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SCUOLE E MAESTRI ARTIGIANI LIUTAI A PARTIRE DAL XVI SECOLO

La scuola bresciana

La scuola bresciana comprende il celebre gruppo di liutai che creò in pochi decenni, a partire dalla prima metà del XVI secolo, le basi per il moderno quartetto.

I maestri non solo diedero allo strumento la forma moderna, ma ne perfezionarono la lavorazione e crearono stupende vernici.

Essi studiarono e risolsero problemi di sonorità perfezionando la potenza e la sonorità, e fissarono l’accordatura per intervalli di quinte. La scuola bresciana fu per più di duecento anni un vero vivaio di importanti liutai, dai pià antichi costruttori di liuti e di viole da braccio e da gamba, come Zoan Maria Dalla Corna e Pietro Zanura, a Pelignino da Montichiari, Virchi, Gasparo da Salò, ai Maggini, Mariani, Gian Battista Rogeri. Si ricordano inoltre Gioacchino Mani, Michel Angeli, Pietro Ranta.

All’ inizio gli strumenti del primo periodo bresciano appaiono di forma ancora piuttosto rozza, con tavola e fondo di spessore considerevole e di volta relativamente bassa; le ff sono piuttosto larghe, e i fori terminali dello stesso diametro.

Nel secondo periodo nascono strumenti di fattura più raffinata, che spesso presentano una doppia filettatura e ornamenti sul fondo. La vernice spazia dal giallo all’ arancione, entrambi scuri, ed è applicata in uno strato abbastanza spesso, non ancora trasparente come quella dei cremonesi.

La scuola cremonese

La scuola cremonese si considera la più gloriosa scuola di liuteria di tutti i tempi, anche se cronologicamente si trova al secondo posto. Il suo fondatore fu Andrea Amati, nato nel 1505, un tempo creduto allievo di Gasparo da Salò, che invece nacque 35 anni più tardi, nel 1540.

Amati è il capostipite di una illustre famiglia di liutai che proseguù con Antonio e Girolamo e che vide in Nicola il più importante esponente. Andrea Guarneri e anche il più grande liutaio di tutti i tempi, Antonio Stradivari, furono allievi di Amati. I suoi strumenti erano di piccole dimensioni, con con il ventre rigonfio ed una limitata potenza sonora, ma di voce dolcissima. Il modello creato da Andrea sarà perfezionato dai figli, soprattutto da Nicola, i cui ultimi strumenti appaiono meno rigonfi, più alti di fasce, più arditi nelle linee e di voce molto più potente.

La città di Cremona vide un’altra importante dinastia di liutai: i Guarneri, il cui primo esponente fu Andrea, allievo di Nicola Amati, di cui seguì il modello finché venne influenzato dal condiscepolo Stradivari. La famiglia di liutai prosegue con Pietro Giovanni, Giuseppe Gian Battista, Pietro II e Bartolomeo Giuseppe, detto Guarneri del Gesù, il più illustre rappresentante della casata, autore di capolavori come quelli appartenuti a Paganini, Vieuxtemps e Ysaye.

Stradivari partì dal modello di Nicola Amati per giungere sul finire del XVII secolo a creare lo strumento perfetto, oggetto di imitazione da parte di tutti, ma mai superato. Stradivari realizzò, oltre a violini, viole, violoncelli e contrabbassi, anche liuti, chitarre, viole da braccio e da gamba, arpe e altri strumenti, che restano tra i più belli. Egli formò anche un gruppo di allievi che diffusero in tutto il mondo il suo insegnamento, ognuno dei quali aggiungendo la propria nota di personalità. Tra di essi si ricordano G. B. Guadagnini, Montagnana, Alessandro Gagliano e Carlo Bergonzi.

Anche l’inventore del moderno pianoforte a martelli, Bartolomeo Cristofori, prima di terminare gli studi per la costruzione del ruo rivoluzionario strumento, si rivolse a Stradivari, la cui autorità era indiscussa, per ottenere consigli su come risolvere difficili problemi come quello dello spessore della tavola armonica, delle catene e della tensione delle corde. Alti importanti liutai della scuola cremonese furono Francesco Ruger, Lorenzo Storioni, Giuseppe ed Enrico Ceruti, Gaetano, Riccardo e Romeo Antoniazzi.

Le sostanziali peculiarità della scuola cremonese sono: la grande accuratezza della lavorazione, la forma elegante, maestosa, perfetta e punte alquanto sporgenti.

Nel periodo iniziale la volta era piuttosto alta, mentre divenne sensibilmente più bassa nel periodo aureo di Stradivari e Guarneri. La chiocciola si presenta di bellissima fattura, di taglio molto regolare. Il numero delle volute è costante, le ff sono corte e piuttosto ovalizzate, il foro superiore è di dimensioni minori rispetto a quello inferiore.

La scuola milanese

La scuola milanese risente chiaramente dell’influenza di quella cremonese, ciò è naturale considerando la vicinanza tra le due città e l’importanza che i maestri cremonesi avevano acquisito nel settore della liuteria.

Paolo Grancino e Pietro Giovanni Mantegazza furono seguaci di Nicola Amati, mentre Carlo Ferdinando Landolfi fu seguace di Guarneri e di Stradivari; invece i Testore, da Carlo Giuseppe a Paolo Antonio, Carlo Antonio e Giovanni, furono in prevalenza influenzati dall’arte di Guarneri del Gesù.

La città di Milano acquista lustro anche dalla presenza, fra il 1749 e il 1758, di Giovan Battista Guadagnini, che realizzò una settantina fra violini, viole e violoncelli. Guadagnini fu un artista talentuoso, e creò stupendi esemplari, seguendo lo stile del suo maestro Stradivari. Alcuini suoi violini furono addirittura per molto tempo attribuiti al maestro cremonese.

