Acquisto Mobili e Arredi Antichi

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IL BAROCCO

Durante il XVII secolo, giunto all’estremo affinamento e al massimo sviluppo il linguaggio classico rinascimentale, si manifesta la rivoluzione stilistica dell’epoca barocca. Nonostante i detrattori, il Barocco raggiungerà un trionfo repentino. Terminato il ricorso all’antichità, sondato dai predecessori, il Barocco si afferma come istanza nuova e originale che non ricorre a preconcetti o maestri, affermandosi quindi come stile profondamente moderno. Si tratta di un’arte che si manifesta con forme maestose e colossali nate nell’epoca delle monarchie assolute. L’origine dello stile va ricercato nei movimenti artistici romani del Seicento e in particolare nelle invenzioni architettoniche e decorative di Bernini e Pietro da Cortona. L’origine del barocco è quindi essenzialmente scultoria e architettonica. Dopo i primi quarant’anni del secolo in cui si elaborano i germi del Barocco, si forma successivamente il primo Barocco che si evolve fino al 1670 circa per poi sfociare nel Barocco maturo che continua per tutto il secolo fino ai primi trent’anni del successivo.

I mobili intagliati in noce tendono ad ammorbidirsi nelle forme mentre le decorazioni si sovrappongono alla funzionalità. Agli incastri è sostituito l’incollaggio e compaiono le prime impiallacciature. Alle linee sinuose si abbinano dorature e materiali pregiati. Le botteghe artigiane iniziano in questo periodo a diversificare i compiti per specializzazione: mobiliere, ebanista, scultore, bronzista. Alle bugnature e ai riquadri tipici del primo Seicento si sostituiscono spigoli arrotondati, curve e volute e la linea serpentina. Le cimase dei mobili sono intagliate con grande varietà di forme. Sul territorio italiano le province iniziano a manifestare una propria originalità affiancando Firenze e Roma che erano state, rispettivamente nel Quattrocento e nel Cinquecento, le città guida nell’arredo.

– Regioni e città:

Piemonte

Mazzarina piemontese inizi XVIII secolo

Questa regione era ancora molto legata ai modelli cinquecenteschi nei quali i mobili non emergevano come entità autonome ma rientravano in modo neutrale nel complesso decorativo degli interni. Impiallacciature e intarsi non esuberano il buon senso del mobile. La linea guida in questa regione è la funzionalità. Gli armadi piemontesi sono generalmente costruiti in legno di noce, le ante sono suddivise in pannelli a motivi geometrici e nel tardo Barocco le linee di contorno si ammorbidiscono. Particolare quanto raro è il cosiddetto tavolo “a cancello” o “a orecchie”, di forma rotonda o ovale con parti laterali incernierate e abbassabili. Le consolle piemontesi sono piuttosto semplici, con il piano appoggiato su quattro sostegni torniti congiunti da traverse parallele al piano. Durante il Barocco maturo i modelli si fanno più complessi e i sostegni ricurvi si riducono a due. Luigi Prinotto (1685 circa – 1780) fu ebanista presso la Corte Sabauda ed esponente dello stile Luigi XV in Piemonte. Ebbe a Torino una fiorente bottega specializzata in mobili finemente intarsiati con legno di noce, bois de rose, legni da frutta diversi, madreperla e avorio. È celebre per avere eseguito, nel 1723, lo scrittoio di Palazzo Reale di Torino, probabilmente ad uso esclusivo del re, intarsiato in avorio con figure che rappresentano episodi dell’assedio di Torino del 1706.

Nel 1654 fu fondata a Torino l’Università dei Minusieri, Ebanisti e Mastri da Carrozze. Questa scuola favorì un aumento qualitativo nella lavorazione del legno da parte dei mobilieri sottoposti a un vero e proprio esame, superato il quale diventavano maestri con il permesso di aprire la propria autonoma bottega.

Operosa in Piemonte nel sec. XVII e originaria di Savigliano, fu la famiglia di scultori in legno e intagliatori Botto. Il più noto fu Pietro e i suoi figli Bartolomeo e Carlo Francesco. Da ricordare inoltre Giorgio, fratello di Pietro. Nel 1611 quest’ultimo è pagato per diversi lavori fatti nella galleria di Carlo Emanuele I e per il bucintoro ducale. Nel 1629 risulta impiegato con il fratello Pietro in molti lavori per San Pietro di Savigliano. I palazzi reali e nobiliari di Torino, Savigliano, Chieri e Cherasco sono ricchi di lavori di Pietro e Giorgio. I figli di Giorgio, Giovanni Battista e Secondo Antonio, furono attivi nella seconda metà del secolo e insieme lavorarono nel palazzo Reale di Torino.

