Acquisto orologi da polso e da taschino

L’OROLOGIO DA TASCA

Alla fine del ‘400 nacquero le tamburine, i primi grossolani orologi personali a molla con una sola lancetta. Via via le forme si ingentilirono, trasformandosi in “cipolle” ed “ovetti”, e le casse si impreziosirono con raffinate incisioni e smalti policromi.

Nel periodo a cavallo del ‘500 e del ‘600 gli artigiani orologiai crearono splendidi esemplari di orologi da tasca.

Abbandonarono le incisioni sulle casse e le decorazioni di grande preziosità che avevano caratterizzato gli esemplari delle epoche precedenti, e le forme tesero ad essere sempre più ridotte. Oltre alle tradizionali a cipolla e ovali si produssero forme a sfera, a stella, ottagonali, a fiori e, per i committenti ecclesiastici si realizzarono orologi a forma di croce.

Le casse erano fuse in ottone, in bronzo e più di rado in argento. A partire dal 1650 sulle casse di costruzione inglese era obbligatorio apporre speciali marchi che riportavano le iniziali dell’artigiano, il titolo del metallo e l’ufficio di “collaudo”.

Anche negli altri Paesi produttori gli artigiani iniziarono ad apporre il proprio nome nelle parti più visibili, impreziosendo così ogni singolo pezzo.

Furono aggiunti all’orologio personale ingranaggi supplementari per ottenere ulteriori informazioni temporali, anche se a quel tempo ancora non si disponeva della lancetta dei minuti. Già verso il 1600 si costruirono orologi che indicavano il giorno, il mese e le fasi lunari.

Fu l’inizio delle cosiddette “complicazioni” che nel corso del tempo si moltiplicarono e si evolsero. Nei secoli che seguirono si aggiunsero nuovi quadranti, varie lancette supplementari per indicare calendari perpetui, ore solari e lunari, e altri indicatori di tempo in modo diverso da quello tradizionale. Con il famoso sistema rattrappante (le lancette compiono un percorso semicircolare e al termine ritornano automaticamente al punto di partenza) si poterono indicare i giorni della settimana e del mese.

Si giunse infine ad inserire diverse suonerie che oltre a battere il tempo (ore, mezze ore, quarti) avevano anche la funzione di sveglia.

Il grande salto

Nel 1675 l’orologiaio francese Thuret riuscì ad applicare la spirale al bilanciere, rivoluzionando il modo di concepire il movimento. Questo nuovo dispositivo, che sostituirà il bilanciere a staffa, rese più sicura la regolarità dei movimenti e quindi la precisione del segnatempo. Fu una soluzione vincente, adottata da tutti i fabbricanti, che si affermò nelle produzioni che seguirono.

Sempre in questo periodo, con l’aggiunta del secondo rotismo, si ottenne l’applicazione della seconda lancetta: quella dei minuti.

Nel 1730 si affermò la moda, nelle classi alte della società, di portare l’orologio personale nel taschino del panciotto. Veniva agganciato ad una corta ed elaborata catena chiamata “chatelaine” dalla quale pendevano altri elementi ornamentali che conferivano “status” a colui che lo portava.

Fu il periodo di grande splendore per l’orologio da tasca che subì continui abbellimenti con casse di metalli preziosi, bellissime incisioni e decorazioni personalizzate con smalti dai molteplici effetti cromatici.

In questo periodo fiorirono i meccanismi automatici detti “automi” che la genialità di artigiani orologiai seppe inserire nella stessa struttura o costruendo movimenti supplementari.

Erano raffigurazioni in movimento di soggetto variabile che il committente sceglieva a seconda dei suoi gusti personali. Potevano essere scene di caccia, campestri, floreali, mitologiche o altre ancora.

Non era escluso qualche soggetto erotico, ma in questo caso un coperchietto copriva la zona “proibita” che veniva ostentata da un dispositivo azionato dal proprietario.

Va ricordata l’evoluzione di un particolare meccanico detto “coq” (il supporto anteriore del bilanciere) che divenne l’elemento ornamentale di tutto il movimento. Veniva costruito interamente a mano in ottone dorato e ogni pezzo era una piccola opera d’arte di traforo, oltre a rappresenare un pezzo unico e irripetibile.

La forma dell’orologio da tasca dominante divenne quella del “cipollone” (onion) al quale fu innestato l’anello reggicatena snodato, anch’esso finemente lavorato con decorazioni simili a quelle della cassa. I vetri del coperchio erano meno bombati ed erano molto costosi perché ricavati dalla molatura di una palla di vetro soffiato.