Anche se Milano non assunse mai un ruolo preminente nell’arte della liuteria, se confrontata con Brescia e Cremona, poté contare su illustri artisti, i cui strumenti sono rinomati a livello internazionale. Tra loro si ricordano anche Francesco Milani, Carlo Ferdinando Landolfi, C. A. Galbusera, E. Colombo, Erminio Farina, Celeste Farotti, Camillo Mandelli, Azzo Rovescalli, Piero Parravicini.

La scuola veneziana

La maggior fioritura di artisti della scuola veneziana si ebbe per quasi cento anni, a partire dall’ultimo quarto del secolo XVII. Tre sono i nomi di sommi liutai a cui la scuola è legata: Santo Serafino, Domenico Montagnana e Francesco Gobetti, tutti di formazione cremonese. Ulteriori insigni nomi attribuiti a questa scuola sono Michele Deconet, eccellente allievo di Montagnana, Domenico Busan, Giambattista Bodio e Giacinto Santagiuliana.

I modelli a cui si ispirarono furono soprattutto quelli di Amati e Stradivari. Nei primi strumenti di Montagnana e di Santo Serafino vi sono anche influenze tirolesi. Le ff ben disegnate sono alquanto corte e ovalizzate. La scelta dei legni non è sempre troppo accurata, anche se si tratta comunque di strumenti eccellenti, di timbro molto dolce ma potente.

La scuola napoletana

Questa scuola è imperniata su una discendenza di liutai, i Gagliano, il cui capostipite fu Alessandro, che si dichiarò allievo di Stradivari. Dai suoi strumenti trapela più particolarmente l’influenza di Carlo Bergonzi, che fu l’allievo prediletto di Stradivari. La dinastia di Alessandro Gagliano conta una quindicina di discendenti che si dedicarono alla liuteria. Tra loro si distinguono Gennaro, Nicola, Giuseppe e Raffaele.

Tra gli altri buoni liutai napoletani citiamo Lorenzo Ventapane, i Vinaccia e Vincenzo Jorio.

La scuola di Napoli racchiude le caratteristiche delle scuole bresciana e cremonese, con il modello stradivariano come preferito. Questi liutai impiegano vernici di diversi colori, più spesso chiare e di qualità piuttosto secca.

La scuola torinese

Torino lega il suo nome alla dinastia dei Guadagnini, il cui capostipite fu Lorenzo, di scuola cremonese; il figlio Giovan Battista, dopo avere abitato a Piacenza, Milano e Parma, si stabilì alla fine a Torino. Qui vissero i suoi numerosi discendenti, tra i quali si annovera una decina di illustri maestri liutai tra cui Antonio Guadagnini.

Il più esimio nome nella liuteria torinese è però forse quello di Francesco Pressenda, che si ritiene il fondatore della nuova scuola italiana. Egli fu allievo del cremonese Storioni, mentre tra i suoi seguaci si distinguono Giuseppe Rocca e Gioffredo Rinaldi, quest’ultimo maestro a sua volta di Carlo Giuseppe Oddone. Un altro illustre nome della liuteria torinese è Enrico Melegari.

Altre città italiane

Le altre città italiane non ebbero vere e proprie scuole di liutai, anche se Firenze, Roma e Bologna ebbero nel settore una relativa presenza. In queste città i maestri si distinsero per l’ottima scelta del legno. I romani sono ricordati per il taglio delle ff, piuttosto corte, mentre i bolognesi per l’eccellente qualità della vernice, di poco inferiore a quella dei cremonesi. Anche se non ci furono scuole, ricordiamo nomi eccellenti nelle varie città, quali Giovanni Tononi e Giuseppe Fiorini a Bologna; Tommaso Carcassi, G. B. Gabrielli e Valentino De Zorzi a Firenze; Pietro Guarneri, Camillo Camilli e Tomaso Balestrini G. Dall’Aglio a Mantova; Antonio Gragnani a Livorno; David Tecchler e Rodolfo Fredi a Roma; Mango Longo, Gaetano Torelli e Bartolomeo Cristofori a Padova; Giovanni Godoni a Modena; Paolo Castello e Agostino De Planis a Genova.

La scuola francese

La liuteria francese deriva dall’influenza italiana, in special modo dalle scuole cremonese e bresciana. Il primo grande nome è Nicolas Lupot, che realizzò splendidi esemplari di strumenti sul modello Stradivari. Altri nomi insigni della scuola francese sono Charles-François Gand, Nicolas Augustin Chappuy, Jean-Baptiste e Nicolas-François Vuillaume, Jean Derazey, Gaspard Duiffoprugger, François Henocq, Thouvenel Vogien. Tutti furono illustri artefici, che seppero creare strumenti dalla forte personalità, ispirandosi ai capolavori della liuteria italiana.

La scuola tedesca

Il primo grande rappresentante della scuola tedesca, in cui la liuteria era già molto diffusa nel secolo XVI, fu Jacob Stainer, un artista con una forte personalità che ebbe un grande numero di imitatori, a cominciare dal suo allievo Mattias Klotz, dai figli di quest’ultimo, Sebastian e Georg, e dalla maggior parte dei liutai tirolesi.

Un artista contemporaneo di Steiner, che nelle sue ultime opere rivela l’influenza della scuola cremonese, in particolare di Nicola Amati, fu Mattias Albani. Altri importanti nomi della liuteria tedesca sono Andreas Ferdinand Mayr, Johann Ulrich Fichtl, Georg Wornle, Johann Jais, Wilhelm Theodor Gutermann.

La liuteria tedesca si contraddistingue per la volta della tavola e del fondo molto pronunciata e la vernice scura.

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