Gigante Giacinto

GIGANTE GIACINTO

(Napoli, 11 luglio 1806 – Napoli, 29 settembre 1876

Morgari Pietro

BIOGRAFIA E OPERE

Gigante Giacinto, fu dal padre Gaetano, anch’egli pittore, che ricevette intorno al 1818 la prima educazione artistica, eseguendo già da quell’anno paesaggi e numerosi ritratti, fra i quali un Vecchio pescatore seduto dove, oltre alla firma, troviamo scritto: «questo marinaio fu la prima figura che io feci dal vivo nel 1818». Nel 1820, insieme al pittore Achille Vianelli, Gigante iniziò a frequentare privatamente l’atelier di Jacob Wilhelm Hüber, paesaggista tedesco di stampo accademico che insegnò al giovane allievo l’utilizzo della «camera ottica», o «camera lucida»: con questo strumento, Gigante poteva ricalcare su foglio da disegno il perimetro del paesaggio che intendeva ritrarre, preventivamente tracciato su un lucido. Contestualmente all’alunnato presso Hüber, Gigante fu attivo come disegnatore di mappe nel Reale Officio Topografico. Grazie a questo mestiere, egli poté apprendere i procedimenti dell’acquaforte e della litografia: quest’ultima tecnica, introdotta nelle attività dell’Officio dal 1818, a partire dal 1829 fu particolarmente utilizzata dall’artista che se ne servì per effettuare numerose copie delle sue vedute. Il lavoro che più tenne impegnato Gigante in questi anni fu l’esecuzione della Carta topografica e idrografica di Napoli e dintorni, grandissima opera, dove l’esigenza di documentare i territori geografici di Napoli e il loro apparato idrologico fu conciliata con la lezione tecnica ricevuta dall’Hüber. Quest’esperienza effettivamente servì molto al Gigante che, dalla seconda metà degli anni dieci applicò questa tecnica nella realizzazione di scorci urbani e monumentali del golfo di Napoli, opportunamente venduti a quei facoltosi turisti stranieri che, di passaggio a Napoli durante il loro Grand Tour, volevano conservare almeno un’immagine di quei luoghi leggendari. Partito il maestro Hüber da Napoli, nel 1821 Gigante completò il suo cursus studiorum, sotto la guida di Anton Sminck van Pitloo, pittore olandese titolare di un fiorente atelier presso il quartiere di Chiaia. Fruendo probabilmente anche del corso di paesaggio dello stesso Pitloo, insegnante presso l’Accademia di belle arti di Napoli, Gigante diede un decisivo impulso alla propria arte, a tal punto da risultare vincitore nel 1824 del premio di seconda classe del paesaggio. Sempre nel 1824 eseguì il suo primo dipinto a olio, il Lago Lucrino, caratterizzato da «un tocco grasso e denso, ora slargato, ora minuto e fitto». Se infatti Hüber servì più che altro a trasmettergli i rudimenti della pittura, Pitloo fu il vero e proprio maestro «spirituale» di Gigante, che in questo modo poté aggiornarsi sulle novità introdotte dalla cosmopolita scena artistica partenopea, animata in quell’epoca da numerosi pittori stranieri, come William Turner e Johan Christian Dahl. Caratteristiche affini ai dipinti di Gigante di quegli anni avrebbero avuto le opere degli altri allievi di Pitloo, aggregati nella cosiddetta «scuola di Posillipo», che ebbe proprio in Gigante uno dei rappresentanti più riconosciuti.

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