Accanto agli orologi da tasca ebbero una notevole diffusione gli orologi da viaggio, detti da carrozza, notevolmente più grandi e più robusti, con un diametro di circa 10 centimetri, anch’essi belli e con movimenti molto precisi.

Le scuole e le corporazioni

Nel primo Settecento le scuole europee si andarono differenziando: gli inglesi scelsero la strada del perfezionamento tecnico, mentre i francesi e i tedeschi puntarono più sulla parte ornamentale, producendo esemplari di grande raffinatezza. La Svizzera seguì la scuola francese, mentre l’Italia, dopo il grande contributo dato alle origini dell’orologeria europea, rimase ai margini senza una vera e propria produzione.

La professione dell’orologiaio era sempre ben protetta dalle corporazioni dei vari Paesi. In Francia chi voleva entrare a far parte della corporazione doveva presentare ad una apposita commissione il proprio capolavoro. Dovevano essere esemplari realizzati con perfetta esecuzione e finitura. Il candidato doveva inoltre dimostrare di possedere un’attrezzatura sufficiente per esercitare la professione di orologiaio. In Germania gli esami per essere ammessi alle corporazioni erano ancora più severi: si dovevano presentare due capolavori, di cui uno doveva essere un orologio da petto con sveglia e suoneria delle ore.

La potente corporazione inglese ebbe la protezione del re contro gli orologiai stranieri che si volevano stabilire in Inghilterra. In Svizzera la corporazione, molto simile a quella francese, non permetteva alle donne di partecipare ai lavori di orologeria.

Le corporazioni europee furono soppresse con la Rivoluzione francese.

Le prime produzioni industriali

Nella seconda metà del Settecento le scuole di orologeria europee conservarono pressoché invariate le proprie caratteristiche di produzione, ma l’orologio da tasca tese ad essere più sottile, si semplificò, divenne più austero fino a giungere alla linea tipica detta “consolare” destinata a generalizzarsi e conservarsi fino all’avvento della carica della corona (1842).

Durante la Rivoluzione francese sono frequenti i quadranti dipinti con simboli e motti rivoluzionari.

Dopo la Rivoluzione, in Francia riappare l’orologio da tasca tipo “gioiello” ed è proprio in questo campo che gli svizzeri iniziarono la loro produzione sempre più consistente.

I principali produttori europei verso la fine del 1800 furono Inghilterra, Francia e Svizzera. Quest’ultima con la scuola di Ginevra produceva orologi piuttosto piccoli e sottili, finemente lavorati. Gli orologi europei si diffusero con successo in tutto il mondo e fu così che si iniziarono le prime produzioni di orologeria del tipo industriale.

Sono di questo periodo le produzioni di orologi falsi, privi di movimento, semplici contenitori finemente lavorati con incisioni e smalti che dovevano appagare la sola vanità di ostentazione del proprietario.

Con la produzione di tipo industriale si iniziarono le vendite in ogni mercato e le varie industrie dovettero adeguarsi a nuovi tipi di richieste.

Gli orologi destinati ai mercati mediorientali furono dotati di due o tre controcasse per proteggere il meccanismo dalle insidie della polvere dei deserti; quelli destinati alla Cina avevano il quadrante di smalto bianco, senza decorazioni, con la lancetta dei secondi al centro, perché i committenti cinesi volevano vedere “battere il cuore” del proprio segnatempo.

Per i ricchi rajah indiani si realizzarono orologi più ricchi e più complicati possibili: dovevano essere vistosi, splendenti di smalti, perle e pietre preziose.

Magnifici esemplari furono prodotti per la corte imperiale russa, destinati alle alte classi della nobiltà e del ceto militare, impiegati come doni e particolari riconoscimenti. Anche il famoso Breguet costruì preziosi capolavori per la Russia.

La grande diffusione

L’orologio da tasca fu un oggetto di lusso riservato alle classi della nobiltà e dell’alta borghesia ma, con l’avvento della produzione industriale e il relativo minor costo, iniziò a diffondersi anche nella media borghesia. Bisogna però aspettare fino alla metà dell’Ottocento per giungere all’epoca della grande diffusione.