L’intagliatore Michele Crotti fu invece attivo tra XVII e_XVIII secolo. Operò per Palazzo Reale e in altre residenze dei Savoia. In particolare, partecipò all’esecuzione dell’alcova di Palazzo Reale a Torino (1684-1756).

Liguria

Cassettone e bambocci Genova XVII secolo

La felice situazione economica permette qui lo sviluppo di una produzione di arredi assai raffinata. Stilisticamente vicina alla Francia, l’arte del mobilio ligure è intessuta di dettagli di pregio, preziose impiallacciature, esuberanti intagli, raffinati supporti e maniglie. Ne emergono dei valori pittorici di superficie veramente originali. Questo tipo di decorazioni è detta “a bambocci”. A Genova si sviluppa un modello di tavolo di modeste dimensioni con gambe tornite che sostengono un’alta fascia con coppie di cariatidi poste agli angoli. Gli armadi hanno sportelli a formelle ricche d’intagli a rosoni e fogliame. Le riquadrature sono sottolineate da nervature assai marcate mentre i fianchi hanno riquadrature “a losanga”. Gli stipi genovesi sono di due tipi. Il primo, di memoria cinquecentesca, è di grande mole con piano ribaltabile in liscia radica di noce che cela cassettini e ripostigli disposti attorno a un grande vano. Il secondo, più tipicamente seicentesco, è a due corpi di cui quello inferiore a credenzina. In entrambi i casi, il cappello imponente è a sagomature aggettanti.

Particolarmente belli sono i cassettoni liguri, caratterizzati da grande semplicità strutturale e ricchezza decorativa a intagli. La fronte è comunemente liscia e le maniglie sono dei piccoli capolavori di scultura antropomorfa. Rispetto alle altre regioni, le consolle genovesi sono più pesanti nelle proporzioni, con sostegni costituiti da gambe massicce e intagliate a forti rilievi. A Genova inizia la propria attività Filippo Parodi (1630-1702), poi maestro del Brustolon, il quale elabora il linguaggio romano svuotandolo di ogni pesantezza. Con il Parodi, prelude al gusto rocaille anche Lorenzo de Ferrari (1680-1744).

Lombardia

Qui si manifesta palesemente la condizione di assoggettamento alla Spagna. Gli arredi sono pesanti con specchiature incorniciate da profili neri. Durante il Barocco maturo emerge la figura di Andrea Fantoni (1659-1734), autore di splendidi arredi nei quali l’economia stilistica è dettata dalla vigorosa plasticità delle decorazioni.

Gli armadi lombardi si distinguono per le ante poco pesanti che evitano così un peso eccessivo. I piedi, a mensola e lesene laterali, sono intagliati a forte rilievo. Per materiali e lavorazione sono di grande valore gli stipi lombardi. Spesso intarsiati in avorio, tartaruga, ebano e pietre dure, hanno struttura a due ante che cela cassetti variamente disposti. Le consolle lombarde, in legno dorato e dipinto, hanno sostegni riccamente intagliati a tutto tondo con putti, figure umane e fogliami. Rizzardo Carboni (1684 – 1754), scultore, intagliatore ed ebanista, crebbe in una nota famiglia di ebanisti e scultori milanesi. Si trasferì a Brescia agli inizi del XVIII secolo, dove si sposò ed ebbe tre figli (Bernardino, Domenico e Giovan Battista) che seguirono le orme paterne. I Mangone furono una famiglia di ebanisti, carpentieri, architetti e ingegneri, probabilmente originari di Caravaggio, nel Bergamasco. Il capostipite fu Giovanni Battista, nato intorno al 1556-57 e residente a Milano prima nel 1602 e poi nel 1610 (e dove morì nel 1627). Il figlio Giulio, nato a Milano nel 1584, si formò nella bottega paterna come disegnatore, modellista e intagliatore di rilievi figurativi. Per la Fabbrica del duomo di Milano, fra il 1602 e il 1628, eseguì scene con la Vita di S. Ambrogio (per gli stalli del coro) e Angeli musicanti (per le cantorie degli organi). Morì a Milano entro il 1647. Personaggio eminente della famiglia fu Fabio, nato a Milano nel 1587 e divenuto, come il padre, fidato del cardinale F. Borromeo. Formatosi anche lui nel laboratorio paterno, ebbe modo di compiere un viaggio d’istruzione a Roma, intorno al 1610, forse sotto l’ala del Maderno. Morì di peste a Milano il 2 marzo 1629.

