Orologi da polso

 

 

Acquistiamo orologi da polso

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OMEGA Speedmaster, Modello HB-SIA GMT

Rolex milgauss, referenza 1019

OMEGA Chronograph – Seamaster – in Gold

AUDEMARS PIGUET Royal Oak  – Offshore

Breitling chrono Navitimer ref.  806 1960. 

Rolex  Cronografo , 1938  – Referenza 2508

Alcune caratteristiche storiche e cenni storici

Dall’inizio del secolo scorso a partire dalla Svizzera gli orologi da polso si diffusero in tutta Europa. Nel periodo più fecondo che va dal 1900 al 1950 vennero realizzati veri capolavori di meccanica e miniatura.

I cronografi

Il cronografo è un orologio che ha un dispositivo supplementare per la misurazione di un fenomeno nel tempo. Si tratta dell’espressione concreta di quella ventata di tecnicismo che ha permeato l’Europa e tutto il mondo occidentale negli anni Quaranta. Meccanicamente è il perfezionismo ulteriore del normale orologio da polso; rappresenta inoltre la miniaturizzazione del processo cui si era assistito nel secolo precedente con l’orologio da tasca. Il cronografo segna il grande processo di adeguamento dell’uomo al mondo lanciato verso l’industrializzazione e le conseguenti esigenze di precisa analisi e tesaurizzazione del tempo.

I primi cronografi, nati intorno al 1920, avevano un solo pulsante, nei più antichi posto sulle ore 6. Nel 1934 apparve il primo cronografo a due pulsanti con la possibilità di misurare tempi successivi.

L’ulteriore evoluzione è il “crono” rattrappante con un monopulsante e uno sdoppiamento della “trotteuse”.

La meccanica è estremamente complessa, soprattutto costretta in un minimo ingombro.

Pochissime furono le case che si cimentarono nella produzione di cronografi automatici: il più noto esemplare è il Primero della Zenith-Movado.

Le applicazioni variano in funzione di specifici usi per cui erano commercializzati, quindi per gli ingegneri il contapezzi e il regolo calcolatore (famoso il Brettling), per i medici la scala per il calcolo delle pulsazioni, per i militari il telemetro e via via verso specializzazioni sempre più particolari, sino ai cronografi per le regate.

I cronografi, abbastanza rari quelli di forma quadrata, furono di moda dal 1945 al 1950, quando vennero particolarmente apprezzati anche dalle signore.

Con il cronografo l’orologio da polso incomincia a dotarsi di sempre maggiori complicazioni.

L’industria si ingegna ad inserire altre nuove funzioni, fino a giungere all’orologio con calendario complesso.

Il primo esempio di serie è l’Universal Tricompax presentato per la prima volta alla Fiera di Basilea del 1943. Tanto fu il suo successo e tanta la sua diffusione che ancora oggi il nome dei modelli Universal è comunemente usato per identificare i vari tipi di cronografi, che si distinguono in Compax, Bicompax e Tricompax

Meccanismi e funzioni

Gli orologi a complicazione raggiunsero il loro vertice di perfezionismo meccanico nell’orologio perpetrale.

Esso tiene conto autonomamente della diversità di durata dei vari mesi 30-31 giorni e addirittura del 29 di febbraio dell’anno bisestile. Questo minuscolo meccanismo contiene una quantità tale di rotismi per cui arriva a ridurre il movimento ad un ingranaggio che compie un giro completo solo ogni quattro anni. A questa categoria appartengono orologi con fasi lunari tanto apprezzati quanto inutili oggi, in cui nulla è più legato al ritmo della luna.

Un settore particolare degli orologi a complicazioni è rappresentato dagli svegliarini, cioè gli orologi dotati di un meccanismo a suoneria e della relativa lancetta per la programmazione.

Il più diffuso è il Valcain-Kricket, ma attorno agli anni Cinquanta praticamente tutte le case avevano in catalogo un modello di questo genere, per rispondere alla forte richiesta. Storicamente il primo svegliarino da polso fu prodotto dall’Eterna con il suo famoso Calibro 68 nel lontano 1912.

Tra i più belli il Memorox della Jaeger che, nelle versioni più recenti dopo gli anni ’50 era prodotto con carica automatica, secondi al centro e datario.

L’espressione massima delle complicazioni si ebbe con l’orologio da polso a ripetizione, dotato di un meccanismo che a richiesta batte musicalmente le ore, i quarti e i minuti.

Poche case costruttrici si comentarono in quest’impresa, per cui oggi sono costosissimi i pezzi di questo genere, sempre realizzati da marchi come Patek Philippe, Vacheròn & Constantin, Audemars-Piguet, Cartier e Gubelin.

