(Milano 5 maggio 1870 – Milano 6 dicembre 1922).

Studiò all’Accademia di Brera con Giuseppe Bertini e nel 1894 conseguì una medaglia d’argento.

Trattò tutte le tecniche artistiche inclusi l’acquarello e l’acquaforte.

Partecipò a numerose esposizioni per quasi trent’anni.

Al Museo Civico del Risorgimento di Milano è conservato il dipinto “Incontro di Garibaldi con la Marchesina Raimondi”; mentre nella collezione della Galleria d’Arte Moderna del capoluogo lombardo sono inclusi alcuni suoi paesaggi ed acqueforti.

Partecipò all’Esposizione d’Incisione Italiana a Londra nel 1916 con una ventina di acqueforti fra le quali si ricordano: “Autunno”; “Sorriso di bimba”; “Piano lombardo”; “Piazza Fontana a Milano”; “Pescarenico” e “Impressione milanese”.

 

 

AFFANNI IGNAZIO

 

(Parma 22 marzo 1828 – Fidenza 29 luglio 1889).

AFFANNI IGNAZIO, "Partenza del garibaldino".

AFFANNI IGNAZIO, “Partenza del garibaldino”.

Studiò all’Accademia Belle Arti di Parma con i maestri Garlazzi, Callegari e Scaramuzza.

Trattò il quadro di soggetto religioso, storico ed allegorico.

Ottenne un premio a Roma e a Parma col quadro “Raffaello presentato dal Ferrante a Papa Giulio Il”.

Nel Municipio di Fidenza è conservato il dipinto “Preghiera per i vivi ed i morti”, mentre nel Duomo di Parma è collocato “Scene della vita di San Bernardo”.

Nella collezione permanente della Pinacoteca parmense si trovano “Rebecca ed i suoi figli” e “Autoritratto”.

Nella Galleria d’Arte Antica di Fidenza sono custoditi i dipinti: “Ultima cadenza della nota”; “La figlia di Jefte”; “La cacciata dei Medici da Firenze” e “L’elemosina segreta”.

Nella raccolta del nobile Carlo Anguissola di Piacenza sono conservati “La mendicante” e “La donna e lo specchio”.

Fu socio onorario dell’Accademia di Napoli.

Si spense nel 1889 in un ricovero di mendicità di cui era ospite.

ADRIGHETTI GIOVANNI BATTISTA

(Prato Val di Maggia 21 luglio 1796 – Friburgo 6 maggio 1872).

Friburgo, Cattedrale.

Friburgo, Cattedrale.

Fu precettore presso una famiglia russa e professore in un istituto della Svizzera.

Nel museo e nella biblioteca di Friburgo, città dove si trasferì nell’anno 1855, si conservano alcuni suoi lavori.

Partecipò all’Esposizione di Zurigo del 1832.

ADEMOLLO LUIGI

(Milano 30 aprile 1764 – Firenze 11 febbraio 1849).

ADEMOLLO LUIGI, "L'Arca Santa" , cappella dell'Assunta nella Basilica della Santissima Annunziata, Firenze

ADEMOLLO LUIGI, “L’Arca Santa” , cappella dell’Assunta nella Basilica della Santissima Annunziata, Firenze

Nella chiesa della Santissima Annunziata a Firenze sono conservate alcune sue opere tra cui “La storia della vita di David”, eseguita nel 1828.

Affrescò la cappella del Santissimo Sacramento della chiesa pisana della Collegiata di Santa Maria a Monte, illustrandovi la Passione di Gesù Cristo, intervenendo anche nel Coro e nella Cappella del Crocefisso. Si attribuisce a lui l’affresco del soffitto della suddetta chiesa in cui è raffigurato “San Giovanni Evangelista mentre riceve la visione dell’Apocalisse”.

Lavorò per qualche anno anche nella zona del bergamasco e del bresciano.

Alcuni sui lavori sono conservati in Palazzo Pitti a Firenze, nel Palazzo Ducale a Lucca e nel Casinò del Teatro dei Floridi a Livorno.

