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Carlo Felice (1821-1831)

Carlo Felice di Savoia (Torino, 6 aprile 1765 – Torino, 27 aprile 1831) fu re di Sardegna e duca di Savoia dal 1821 alla morte. Quinto figlio maschio di Vittorio Amedeo III di Savoia e Maria Antonietta di Spagna. Carlo Felice, quale fratello minore di Carlo Emanuele IV di Savoia e Vittorio Emanuele I di Savoia, non era destinato alla successione al trono. Il 7 marzo 1807, nella Cappella Palatina del Palazzo Reale di Palermo, sposò Maria Cristina di Napoli. Dopo la caduta di Napoleone e il rientro di Vittorio Emanuele a Torino (20 maggio 1814), Carlo Felice lo seguì per un breve periodo per poi ritornare l’anno seguente in Sardegna con la moglie mantenendo formalmente la carica di Viceré sino al 1821. Il 13 marzo 1821, all’abdicazione del fratello Vittorio Emanuele I, Carlo Felice sale al trono. Non avendo mai aspirato al trono e non amando particolarmente i torinesi che, ai suoi occhi, si erano macchiati di tradimento verso la dinastia appoggiando prima Napoleone e poi i moti costituzionali, Carlo Felice non fu molto presente come re né partecipò alla vita sociale della capitale. Risiedé a Torino solo quando era aperta la stagione teatrale ma trascorreva il suo tempo in Savoia, nel nizzardo, a Genova e nei castelli di Govone e Agliè. Carlo Felice morì il 27 aprile 1831 a Torino, presso Palazzo Chiablese e volle essere sepolto nell’abbazia di Altacomba in Savoia. Con Carlo Felice, senza eredi dal proprio matrimonio, si estingue il ramo principale dei Savoia. La corona reale passerà al ramo dei Savoia-Carignano con Carlo Alberto, suo successore.

Il sistema monetario di Carlo Felice è quello mantenuto in vigore da Vittorio Emanuele I ma nel rovescio lo stemma è inquartato. Carlo felice approvò uno speciale ordinamento per le zecche e ordinò che tutti i punzoni e i coni delle monete, delle medaglie e delle tessere fossero conservati nella zecca. Contrariamente a quanto ritenne il Marchisio, la monetazione di Carlo Felice non ebbe inizio nel 1824 data della morte del fratello, Vittorio Emanuele I. Le monete con date 1821, 1822 e 1823, non furono coniate dopo il 1824. Il Carboneri ha fornito prove d’archivio che questi millesimi di monete furono effettivamente coniati negli anni citati dalla Zecca di Torino. Durante il regno di Carlo Felice furono coniate monete anche nella zecca di Genova e fu completata la serie aurea con la moneta da L. 40.

Carlo Alberto (1831-1849)

Nato a Torino il 2 ottobre 1798, figlio di Carlo Emanuele di Savoia-Carignano e Albertina Maria Cristina di Sassonia. Durante il periodo napoleonico visse in Francia, dove acquisì un’educazione liberale. Non destinato al trono, diventò re dello Stato sabaudo nel 1831 alla morte dello zio Carlo Felice che non aveva eredi. Da sovrano, dopo un primo periodo conservatore durante il quale appoggiò vari movimenti legittimisti d’Europa, nel 1848 aderì alle idee ispirate a un’Italia federata guidata dal papa e libera dagli Asburgo. Nello stesso anno concesse lo Statuto Albertino, la carta costituzionale che rimarrà in vigore (prima nel Regno di Sardegna e poi nel Regno d’Italia) fino al 1947. Guidò le forze che portarono alla prima guerra di indipendenza contro l’Austria, ma, abbandonato da papa Pio IX e Ferdinando II di Borbone, nel 1849 fu sconfitto a Novara e abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II recandosi volontariamente in esilio. Morì in esilio qualche mese dopo nella città portoghese di Oporto.

Con l’ascesa al trono di questo sovrano furono per la prima volta coniate monete d’oro da cento e cinquanta lire, in sostituzione dei pezzi da ottanta e quaranta lire emesse con il suo predecessore. Con l’effige di Carlo Alberto vennero coniate, nella zecca di Genova, monete da ottanta lire di cui si ordinò la rifusione ancora prima di essere in circolazione, essendone stata decretata la sospensione.

Le monete di questo periodo furono tutte opera di Giuseppe Ferraris, nato a Torino nel 1794, che assume l’incarico di capo incisore di quella zecca succedendo al Lavy che fin dal 1796 aveva prestato la sua opera. Iniziò con il pezzo da venticinque centesimi di Carlo Felice per poi continuare con l’intera monetazione di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, come Re di Sardegna e, successivamente, come Re d’Italia.

Vittorio Emanuele II Re di Sardegna (1849-1861)

Figlio di Carlo Alberto e di Maria Teresa d’Asburgo Lorena, nacque a Torino il 14 marzo 1820 e morì a Roma il 9 gennaio 1878. Succedette al padre volontariamente recatosi in esilio. Portò a compimento il Risorgimento nazionale e il processo di unificazione italiana. Per questi avvenimenti è indicato come “Padre della Patria”. A lui è dedicato il monumento nazionale eponimo del Vittoriano, in piazza Venezia a Roma. Come re di Sardegna regnò fino al 1861 anno in cui fu proclamato Re d’Italia.