A fronte della grande richiesta l’industria dell’orologeria rispose imboccando due diverse vie: una per produrre orologi senza decorazioni inutili (a parte la coq) che misuravano abbastanza bene il tempo ma non costavano troppo, l’altra per produrre orologi molto cari ad alta precisione, con lavorazioni molto curate, destinati a una clientala ricca e raffinata.

Una particolare scuola seppe cogliere una posizione centrale, che può essere definita la sintesi dei due orientamenti: la scuola del famoso orologiaio Breguet che seppe unire la precisione del movimento ad una linea estremamente essenziale e di grande purezza.

Gli orologi di Breguet avevano la cassa tonda leggermente bombata, molto sottile, dando così il massimo della leggibilità al quadrante che era contornato da una sottilissima cornice. Le lancette e il quadrante erano di disegno essenziale e la loro lettura risultava nititissima. Il maestro poneva una firma segreta in ogni suo prodotto. Breguet apportò importanti innovazioni anche nel movimento: la prima autocarica, un nuovo scappamento a leva e un nuovo tipo di spirale che porta ancora oggi il suo nome.

Alla fine del diciannovesimo secolo l’orologio ornamentale da tasca terminò la sua attrattiva, mentre rimase come “gioiello” per signora da portarsi come ciondolo o spilla, con le forme più originali e diversi impreziosimenti.

Il 1800 fu comunque un secolo molto importante per l’orologio da tasca. Fu l’anno in cui Arnold riuscì a costruire il primo cronometro da tasca per la marina inglese con caratteristiche di precisione eccezionali. Fu l’inizio di una produzione prestigiosa, non solo per la marina, che nel corso del secolo seppe creare modelli importanti con bilancieri compensati a più segmenti, tutti di indiscussa precisione.

Nel 1820, in coincidenza con l’impiego dello scappamento a cilindro, venne introdotta definitivamente la lancetta dei secondi, prima posta al centro e successivamente in un quadrantino a parte.

Nel 1842 Philippe costruì il primo orologio con carica dalla corona risolvendo il problema della chiavetta separata, che sin dalle origini angustiava i produttori e i fruitori.

Nel 1867 Roskopf cominciò a fabbricare in serie il suo orologio con l’ancora a pioli. Rappresentò un tipo di orologio robusto e abbastanza preciso, ma soprattutto molto conveniente (costava solo 20 franchi).

Con l’avvento dei primi orologi da polso, a partire dal 1900, gli orologi da tasca cominciarono il loro declino, fino ad essere definitivamente soppiantati dai modelli più moderni.

L’OROLOGIO DA POLSO

Dall’inizio del secolo scorso a partire dalla Svizzera gli orologi da polso si diffusero in tutta Europa. Nel periodo più fecondo che va dal 1900 al 1950 vennero realizzati veri capolavori di meccanica e miniatura.

I cronografi

Il cronografo è un orologio che ha un dispositivo supplementare per la misurazione di un fenomeno nel tempo. Si tratta dell’espressione concreta di quella ventata di tecnicismo che ha permeato l’Europa e tutto il mondo occidentale negli anni Quaranta. Meccanicamente è il perfezionismo ulteriore del normale orologio da polso; rappresenta inoltre la miniaturizzazione del processo cui si era assistito nel secolo precedente con l’orologio da tasca. Il cronografo segna il grande processo di adeguamento dell’uomo al mondo lanciato verso l’industrializzazione e le conseguenti esigenze di precisa analisi e tesaurizzazione del tempo.

I primi cronografi, nati intorno al 1920, avevano un solo pulsante, nei più antichi posto sulle ore 6. Nel 1934 apparve il primo cronografo a due pulsanti con la possibilità di misurare tempi successivi.

L’ulteriore evoluzione è il “crono” rattrappante con un monopulsante e uno sdoppiamento della “trotteuse”.

La meccanica è estremamente complessa, soprattutto costretta in un minimo ingombro.

Pochissime furono le case che si cimentarono nella produzione di cronografi automatici: il più noto esemplare è il Primero della Zenith-Movado.

Le applicazioni variano in funzione di specifici usi per cui erano commercializzati, quindi per gli ingegneri il contapezzi e il regolo calcolatore (famoso il Brettling), per i medici la scala per il calcolo delle pulsazioni, per i militari il telemetro e via via verso specializzazioni sempre più particolari, sino ai cronografi per le regate.

I cronografi, abbastanza rari quelli di forma quadrata, furono di moda dal 1945 al 1950, quando vennero particolarmente apprezzati anche dalle signore.