Nel Duomo di Arezzo eseguì affreschi con scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Fu anche buon acquafortista.

ADEMOLLO CARLO

(Firenze ottobre 1825 – Firenze 14 luglio 1911).

ADEMOLLO CARLO, "L'incontro di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi a Teano".

ADEMOLLO CARLO, “L’incontro di Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi a Teano”.

Nipote di Luigi Ademollo, studiò all’Accademia di Firenze e si perfezionò nel paesaggio con animali sotto la guida di Giuseppe Bezzuoli.

Tra i suoi migliori lavori vanno notati: “Un episodio del terremoto di Casamicciola”“La battaglia di San Martino”“Incontro di Vittorio Emanuele e Garibaldi a Teano”“La strage della famiglia Arquati Tavani”“Il monaco Almadio impedisce gli spettacoli gladiatori”“La corsa delle bighe nel Circo Massimo”“Francesi e italiani feriti nella guerra del 1859”“Il Principe Amedeo alla battaglia di Custoza”“La Morte di Cairoli a Varese”“La morte di Ugo Bassi”“Stanislao Betti che va a morte”“La breccia di Porta Pia”L‘ultimo assalto di San Martino” “Anna Cuminello costretta dagli austriaci ad attingere acqua”.

Gli ultimi due dipinti sono conservati all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Fu eccellente ritrattista ed in questo genere trattò di preferenza personaggi che ebbero parte essenziale nelle vicende storiche dei suoi tempi, ma eseguì molti paesaggi preferendo le vedute suggestive dell’Appennino toscano.

Dipinse anche tele di carattere sociale; una di queste opere notevolissima è posseduta dal comm. prof. Ugo Noferi di Città di Castello parente dell’artista.

Questo geniale pittore, coltissimo e fecondo, proviene da una famiglia di artisti e di letterati.

Registrò i principali avvenimenti storici del Risorgimento italiano, documentandoli in ampie scene compositive.

ACQUAVIVA VINCENZO

(Foggia 5 agosto 1832 – Napoli 7 settembre 1902).

Ancora bambino fu allievo del ritrattista Domenico Caldara; nel 1848 entrò all’Istituto di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una borsa di studio. Fu allievo di Francesco Saverio Altamura.

Fu pittore di genere storico e ritrattista riuscendo in questo ramo fra i migliori del suo tempo.

Le sue opere giovanili sono influenzate dalla pittura di Altamura, mentre nelle ultime si percepisce l’influsso di Morelli e del Palizzi, artisti che gli furono amici e consiglieri.

Prese parte a numerose esposizioni in Italia e all’estero.

Tra i suoi lavori si ricordano principalmente: “La copia dell’Abele del Caldara”, primo suo lavoro da lui donato alla città natale che gli fruttò un compenso di mille lire ed una breve pensione (1850); “L’illuminato” (1856), conservato nel Municipio di Foggia; “Preghiera”, esposto alla Galleria Nazionale di Firenze nel 1864; “Il carattere delle donne italiane”, premiato con medaglia d’oro alla Esposizione di Utrecht (Olanda) nel 1877.

Tra i ritratti si possono citare: Il Comm. Minervini”; Il Cardinal Vicario”; “La Valletta”; ” L’ Onorevole Tondi”; “Il Conte Michele Pironti” e La Signora Correnti”

ALTAMURA FRANCESCO SAVERIO, "I funerali di Buondelmonte".

ALTAMURA FRANCESCO SAVERIO, “I funerali di Buondelmonte”.

ACHINI ANGIOLO

(Milano 6 marzo 1850 – Milano 16 gennaio 1930).

ACHINI ANGIOLO, "Ritratto di bimba bionda"

ACHINI ANGIOLO, “Ritratto di bimba bionda”

Studiò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini, partecipò alla cultura dell’ambiente scapigliato milanese, subendo l’influenza della pittura vaporosa e soffice di Tranquillo Cremona.

Trattò di principalmente il genere storico ed il paesaggio.

Valente acquarellista, diede prova di queste sue qualità esponendo quadri a tutte le principali esposizioni.