Venezia

Ribalta veneta, metà XVIII secolo

Dopo il 1650, una volta emancipatasi dallo stile del secolo precedente, Venezia matura un linguaggio Barocco importato da Roma. Risale a questo periodo l’uso della lacca. I letti a baldacchino veneti hanno generalmente il tetto a cupola. Pregevoli gli stipi veneziani con il basamento a carattere scultoreo che sostiene il corpo superiore con pannelli decorati in avorio, madreperla e vetro. La consolle veneziana, che si caratterizza verso la fine del Seicento e i primi del Settecento, ha gambe più slanciate che quelle genovesi e la fascia del piano è sontuosamente decorata con motivi centrali a traforo.

Il principe dei mobilieri veneti sarà, alla fine del secolo, Andrea Brustolon (1662-1732) che manifesta sommamente la capacità di uno scultore capace di trasformare gli arredi in strutture di sorprendente vitalità. Alla fine degli anni Settanta soggiorna a Roma, dove subisce l’influenza del Bernini che gli ispira la riproposizione su legno della concezione plastica barocca intagliata a tutto tondo. Tipiche sono le sue poltrone sorrette da cariatidi ornate di sculture integranti la struttura del mobile.

Emilia

Arcile Emilia XVII secolo

In questa regione si sviluppa una produzione raffinata, distinguibile per piedi e spigoli torniti. La zona del parmigiano è caratterizzata da un’insolita ricchezza decorativa e assai pregevole è la scuola d’intaglio sviluppatasi a Parma. Decorazioni di bronzo, rosoni e borchie non sono inusuali in questa regione. A Bologna divenne caratteristico un tavolo rettangolare detto bolognese, formato da un piano pesante, poggiato su un’alta fascia con cassetti, sostenuto da tozze gambe.

Toscana

Credenza Toscana XVII secolo

Partecipa tiepidamente alla rivoluzione barocca producendo ancora un mobilio di schietta tradizione cinquecentesca. Lo stipo è l’unico arredo in cui Firenze, abbandonando i modelli dei secoli passati, riesce a esprimere una nuova fantasia.

Roma

Consolles Roma XVII secolo

Resta anche in questo secolo un centro di eccellenza e sperimentazione nella produzione del mobilio e si sviluppa qui, verso il 1640, il Barocco più originale. Filippo Caffieri (1634-1716), nato a Roma da una famiglia originaria di Napoli, fu ebanista e scultore. Dopo avere operato per papa Alessandro VII, fu condotto in Francia dal cardinale Giulio Mazzarino, ed entrò a servizio del re Luigi XIV intorno al 1660. Si stabilì nella manifattura Gobelins e sposò la sorella del pittore del re, Charles Le Brun. Una sorte similare ebbe Domenico Cucci (1635-1704) altro ebanista e incisore natio di Todi ma naturalizzato francese. Anch’egli si trasferì in Francia intorno al 1660 e lavorò alla manifattura di Gobelins e alla decorazione della “Piccola galleria” alla reggia di Versailles.

Napoli

La città risente dell’influenza romana ma il Barocco vi giunge con qualche anno di ritardo e si manifesta in modo meno raffinato. Gli stipi napoletani hanno ricchi intarsi lignei con motivi floreali assai vicini per disegno e composizione alle tarsie olandesi.

Sicilia

Stipo Sicilia XVII secolo

Elabora un barocco simile a quello napoletano ma più fastoso. Una delle particolarità dei letti siciliani è quella di essere costruiti in ferro.

– Tipologie:

Sedia

La sedia, rispetto al secolo precedente, non subisce importanti trasformazioni. Gambe e traverse sono tornite. Con il raggiungimento della piena maturazione del Barocco diverranno più opulente perdendo progressivamente la rigidità a favore di forme curve e morbide.