Con il cronografo l’orologio da polso incomincia a dotarsi di sempre maggiori complicazioni.

L’industria si ingegna ad inserire altre nuove funzioni, fino a giungere all’orologio con calendario complesso.

Il primo esempio di serie è l’Universal Tricompax presentato per la prima volta alla Fiera di Basilea del 1943. Tanto fu il suo successo e tanta la sua diffusione che ancora oggi il nome dei modelli Universal è comunemente usato per identificare i vari tipi di cronografi, che si distinguono in Compax, Bicompax e Tricompax

Meccanismi e funzioni

Gli orologi a complicazione raggiunsero il loro vertice di perfezionismo meccanico nell’orologio perpetrale.

Esso tiene conto autonomamente della diversità di durata dei vari mesi 30-31 giorni e addirittura del 29 di febbraio dell’anno bisestile. Questo minuscolo meccanismo contiene una quantità tale di rotismi per cui arriva a ridurre il movimento ad un ingranaggio che compie un giro completo solo ogni quattro anni. A questa categoria appartengono orologi con fasi lunari tanto apprezzati quanto inutili oggi, in cui nulla è più legato al ritmo della luna.

Un settore particolare degli orologi a complicazioni è rappresentato dagli svegliarini, cioè gli orologi dotati di un meccanismo a suoneria e della relativa lancetta per la programmazione.

Il più diffuso è il Valcain-Kricket, ma attorno agli anni Cinquanta praticamente tutte le case avevano in catalogo un modello di questo genere, per rispondere alla forte richiesta. Storicamente il primo svegliarino da polso fu prodotto dall’Eterna con il suo famoso Calibro 68 nel lontano 1912.

Tra i più belli il Memorox della Jaeger che, nelle versioni più recenti dopo gli anni ’50 era prodotto con carica automatica, secondi al centro e datario.

L’espressione massima delle complicazioni si ebbe con l’orologio da polso a ripetizione, dotato di un meccanismo che a richiesta batte musicalmente le ore, i quarti e i minuti.

Poche case costruttrici si comentarono in quest’impresa, per cui oggi sono costosissimi i pezzi di questo genere, sempre realizzati da marchi come Patek Philippe, Vacheròn & Constantin, Audemars-Piguet, Cartier e Gubelin.

Gli automatici

L’idea di realizzare un orologio che si carica da solo, una specie di moto perpetuo, è sempre stata l’aspirazione di tutti i costruttori di meccaniche. I primi tentativi di costruzione di orologi da polso automatici risalgono all’inizio del secolo scorso ma fu solo nel 1927 che il primo orologio da polso con carica automatica fu prodotto industrialmente. Il brevetto era di un inglese che gli diede il suo nome, Harwood, ma la produzione fu svizzera. Prima fu prodotto da Blancpain e poi da Schild, sempre sotto la marca Harwood. Ben presto anche Rolex, nel 1931, lanciò un modello automatico di grande diffusione, l’Oyster, che viene prodotto ancora oggi sebbene con lievi adattamenti. L’automatismo è dovuto ad un rotore eccentrico che ruota attorno ad un perno centrale ad ogni minimo spostamento del polso, fornendo l’energia di carica alla molla. Questo sistema trionfò e si impose su tutti gli altri che rimasero a livello sperimentale. Oggi vengono citati e collezionati per curiosità modelli come il Wig Wag che faceva scorrere l’intero meccanismo entro la cassa, o l’Autorist, che sfruttava gli aumenti di diametro del polso nel normale gesticolare e altri ancora.

Il primo brevetto di Harwood aveva un rotore che percorreva un’ampiezza di 220 gradi. Nel 1931 con il modello Oyster la Rolex riuscì a far percorrere il suo rotore a 360 gradi superando il problema dell’ingombro dell’asta di carica. Il Movado calibro 115 del 1950 è praticamente l’ultimo meccanismo costruito con massa oscillante a rotazione limitata.

Il passo successivo fu quello di realizzare il rotore con metalli di grande peso specifico (oro 24 carati o platino), ma il vero salto di qualità che permise anche una drastica diminuzione del diametro e dello spessore degli orologi automatici avverrà con la realizzazione del microrotore decentrato, in pratica non più sovrapposto alla normale meccanica, ma in essa inglobato. La prima casa a produrre questo modello fu la Bühren nel 1954. Ad essa si adegueranno presto tutte le case più importanti. I primi orologi automatici non avevano però una grossa autonomia e dovevano vincere la diffidenza dell’acquirente. Per mostrare al primo colpo d’occhio la perfetta marcia dell’orologio, si adottò sempre più diffusamente la lancetta dei secondi al centro, che serviva a indicare il funzionamento a prima vista.

