Acquisto Vetri di Murano – Vetri Francesi, Americani, Austriaci

IL VETRO DI MURANO

Alla parigina Esposizione Universale del 1867 ebbero successo i vetri italiani della Società Salviati di Murano, ispirati ai modelli antichi veneziani. Lo stesso anno, in occasione della fondazione del Museo di Arti Applicate di Berlino, vennero acquistati 400 vetri della Società Salviati. Nel Novecento il vetro muranese trova la strada dell’innovazione con la collaborazione di geniali artisti e designer. Nel 1921, una vetreria appena nata, la Cappellin & Venini, pone come direttore artistico Vittorio Zecchin. Si apre così il connubio tra arte e vetro muranese storicamente caratterizzato da purezza, trasparenza e leggerezza della materia e delle forme. Nel ’25 Cappellin e Venini si separano e alla Venini la direzione artistica è assunta, fino al 1931, dallo scultore Napoleone Martinuzzi che inventa, nel 1928, un nuovo vetro, opaco e spesso, detto “pulegoso”, ossia caratterizzato dall’inclusione di innumerevoli bollicine d’aria (puleghe). Martinuzzi, che contribuì a decorare il Vittoriale di D’Annunzio, con questa nuova tecnica produsse anfore assolutamente originali che in un primo momento destarono addirittura perplessità nella loro radicale difformità rispetto agli esemplari classici muranesi sottili, diafani e trasparenti. Nel corso di un decennio questi nuovi manufatti entrarono nella tradizione e iniziarono a essere celebrati. Nuove prospettive tecniche ed estetiche si aprono per i vetri di Murano negli anni Trenta. Vengono adottati vetri opachi o traslucidi mentre alla fine del decennio prendono piede vetri d’inusitato spessore. Il vetro massiccio sarà adoperato ancora negli anni Cinquanta e Sessanta (Giulio Radi per AVEM o Flavio Poli per Seguso Vetri d’Arte).

Anche dal secondo dopoguerra Murano si esprime con oggetti di straordinaria qualità. Venini, diretta dal ’32 al ’47 da Carlo Scarpa, predilige il recupero in chiave contemporanea delle tecniche tradizionali con vetri soffiati, lavorati a mano, incisi e filigranati. Fulvio Bianconi sostituì Scarpa alla direzione della Venini introducendo una stilizzazione moderna dotata di spirito caricaturale. La vetreria Toso era invece artisticamente diretta dal designer Dino Martens, pittore novecentista che nel settore vetrario si rese autore di ardite stilizzazioni tra le più interessanti degli anni Cinquanta. Per estro cromatico erano avvicinabili a questi risultati quelli di Ercole Barovier che indirizzò la sua instancabile attività vetraria in due direzioni: verso materiali nebulosi e ricchi di inclusioni e verso composizioni cromatiche di vetri a tessere, a canna e a murrine.

Il grande designer muranese Archimede Seguso con eccezionale maestria seppe recuperare in chiave moderna le antiche tecniche. Dopo avere prodotto negli anni Trenta e Quaranta massicci vetri in stile Novecento, nel dopoguerra realizzò filigrane d’inusitata raffinatezza.
Tra il 1932 e il 1933 l’architetto milanese Tomaso Buzzi instaurò una collaborazione con la vetreria Venini. L’apporto creativo dell’architetto consistette nella profonda conoscenza dell’arte antica, in particolare di quella etrusca, nella quale Buzzi cercò inediti motivi d’ispirazione. Utilizzò soprattutto il vetro incamiciato a più strati di colore e applicazioni di foglia d’oro. Dal 1966 al 1972 il designer e scultore finlandese Tapio Wirkkala collaborò con la Vetreria Venini.

IL VETRO FRANCESE LIBERTY E DECÒ

Con Émile Gallé, i fratelli Daum e Tiffany in America, l’arte del vetro diventa in piena espansione. Le sue produzioni rinnovano completamente i processi di fabbricazione e le forme. Il cristallo inciso, il vetro iridato, il vetro ossidato servono a fabbricare vetri dalle forme sinuose arricchite spesso da applicazioni di oreficeria. Il più delle volte la materia è opaca e i toni sono fusi insieme. Tipici i decori a rilievo con temi vegetali, draghi, farfalle e serpenti.