In questo periodo non furono emesse monete d’oro di taglio grosso, cento e cinquanta lire, essendo in circolazione quelle con l’effige di Carlo Alberto coniate in numero rilevante, ma soltanto pezzi da venti e dieci lire in oro, nonché scudi da cinque lire e divisionarie d’argento. Non vennero emesse monete di rame. Le monete furono tutte opera del capo incisore della zecca di Torino, Giuseppe Ferraris, e oltre alle zecche di Torino e Genova, entrò in funzione anche quella di Milano, che negli anni precedenti coniava monete austriache. La zecca di Genova venne soppressa nel 1860.

Vittorio Emanuele II Re eletto (1859-1861)

Con l’annessione dell’Emilia Romagna e della Toscana al regno di Sardegna, fu anche da queste province adottato il sistema monetario decimale piemontese, per cui nelle zecche di Bologna e di Firenze ebbe luogo una regolare coniazione di monete d’oro, argento e rame. Fra gli autori dei modelli, oltre al Ferraris, figurano Domenico Bentelli, della zecca di Parma, per le monete d’oro coniate a Bologna e Gori per quelle d’Argento, coniate a Firenze. Per le monete di rame, coniate a Bologna, furono adottati gli stessi coni, ma mancanti del segno di zecca inviati dalla zecca di Torino, che li aveva già usati nella monetazione di Carlo Felice, con il millesimo 1826. I coni furono opera di Maurizio Veglia. Soltanto le monete di rame per la Toscana vennero coniate a Birmingham. La zecca di Bologna rimase in esercizio fino al 31 dicembre 1861. Con quell’anno cessò anche la produzione monetaria della zecca di Firenze.

Vittorio Emanuele II Re d'Italia (1861-1878)

In Italia, dopo l’Unità, continuò l’attività delle diverse zecche fino alla definitiva chiusura di esse, con eccezione della zecca di Roma. Alla morte del sovrano, avvenuta nel 1878, restavano in attività soltanto le zecche di Milano e Roma, essendo state soppresse quelle di Bologna, Genova e Firenze nel 1861 e quelle di Torino, Napoli e Venezia nel 1870. La coniazione delle monete di rame da dieci centesimi venne eseguita, oltre che nelle zecche nazionali, anche in quelle di Parigi, Bruxelles Strasburgo e Birmingham. Alla proclamazione del nuovo Regno, l’incarico per l’incisione delle nuove monete, sia in oro, che argento e rame, venne affidato all’incisore capo della zecca di Torino Giuseppe Ferraris che era stato già autore dei precedenti modelli di monete del regno del Piemonte.

Umberto I (1878-1900)

 

 

 

Umberto I nacque il 14 marzo 1844. Fu Re d’Italia dal 1878 al 1900. Figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Maria Adelaide d’Austria, regina del Regno di Sardegna. Generoso nel fronteggiare sciagure come l’epidemia di colera a Napoli del 1884 e per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli, che apportò alcune innovazioni nel codice penale come l’abolizione della pena di morte, fu altrimenti rigido e conservatore in diverse occasioni come l’avallo alle repressioni dei moti popolari del 1898 e l’onorificenza concessa al generale Fiorenzo Bava Beccaris per la sanguinosa azione di soffocamento delle manifestazioni del maggio dello stesso anno a Milano. Azioni queste ultime che gli costarono tre attentati fino a quello che a Monza, il 29 luglio 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, gli sarà fatale.

Vittorio Emanuele III (1900-1946)

Figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia nacque a Napoli l’11 novembre 1869 e nel 1900 succedette, alla morte del padre, al trono del regno d’Italia. Ricevette alla nascita il titolo di principe di Napoli, nell’evidente intento di sottolineare l’unità nazionale, da poco raggiunta. Il suo lungo regno vide l’introduzione del suffragio universale maschile (1912) e femminile (1945), le prime importanti forme di protezione sociale, il declino e il crollo dello Stato liberale (1900-1922) e la nascita e il crollo dello Stato fascista (1925-1943).

Numismatico e collezionista, nel 1900 fece pubblicare il primo volume del Corpus Nummorum  Italicorum, il catalogo della sua maestosa raccolta di monete italiane. Nel 1911 fu annessa la Libia. A seguito dell’attentato di Sarajevo dichiara la neutralità dell’Italia alla guerra europea, ma nel 1915 dichiara guerra all’Austria. L’armistizio fu firmato nel 1918. Nel 1922 i fascisti, con a capo Benito Mussolini, conquistarono il potere.

Nel 1936 assume il titolo di Imperatore d’Etiopia e durante la seconda guerra mondiale, con l’occupazione dell’Albania aggiunge ai suoi titoli anche quello di Re d’Albania (dal 1939 al 1943). In seguito alla disfatta e alle vicende che seguirono la seconda guerra mondiale abdicò il 9 maggio 1946 a favore del figlio Umberto II. Con l’avvento della Repubblica, nel 1946, Vittorio Emanuele si ritirò in esilio ad Alessandria d’Egitto, dove morì nel 1947.