Per lo stesso motivo apparvero, a partire dal 1947, gli indicatori della riserva di carica, cioè una lancetta o finestrella che indica le ore residuali di autonomia di carica. In questo modo prima di coricarsi era sufficiente controllare la lancetta, in modo da non trovare l’orologio fermo il mattino seguente.

La storia degli orologi meccanici da polso è la testimonianza di quanto hanno saputo fare i maestri orologiai per dotare l’uomo di uno strumento sempre più perfetto e sempre più adatto alle esigenze in evoluzione. Attraverso le mutazioni dei modelli cogliamo anche lo svolgersi delle vicende umane. Il fascino che ancora oggi questi preziosi pezzi storici sanno suscitare è soprattutto dovuto al grande amore con cui sono stati costruiti.

Un’occhiata al meccanismo

Il cuore di un orologio meccanico è il bilanciere, un anello metallico collegato ad una molla a spirale che compie un rapidissimo movimento oscillatorio.

Questo movimento avviene in perfetto equilibrio mantenendo l’ampiezza dell’oscillazione stabile e scandendo così con estrema precisione il tempo.

Si chiama “scappamento” il dispositivo che fornisce meccanicamente gli impulsi al bilanciere perché possa compensare la forza decrescente dovuta agli attriti dei perni e la resistenza all’aria.

Lo scappamento è un dispositivo fatto di geniali, precisissimi ingranaggi, che trasformano la forza di una molla in tensione (avvolta con carica manuale) che si svolge lentamente.

L’orologio si completa con una serie di altri ingranaggi e meccanismi che trasmettono il movimento scandito dal bilanciere a perni su cui sono innestate le lancette. Queste ultime muovendosi sul quadrante indicano le ore, i minuti, i secondi e altre misure di tempo.

Tutti questi meccanismi e ingranaggi sono racchiusi dentro una cassa contenitore, a formare l’orologio completo. Infine, dalla cassa sporgono due anse alle quali è agganciato un cinturino, ed ecco l’orologio da polso completo.

Per realizzare un orologio meccanico di buona precisione sono necessari almeno 120 pezzi che per la maggior parte sono di piccolissime dimensioni ed estremamente delicati, basti pensare che la lama di una piccola spirale del bilanciere può avere uno spessore di un centesimo di millimetro (lo spessore di un capello fine è di circa 4 centesimi di millimetro). Inoltre l’orologio da polso deve garantire il suo perfetto funzionamento in qualsiasi posizione, subendo gli urti che il braccio continuamente gli trasmette, oltre alle variazioni di pressione e di temperatura che incontra.

L’orologio meccanico da polso riesce a conservare la sua perfetta misurazione del tempo in ogni condizione, soprattutto per le rapidissime oscillazioni del suo bilanciere. Un bilanciere compie da 5 a 10 oscillazioni al secondo, quindi da 432.000 a 864.000 movimenti al giorno.

Alcuni cronometri da concorso hanno una tolleranza di marcia al di sotto di 1/10 di secondo ogni 24 ore, in pratica è come misurare un chilometro con una tolleranza di 1 millimetro circa.

In definitiva, dentro quelle piccole casse pulsano veri e propri capolavori di meccanica di precisione.

 


ELENCO MARCHI OROLOGI MODERNI E D’EPOCA

A. Lange & Sohne

Alex Shield

Alexander Pierre

Alibert Francois Paris

Alpina

Angelus

Aquastar

Ardath

Arnold & Son

Arsa

Ato

Audemars Freres

Audemars Louis Geneve

Audemars Piguet

Aurora

 
 

Baume a Geneve

Baume & Mercier

Bayley London

Benrus

Berthoud

Blancpain

Bordier

Borel

Boucheron

Bourdon

Bovet Fleurier

Breguet

Breil

Breitling

Bucherer

Bueche Girod

Bulgari

Bulova

Cartier

Certina

Chanel

Chantecler

Chaumet

Chopard

Chronoswiss

Comor

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Corum

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Cuervo y Sobrinos

Cwc

Cyma

 
 

Danet Pierre

Daniel Roth

De Berthune

De Grisogono

De Laneau

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Ferrari

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