All’Esposizione Universale del 1873 a Vienna destarono molta ammirazione i vetri dipinti a smalto dal francese Philippe Brocard, tesi a riproporre temi e modelli islamici. L’ultimo quarto del secolo avvia quello che è il preludio dell’Art Nouveau e il vetro si apre alla rivoluzione industriale. Emile Gallé, nel 1874, inizia il primo periodo detto “trasparente”. Nel periodo in cui crescono le metropoli, si adotta la luce elettrica e si diffonde la rivoluzione industriale iniziano ad affermarsi i motivi floreali che nei vetri, nelle ceramiche e nei mobili, fanno emergere immagini ispirate alla flora e alla fauna. In un periodo di rapide e profonde trasformazioni la vetreria d’arte segue il percorso della modernità e mentre i successori di Gallé restano fedeli all’Art Nouveau, René Lalique e la Manifattura Daum intraprenderanno nuove sperimentazioni. Dopo la prima guerra mondiale infatti Antonin Daum passa ai nipoti le redini della vetreria i quali la porteranno alle più alte vette dell’Art Déco. Questo periodo prosegue le glorie vetrarie dell’Art Nouveau ma liberandole da alcuni eccessi. L’opaline è molto di moda ed altrettanto apprezzata è la pasta di vetro. Le cristallerie di Baccarat e quelle di Saint-Louis hanno un’importante produzione di cristalli a decorazione in smalto. I vasi di cristallo o vetro sono pesanti e il vetro, sovente opaco, si riempie di decori tormentati. Il cristallo è inciso con motivi geometrici. Si ricorre assai meno a forme tondeggianti ma piuttosto a parallelepipede o irregolari.

I VETRI AUSTRIACI

Nelle province boeme dell’Impero austro-ungarico vi era da sempre una lunga tradizione nella lavorazione del vetro. Ancora nel XIX secolo, le manifatture erano ospitate in semplici officine che cadevano in disuso ogni mezzo secolo, poiché gli artigiani si trasferivano in nuove aree boscose dalle quali trarre la legna per i propri forni e per produrre la cenere. A Brand-Nagelberg, nel Waldviertel, un imprenditore acquistò le piccole officine del vetro e iniziò una produzione stanziale destinata a una sorprendente espansione. I prodotti di questa vetreria, all’inizio del Novecento, furono commercializzati a Vienna, Budapest, Milano, Londra e New York. Nagelberg divenne così sinonimo di produzione e qualità del vetro concavo in cristallo al piombo. Questi preziosi oggetti erano anche finemente decorati grazie a incisioni, intagli e alla tecnica della sabbiatura. Di particolare interesse i cosiddetti vetri cammeo, nei quali un strato di vetro veniva rivestito con un altro strato di colore diverso successivamente lavorato meccanicamente o chimicamente fino a riportare in primo piano il colore sottostante.

Le vetrerie del Mühlviertel divennero celebri anche per la pittura su vetro, nella quale su un lato di una sottile lastra venivano dipinti motivi religiosi che grazie allo splendore cristallino del vetro apparivano di una potente luminosità. Nascevano così fragili e preziosi capolavori commerciati in tutto l’impero austriaco e nei paesi circostanti fino a raggiungere la Russia.

Periodo particolarmente fervido della produzione vetraria austriaca fu quello tra il 1900 e il 1937, ossia tra la fine dell’Impero austro-ungarico e la Prima Repubblica. A partire dal 1900 il vetro ebbe un posto di rilievo nelle esposizioni organizzate dall’imperial-regio Museo austriaco di arte e industria di Vienna e nelle mostre della Secessione. Il design del vetro trovò a Vienna un ambiente creativo dal punto di vista estetico e tecnico. Fu allora che architetti viennesi, formatisi all’Akademie der Bildenden Künste diretta da Otto Wagner, al Politecnico e alla Kunstgewerbeschule – insieme ai noti rivenditori J.&L. Lobmeyr ed E. Bakalowits Söhne – fecero del vetro uno dei materiali moderni dell’arte ispirata alle forme dell’architettura. Tra questi artisti esponenti del Modernismo viennese ci furono: Josef Hoffmann, Koloman Moser, Joseph Maria Olbrich, Leopold Bauer, Otto Prutscher, Oskar Strnad, Oswald Haerdtl e Adolf Loos. Furono questi i promotori della moderna lavorazione del vetro. Da questi architetti e designer nacque l’originale stile del vetro viennese (che comprende piastrelle, mosaici, lampade e finestre) sviluppando gli esiti della Secessione in una stretta collaborazione tra arte, artigianato e industria. La crisi economica del 1929 e la chiusura della Wiener Werkstätte nel 1932, determinarono, con lo scoppio della guerra civile in Austria nel 1934, la fine di questa fiorente progressione nella sperimentazione vetraria.