A Milano nel 1881 espose “Una nevicata”; a Torino, nel 1880, “Colloquio di Clemente VII con Carlo V ai danni di Firenze”; a Milano, nel 1883 “Un battesimo” e due ritratti; a Roma, nello stesso anno, “Interno di San Marco”, “Circus romanus”, “Tranquillo Cremona sul letto di morte”; “Ottobre” e “Tramonto”.

A Milano nel 1886 espose alcuni acquarelli.

A Venezia presentò un ritratto e “Amor materno”.

Partecipò più volte alla Permanente di Milano e diversi suoi quadri fanno parte della collezione permanente della Galleria d’Arte Moderna del capoluogo lombardo fra cui “L’Arresto del Savonarola” donato dal pittore stesso.

ACQUAVIVA GIOVANNI

ACQUAVIVA GIOVANNI

ACQUAVIVA GIOVANNI

(Marciana Marina, Isola d’Elba, 30 ottobre 1900 – Milano 21 agosto 1971).

Nel 1919 aderì al Movimento d’Avanguardia Futurista, iniziando uno stretto sodalizio con Fortunato Bellonzi, per il quale illustrò alcuni libri; nel 1938 a Savona sostenne il gruppo futurista Sant’Elia.

Partecipò per tre volte alla Biennale di Venezia, per due volte alla Quadriennale di Roma e a numerose mostre sia in Italia che all’estero.

Nel 1987 la città ligure di Savona, dove Acquaviva visse per svariati anni, gli dedicò una grande retrospettiva.

I suoi lavori si distinguono per una particolare sensibilità incandescente e rutilante sia nella pittura che nella lavorazione della ceramica che nella poesia.

Alla Galleria Nazionale d’Arte Futurista è conservato il “Ritratto del poeta Marinetti”.

ACQUADERNI CARLO

(Praduro e Sasso, Bologna, 3 ottobre 1895 – Pasubio, 3 settembre 1916).

ACQUADERNI CARLO, foto.

ACQUADERNI CARLO, foto.

Frequentò i corsi dell’Accademia di Bologna, dimostrando capacità e personalità spiccate.

Ha lasciato disegni, acqueforti ed un “Autoritratto” incompiuto.

Speranza dell’Arte, fu spento dalla guerra, morendo nell’ ospedale da campo 063 il 3 settembre del 1916. Eroe riconosciuto decorato con la medaglia d’argento al valore militare.

ACERBI MARIO

(Pavia 18 agosto 1887 – Pavia 1982).

ACERBI MARIO, "Il Ponte Vecchio con lavandaie", 1925 - '30, Fondazione Cariplo.

ACERBI MARIO, “Il Ponte Vecchio con lavandaie”, 1925 – ’30, Fondazione Cariplo.

Frequentò la Civica Scuola di Pittura di Pavia sotto la guida di Carlo Sara, di Romeo Borgognoni e di Giorgio Kienerk vincendo nel 1907 il Premio Lauzi con “Amore all’Arte” e nel 1910 il Premio Frank , purtroppo annullato per vizio procedurale.

Partecipò con successo all’ Esposizione di Brera a Milano e alla Promotrice di Belle Arti di Torino con “Operazioni chirurgiche”.

Dal padre Ezechiele apprese la raffinatezza pittorica e l’abilità formale e compositiva nei generi del paesaggio e della veduta.

Si distinse anche come ritrattista per la committenza milanese e pavese, ottenendo incarichi ufficiali da differenti enti lombardi per i quali eseguì dipinti storici e affreschi a soggetto religioso.

Tra i suoi quadri principali si possono citare : “Dopo gli esami”; “L’assedio di Pavia”; “Clernunicato Cadorna”; “Interni della Certosa di Pavia” e “La piazza del Re Sole”.

ACHILLI NICOLA

(Montegiorgio 1860 circa – Fermo).

Comune di Montegiorgio (Fermo).

Comune di Montegiorgio (Fermo).

Fu pittore e decoratore.

Lavorò molto a Roma, nel Lazio e in alcune località marchigiane, insieme a Luigi Fontana, particolarmente per chiese.