La fratina è un tipo di sedia dal disegno severo alleggerito nello schienale con una traversa a giorno intagliata. Il seggiolone inizia intanto la sua lenta trasformazione in poltrona. Lo schienale resta di forma quadrangolare mentre i braccioli iniziano a curvarsi e le gambe, in genere tornite a tortiglione, sono collegate da traverse ad “H”. Gli elementi maggiormente curati in questa tipologia sono: la comodità, le torniture, la tappezzeria dello schienale e del sedile realizzata con tessuti di pregio.

Tavolo

Il tavolo di rappresentanza è piuttosto massiccio, di grandi dimensioni con gambe tornite a colonna raccordate da traverse massicce e decorate con robusti rilievi. Può anche avere quattro gambe, a vaso, poggianti su un dado e raccordate da traverse con piede a sfera schiacciata.

Contrapposto a questo manufatto è il tavolo fratino di origine marchigiana, elegante e semplice, con gambe sagomate “a lira” e piano in noce massiccio.

Letto

Si tratta di uno dei mobili più importanti dell’arredamento. Con l’uso della tappezzeria e il vezzo di coordinarne i tessuti, la camera diventa un vero e proprio luogo consono per esibire l’eleganza. Nei primi decenni del secolo il letto mantiene le forme cinquecentesche con quattro colonne agli angoli assai lavorate che reggono il baldacchino. Con la cortina chiusa questo letto assume la forma detta “a scatola”. Gli ampi tendaggi, scorrendo su una serie di anelli, permettono durante il giorno l’apertura della cortina, legando gli angoli del tessuto alla colonna. Con lo scorrere del secolo i letti assumono forme viepiù monumentali. I legni sono dorati oppure coperti di stoffe pesanti. Il letto d’angelo è invece un modello a baldacchino più snello e modesto.

Armadio

Questo arredo, destinato a contenere biancheria e documenti, nel Seicento mantiene le grandi forme dei suoi predecessori cinquecenteschi. Le facciate hanno due grandi ante suddivise in riquadrature “a specchio”. Il frontone è sagomato e mistilineo.

Stipo

Già costruito nel secolo precedente, diventa nel Seicento uno degli armadi più tipici ed eleganti. Derivato dallo studiolo cinquecentesco è costruito in materiali preziosi con struttura di carattere architettonico tipica dei palazzi barocchi con frontoni, trabeazioni, colonne e pilastrini. La parte superiore è ripartita in sportelli e cassetti appoggiati su un basamento chiuso, oppure su sostegni torniti o intagliati.

Cassettone

Detto anche canterano (che identifica precisamente quelli del bresciano e del bergamasco dove fu molto diffuso), nasce dal cassone di cui riporta la forma allungata; via di mezzo fra un cassone e un armadio. Nel Seicento si assiste a un abbandono del cassone che nelle epoche precedenti aveva avuto funzioni di sedile o di letto. Il cassettone è massiccio, solitamente diviso in due o più cassetti (quattro nel canterano) ha fronte mossa, marcata da cornici in corrispondenza dei cassetti e ha spigoli smussati adorni di intagli. Nell’Italia del Nord ha piedi a mensola, spigoli arrotondati e decorazioni a ghirlanda. Nell’Italia del Sud mostra un aspetto meno monumentale e più vivace nell’intarsio. Era usato per riporre la biancheria, e trovava posto nella stanza da letto.

Consolle

Nel seicento il tavolo a muro inteso unicamente in funzione decorativa assume la forma della consolle che svolge il compito di reggere sontuose specchiere o di servire da appoggio per ricchi candelabri e soprammobili. Era posto solitamente nei saloni e negli ingressi. Il piano era costruito con marmi variegati e intarsiati di pietre dure oppure in legno o scagliola dipinta a finto marmo. I sostegni di questo tipo di tavolo sono tra le invenzioni più interessanti dell’epoca barocca.

Divano

Nel Seicento, con l’aumentare dei rapporti sociali anche nell’ambito familiare, si manifesta la necessità di avere un maggiore numero di posti a sedere possibilmente comodi. Nasce così il divano come evoluzione della cassapanca cinquecentesca.


Il Barocco in Francia

Dopo la situazione politica disastrosa della fine del Cinquecento e dopo anni difficili che non permisero alcuna manifestazione artistica, la Francia di Luigi XIII ebbe modo di restituire un’organizzazione alle maestranze delle varie arti. La nuova classe dirigente e la borghesia benestante portarono a un cambiamento delle abitudini e a una maggiore richiesta di lusso. Il locale di rappresentanza della casa divenne allora la stanza da letto imperniata intorno all’alcova.