Gli automatici

L’idea di realizzare un orologio che si carica da solo, una specie di moto perpetuo, è sempre stata l’aspirazione di tutti i costruttori di meccaniche. I primi tentativi di costruzione di orologi da polso automatici risalgono all’inizio del secolo scorso ma fu solo nel 1927 che il primo orologio da polso con carica automatica fu prodotto industrialmente. Il brevetto era di un inglese che gli diede il suo nome, Harwood, ma la produzione fu svizzera. Prima fu prodotto da Blancpain e poi da Schild, sempre sotto la marca Harwood. Ben presto anche Rolex, nel 1931, lanciò un modello automatico di grande diffusione, l’Oyster, che viene prodotto ancora oggi sebbene con lievi adattamenti. L’automatismo è dovuto ad un rotore eccentrico che ruota attorno ad un perno centrale ad ogni minimo spostamento del polso, fornendo l’energia di carica alla molla. Questo sistema trionfò e si impose su tutti gli altri che rimasero a livello sperimentale. Oggi vengono citati e collezionati per curiosità modelli come il Wig Wag che faceva scorrere l’intero meccanismo entro la cassa, o l’Autorist, che sfruttava gli aumenti di diametro del polso nel normale gesticolare e altri ancora.

Il primo brevetto di Harwood aveva un rotore che percorreva un’ampiezza di 220 gradi. Nel 1931 con il modello Oyster la Rolex riuscì a far percorrere il suo rotore a 360 gradi superando il problema dell’ingombro dell’asta di carica. Il Movado calibro 115 del 1950 è praticamente l’ultimo meccanismo costruito con massa oscillante a rotazione limitata.

Il passo successivo fu quello di realizzare il rotore con metalli di grande peso specifico (oro 24 carati o platino), ma il vero salto di qualità che permise anche una drastica diminuzione del diametro e dello spessore degli orologi automatici avverrà con la realizzazione del microrotore decentrato, in pratica non più sovrapposto alla normale meccanica, ma in essa inglobato. La prima casa a produrre questo modello fu la Bühren nel 1954. Ad essa si adegueranno presto tutte le case più importanti. I primi orologi automatici non avevano però una grossa autonomia e dovevano vincere la diffidenza dell’acquirente. Per mostrare al primo colpo d’occhio la perfetta marcia dell’orologio, si adottò sempre più diffusamente la lancetta dei secondi al centro, che serviva a indicare il funzionamento a prima vista.

Per lo stesso motivo apparvero, a partire dal 1947, gli indicatori della riserva di carica, cioè una lancetta o finestrella che indica le ore residuali di autonomia di carica. In questo modo prima di coricarsi era sufficiente controllare la lancetta, in modo da non trovare l’orologio fermo il mattino seguente.

La storia degli orologi meccanici da polso è la testimonianza di quanto hanno saputo fare i maestri orologiai per dotare l’uomo di uno strumento sempre più perfetto e sempre più adatto alle esigenze in evoluzione. Attraverso le mutazioni dei modelli cogliamo anche lo svolgersi delle vicende umane. Il fascino che ancora oggi questi preziosi pezzi storici sanno suscitare è soprattutto dovuto al grande amore con cui sono stati costruiti.

Un’occhiata al meccanismo

Il cuore di un orologio meccanico è il bilanciere, un anello metallico collegato ad una molla a spirale che compie un rapidissimo movimento oscillatorio.

Questo movimento avviene in perfetto equilibrio mantenendo l’ampiezza dell’oscillazione stabile e scandendo così con estrema precisione il tempo.

Si chiama “scappamento” il dispositivo che fornisce meccanicamente gli impulsi al bilanciere perché possa compensare la forza decrescente dovuta agli attriti dei perni e la resistenza all’aria.

Lo scappamento è un dispositivo fatto di geniali, precisissimi ingranaggi, che trasformano la forza di una molla in tensione (avvolta con carica manuale) che si svolge lentamente.

L’orologio si completa con una serie di altri ingranaggi e meccanismi che trasmettono il movimento scandito dal bilanciere a perni su cui sono innestate le lancette. Queste ultime muovendosi sul quadrante indicano le ore, i minuti, i secondi e altre misure di tempo.

Tutti questi meccanismi e ingranaggi sono racchiusi dentro una cassa contenitore, a formare l’orologio completo. Infine, dalla cassa sporgono due anse alle quali è agganciato un cinturino, ed ecco l’orologio da polso completo.

Per realizzare un orologio meccanico di buona precisione sono necessari almeno 120 pezzi che per la maggior parte sono di piccolissime dimensioni ed estremamente delicati, basti pensare che la lama di una piccola spirale del bilanciere può avere uno spessore di un centesimo di millimetro (lo spessore di un capello fine è di circa 4 centesimi di millimetro). Inoltre l’orologio da polso deve garantire il suo perfetto funzionamento in qualsiasi posizione, subendo gli urti che il braccio continuamente gli trasmette, oltre alle variazioni di pressione e di temperatura che incontra.

L’orologio meccanico da polso riesce a conservare la sua perfetta misurazione del tempo in ogni condizione, soprattutto per le rapidissime oscillazioni del suo bilanciere. Un bilanciere compie da 5 a 10 oscillazioni al secondo, quindi da 432.000 a 864.000 movimenti al giorno.

Alcuni cronometri da concorso hanno una tolleranza di marcia al di sotto di 1/10 di secondo ogni 24 ore, in pratica è come misurare un chilometro con una tolleranza di 1 millimetro circa.

In definitiva, dentro quelle piccole casse pulsano veri e propri capolavori di meccanica di precisione.

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