ACERBI EZECHIELE

ACERBI EZECHIELE

ACERBI EZECHIELE

(Pavia 10 aprile 1850 – Pavia 20 febbraio 1920).

Studiò nelle scuole civiche pavesi, dove insegnava Giacomo Trecourt, del quale divenne il beniamino.

Nel 1866 vinse il legato Cairoli e nel 1873 il premio Frank col quadro “La distribuzione dei medicinali a Santa Corona”.

Nel 1877 vinse il concorso Arnaboldi con l’opera “L’arrivo del barchetto a Pavia”. 

Visse parecchio tempo a Milano dando lezioni, dipingendo ventagli e raffigurando la stessa città meneghina.

Ritornato a Pavia si dedicò a ritrarre il paesaggio pavese, il suo caratteristico ponte, figure cittadine caratteristiche e quadri di genere.

Espose alla Permanente di Milano e di Torino e nelle mostre di Pavia.

La scuola civica di Pavia possiede un suo pregevole “Autoritratto” (1881).

Interessanti sono i ritratti: “La zia del pittore”; “Il conte San Giuliani”; “Il signor Lanfranchi”; “La signora Letizia Campari”.

Tra i suoi lavori si possono ricordare: “L’orologiaio”;La vigilia della Sagra”; “La famiglia del contado”; “La ricreazione di una monaca”; “Il veterano”; “La balia di Delia” e “Ore quiete”.

ACERBI CARLO

(Cremona 23 luglio 1900 – Cremona 1989).

ACERBI CARLO, "Ritratto".

ACERBI CARLO, “Ritratto”.

Studiò all’Accademia di Brera con Ambrogio Antonio Alciati, Vespasiano Bignami e Gianfranco Campestrini ed alla Scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano.

Tra le sue opere si possono citare: “Nevicata” (1932) e “Mattino d’Inverno” (1935), esposte alla Sindacale Milanese; “Ritratto di signora in giardino” presentato alla Mostra degli Artisti Cremonesi, “Primavera” all’ Ente Comunale Assistenza di Cremona e “Mietitori”.

Allestì alcune personali a Cremona e prese parte a Sindacali ed Interprovinciali della sua città.

ACERBI CARLO, "Figura femminile con ombrello rosa".

ACERBI CARLO, “Figura femminile con ombrello rosa”.

ABRATE ANGELO

(Torino 21 aprile 1900 – Sallanches, Alta Savoia 1985).

ABRATE ANGELO, "Nevicata".

ABRATE ANGELO, “Nevicata”.

Pittore autodidatta, ebbe come maestri spirituali Giovanni Segantini e Ferdinand Hodler.

L’alta montagna fu tra i soggetti principali delle sue tele che rese sempre svalandone uno spirito religioso e poetico accanto a quello propriamente naturalistico.

Numerose furono le mostre personali dal 1924 al ’34 a Torino, a Milano, a Genova e nel 1936, ‘37 e ‘38 espose anche a Lione, a Parigi e a Genova.

Con queste esposizioni riscosse onori e ricompense ufficiali.

Tra le sue opere si possono ricordare: “Baluce in inverno”, 1928 (Municipio di Genova); “Il boscaiolo”, 1935 (Ambasciata d’Italia, Parigi); “Tormenta”, 1941 (Palazzo della Provincia, Torino); “Aspre pareti”, 1938 (Museo Nazionale della Montagna, Torino); “Cortina d’Ampezzo”, 1933 (Collez. Duca d’Aosta); “A Rochebrune”, 1936 (Collez. Ministro Les Lagrange, Parigi); “Il Monte Bianco”, 1937 (Collez. Haymen, Londra); “Mattino”, 1938 (W. Bossard Basilea); “Quando il Marmore è ruscello”, 1940 (Coll. Conte Grottanelli, Milano).

ABLONDI ANGELO

(Casalmaggiore 1891 – Venezia 1934)

ANGELO ABLONDI, incisione

ABLONDI ANGELO, incisione

Conseguito il diploma di ornato alla scuola di Parma, si stabilì a Venezia dove frequentò i corsi di pittura tenuti all’ Accademia di Belle Arti.