Il Seicento francese si divide in due periodi e gli stili prendono nome dal re sotto cui nascono.

  • Il primo Seicento, ossia stile Luigi XIII, che va dal 1610 al 1643
  • Il secondo Seicento, ossia lo stile Luigi XIV, che va dal 1643 al 1715

Si divide a sua volta in tre periodi:

  1. dal 1643 al 1661 con la reggenza di Anna d’Austria e la minore età del re, quando il gusto a corte subisce una decisa influenza italiana
  2. dal 1661 al 1700, momento di massimo splendore
  3. dal 1700 al 1715, quando lo stile si addolcisce
Luigi XIII

Di richiamo architettonico monumentale, i mobili del periodo sono di linea geometrica e concezione rigorosa. I legni utilizzati sono quasi esclusivamente scuri: quercia, noce, ebano, pero annerito. Nasce in questo periodo l’ebanisteria, ossia l’arte di impiallacciare il mobile con l’ebano e la passione per gli intarsi eseguiti con pietre dure, avorio, tartaruga e madreperla. Enorme è l’importanza delle torniture esistenti in molte tipologie semplici o abbinate tra loro: “a rocchetto”, “a balaustra” e “a spirale”. Tornite le gambe dei tavoli delle sedie, le traverse e i braccioli delle poltrone, i montanti degli stipi e degli armadi. La decorazione del periodo è piuttosto massiccia. Nasce in quest’epoca il bureau ossia il mobile-scrivania composto di una tavola con cassetti e di un corpo vero e proprio rientrante rispetto al piano della scrivania, provvisto anch’esso di cassetti. Tra i mobili quello che maggiormente esprime tutte le caratteristiche del gusto francese del periodo è lo stipo, piccolo mobile a due corpi in cui la parte superiore è munita di numerosi cassetti e nicchie. La parte superiore poggia su gambe tornite a spirale. I tavoli quadrati o rettangolari di piccolo formato con gambe tornite sono quelli più diffusi e ai quali si affiancano i tavoli allungabili con prolunga e i tavoli pieghevoli con ribaltine ai lati.

Luigi XIV

Durante il regno del Re Sole, per facilitare la direzione delle arti applicate, fu istituito un sistema centralizzato di produzione alle dipendenze di un sovrintendente. Artisti e decoratori riunirono le loro botteghe in una fabbrica nelle vicinanze di Parigi e questa manifattura prese il nome di Manifacture royale des meubles de la couronne (1667). Questa passò alla storia come la fabbrica Gobelins, dal nome dei celebri tintori di Reims. Da queste botteghe uscirono gli arredi che resero famoso lo splendere di Versailles. In questo periodo i mobili erano di proporzioni grandiose ma lineari e squadrate. I motivi ornamentali sono di origine classica mutuata dal barocco romano, sebbene lo stile Luigi XIV sia completamente svincolato dall’italianismo del regno precedente. Equilibrio, simmetria e ricerca dell’ordine sono invece le cifre degli arredi Luigi XIV. Dopo un primo periodo di elaborazione, durante il quale le forme dello stile precedente perdurano, dal 1660 giungono a piena maturazione le caratteristiche di questo stile che, con la fine del secolo, si avvia ad assumere forme curve più morbide. Poco prima della fine del secolo, infatti, il re darà meno feste iniziando a preferire un’atmosfera maggiormente intima e lo stile presto gli sfuggirà dal controllo divenendo più parigino, leggero, ideale per spazi piccoli e già segnato dai caratteri che saranno quelli dello stile reggenza.

Con lo stile Luigi XIV si verifica la fine dei mobili a molti usi in favore di elementi di arredo di più precisa utilizzazione. L’impiallacciatura in ebano del periodo precedente passa di moda e al suo posto si realizza con legni preziosi diversamente colorati. Caratteristici dello stile Luigi XIV, che rielabora alcuni elementi del barocco italiano, furono gli intarsi in materiali quali: peltro, tartaruga e ottone. Principe di queste decorazioni fu André-Charles Boulle (1642-1732) primo ebanista della corte di Luigi XIV. Egli diffuse in Francia una tecnica – nata in Italia e in Olanda – chiamata con il suo nome: intarsio Boulle. Questa tecnica consiste nell’incrostare di guscio, stagno o ottone i mobili. Con un lavoro di traforo si ritagliavano due lamine accostate, una di metallo e una di tartaruga ottenendo due parti identicamente sagomate che andavano a costituire di volta in volta o il fondo o il disegno.