Invitato per il settore della tecnica dell’acquaforte alla Prima Quadriennale Romana, fu scelto per una mostra sull’incisione italiana ad Amsterdam.

Coltivò anche l’arte sacra ed espose alle mostre di Padova e di Milano.

Vinse nel 1926 il concorso, bandito dal Comune di Venezia, per un disegno ritraente la maschera del Duce.

Partecipò a diverse edizioni delle Biennali di Venezia sino al 1933.

Ablondi, oltre ad essere un appassionato pittore, fu un abile incisore, dotato di una grande padronanza tecnica e di una capacità di elebarare uno stile personale lontano sia da quello di Emanuele Brugnoli, allora insegnante d’incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sia dagli ultimi echi del Romanticismo milanese. I soggetti da lui trattati nel corso della sua carriera artistica vanno dal paesaggio al ritratto all’ ‘illustrazione di celebri testi come “Il Cantico delle creature”.

 

ABRAMI FELICE

(Milano 31 maggio 1872 – Abbiate Guazzone, Varese, 7 Agosto 1919).

Seguì dapprima gli studi classici, che abbandonò per darsi alla pittura di paesaggio, dopo aver frequentato per alcuni anni l’Accademia di Brera e la scuola del nudo.

Ebbe come maestro Filippo Carcano.

Nel 1900 partecipò alla IV Triennale di Milano con “Oltre il colle” e tra il 1906 e il 1909 fu presente alle Esposizioni di Belle Arti e della Famiglia Artistica presentando “La campagna di Chioggia”, “Venezia”, “Chiesa in montagna”, “A Piotti”, “Paesaggio” e “L’ospizio”.

ABBATI VINCENZO

(Napoli 1803 – Firenze 1866)

ABBATI VINCENZO, "Interno di cucina".

ABBATI VINCENZO, “Interno di cucina”.

Pittore di valore non comune soprattutto per gli effetti di luce e per la resa prospettica con cui realizzò quadri con scene d’interni e a soggetto storico. Trasferì al figlio Giuseppe, di cui fu il primo maestro, la sua passione per la pittura.

Dopo avere frequentato la scuola di scenografia, annessa al Teatro San Carlo di Napoli, nel 1822 si iscrisse al Regio Istituto di Belle Arti dove rimase sino al 1826, anno in cui partecipò alla prima Mostra Borbonica. Ebbe l’incarico di pittore di corte di Carolina di Borbone, nota comunemente come duchessa di Berry, figlia di Francesco I, al seguito della quale si trasferì a Firenze nel 1842, poi a Graz e nel 1844 a Venezia.

Tra le sue opere principali si possono citare:“Monumento tombale di Don Pedro” nella Cattedrale di Palermo, esposto a Venezia nel 1844; “Coro di Frati” in Sant’Efremo a Napoli; “Interno della Chiesa dei Frari”; “Cappella di Minotulo”; “Cappella Reale Palatina”; “Grotta di Posillipo” e “Veduta di Capri al chiaror di luna”.

Gli utlimi quattro lavori furono esposti a Venezia nel 1844 e fanno parte delle opere eseguite per la duchessa Carolina di Borbone.

Nel 1846 espose ancora a Venezia tre dipinti: “Interno di una chiesa con processione di Crociati”; “Galileo trattenuto dagli inquisitori” e “Una Casa di marinai napoletani”.

Nel 1847 eseguì su commissione del veneziano Zopetti “La sepoltura di Giovanni da Procida”.

La data di morte è tradizionalmente fissata al 1866, ma, in seguito al ritrovamento di alcuni documenti, potrebbe essere posticipata al 1874 circa, periodo a cui risale una causa per debiti in cui il pittore è citato come soggetto coinvolto.

ABBATI GIUSEPPE

(Napoli 1836 – Firenze 2 febbraio 1868).

Apprese dal padre Vincenzo le prime nozioni del disegno e della pittura, frequentò l’Accademia di Venezia fino al 1852 anno in cui ritornò a Napoli dove espose alla mostra Reale Museo Borbonico il dipinto “La Cappella di San Tommaso d’Aquino in San Domenico Maggiore”.

Nel 1860 si unì alla Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi e nella battaglia del Volturno, contro l’esercito borbonico, perdette un occhio.

Nel 1861 partecipò all’Esposizione di Firenze con due interni della chiesa di San Miniato al Monte, entrambi ammirati e lodati. Frequentò il ritrovo artistico del Caffè Michelangiolo dove incontrò i pittori Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Domenico Caligo, Vittorio D’Ancona, Serafino De Tivoli e il critico d’arte, collezionista e mecenate, Diego Martelli.

Giovanni Boldini, "Ritratto di Giuseppe Abbati", 1865

Giovanni Boldini, “Ritratto di Giuseppe Abbati”, 1865

Interruppe nuovamente la sua attività artistica nel 1866 per partecipare come volontario alla campagna del Tirolo.

Nell’ultimo tempo eseguì numerosi paesaggi della campagna toscana, animati da graziose figure.

Il suo stile pittorico è sempre pervaso da un’aura di tristezza e di malinconia, specchio della sua vita infelice.

Fra i lavori più rinomati si possono ricordare: “Monaco al coro”, custodito presso la Galleria Capodimonte di Napoli (nel 1870 due anni dopo la sua morte, questo quadro, esposto a Parma, fu premiato con menzione onorevole); “Un interno del Bargello” del 1865, facente parte della collezione del comm. Mario Vannini Parenti di Firenze); il “Chiostro di Santa Croce” della raccolta fiorentina Visconti Moscardi; “La preghiera”; “Interno di una capanna di taglialegna”; “Il celibe”; “Ritratto di Diego Martelli”; “Il Mugnone presso le Cure”; “Buoi lungo il mare”; “Buoi al carro” presente nella collezione del conte Giustiniani di Firenze e “Famiglia di contadini durante la siesta” una delle ultime opere dell’artista in cui emerge una notevole purezza di toni.

ABBAGNARA GENNARO

(Napoli 5 febbraio 1845 – Napoli 22 febbraio 1914).

Frequentò l’Istituto di Belle Arti della sua città natale diretto all’epoca da Giuseppe Mancinelli.

Si presentò per la prima volta all’Esposizione della Promotrice “Salvator Rosa” di Napoli nel 1872 col quadro “Finchè mi batte il cor delizia incanto sian della vita mia l’amore e il canto”, acquistato dalla stessa Promotrice e messo a sorteggio.

ABBAGNARA GENNARO, "Mattutina escursione sul mare campano", olio su tela, Collezione d'Arte della Città Metropolitana di Napoli

ABBAGNARA GENNARO, “Mattutina escursione sul mare campano”, olio su tela, Collezione d’Arte della Città Metropolitana di Napoli

Fra le sue principali opere di gusto verista e di genere si ricordano: “Masaniello riceve la visita del cardinale Triulzio, vice-re di Sicilia”( 1885), esposta a Berlino nel 1883; “Mattutina escursione sul mare campano”, esposta a Londra nel 1888, poi acquistata dalla Provincia di Napoli, già proprietaria dei quadri “In villeggiatura” e “Villeggianti da Baja a Pozzuoli”.

ABBA’ ARTURO

(Milano il 31 gennaio 1881 – Milano 1953)

Autodidatta, partecipò alle principali mostre dell’Accademia di Brera, quasi sempre con miniature, tecnica in cui si specializzò, praticandola parallelamente alla pittura.

Nel 1912 espose a Verona e nel 1916 a Milano, alla mostra della Famiglia Artistica, in cui figurò con un suo “Autoritratto”.

Le sue miniature vennero apprezzate dalle principali famiglie dell’aristocrazia milanese che furono tra i suoi più importanti committenti.

Fra i suoi lavori più importanti si ricordano il “Ritratto di Gabriele d’Annunzio”; il ritratto del “Marchese De Capitani d’Arzago” e quelli della “Madre dell’on. Acerbo” e della “Famiglia dei Conti Borromeo”.

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