Molto in voga anche le cineserie.

Le sedie di questo periodo, più comode e tappezzate di damasco, velluto o broccato, erano intagliate in legno successivamente dorato o laccato. Le poltrone, solenni e maestose, erano ricoperte con stoffe preziose: velluti, damaschi, ricami, rasi bianchi di Cina. Appartiene a questo periodo anche un modello a orecchioni laterali. Il tavolo tipico di questo stile era rettangolare in legno intagliato e dorato. Tavolo puramente decorativo fu invece la consolle scolpita con tale ricchezza da parere più un pezzo di scultura che di arredamento. Vi era anche la torcera costruita, con la specifica funzione di reggere candelabri, nelle forme di un tavolinetto con piano rotondo posto su un fusto con gamba a tre piedi. Si diffondono in questo periodo gli scrittoi: tavoli-scrittoi di piccole dimensioni, il bureau piatto con un piano piuttosto grande, il bureau mazzarino. I cassettoni detronizzano lo stipo. Precorrendo i moderni divani, nasce in questo periodo il letto da riposo (dopo il 1670), meno imponente e privo di cortinaggi. I divani dell’epoca derivavano dai letti realizzati in dimensioni tre volte maggiori di una poltrona e con sei o otto gambe. Iniziano a essere costruite allora le librerie con pannelli di vetro. Bronzi dorati sono posti a protezione degli spigoli e dei piedi dei mobili mentre grandi maniglie sono fuse in forme vegetali intrecciate a conchiglie. Celebre sarà la scuola dei cesellatori francesi.


IL SETTECENTO E IL ROCOCÒ

Le forme dello stile Barocco continuano nella penisola italiana fin quasi alla metà del Settecento. Durante questo periodo impera ancora lo stile Luigi XIV caratterizzato però da una maggiore pesantezza dettata dall’influenza spagnola. Aumentato in pomposità, il mobile perde allora la severa maestosità barocca. L’opulenza insomma consuma l’eleganza. Dopo i primi trenta anni del secolo inizia a manifestarsi uno spirito nuovo in Italia: il Barocchetto o Rococò, che si sviluppa dal 1730 al 1775. In questo stile si predilige la funzionalità dell’oggetto. Conseguentemente la monumentalità cede il passo a forme meno scomode. Amati in particolare i tavolini, leggeri e pratici da spostare, e i bureau-trumeau con molteplici funzioni di cassettone, scrittoio, scrigno e scaffale. Alla monumentalità barocca si sostituisce una leziosità nell’arredo atta ad attribuire ai mobili un senso di intimità e accessibilità. I pezzi assumono così forme più morbide e ininterrotte nelle flessuosità. Maggiore l’accoglienza, particolarmente avvertibile nelle poltrone. I motivi decorativi sono le conchiglie, le foglie di acanto, foglie e frutti intrecciati. Tipiche anche le cineserie. Nelle ebanisterie s’inseriscono in quest’ottica anche legni teneri prima non utilizzati (cirmolo, tiglio, pioppo). Anche la gamma cromatica si arricchisce di una tavolozza variegata e delicata (oro, rosso, nero, verde, avorio, rosa, lilla, bianco, verde chiaro). Compaiono in questo periodo le lavorazioni in bronzo.

Dall’evoluzione stilistica dell’arredo si comprende come l’Italia abbia perso allora il ruolo artistico determinante in Europa. È ora la Francia a dettare le innovazioni. Il barocco quindi perdura nel nostro paese per lo spirito conservatore della nostra aristocrazia. Inoltre le dimensioni dei palazzi nobiliari male si adattano ad accogliere arredi contenuti, pensati per ambienti piccoli ed estremamente raffinati. Saranno, infatti, le camere più piccole ad adottare gli arredi d’ispirazione francese. Si manifesta un mutamento anche sociale per cui i nuovi arredi attecchiscono non tanto nelle grandi famiglie patrizie ma presso borghesi e piccoli professionisti. Le regioni più aperte al cambiamento furono la Liguria, il Piemonte e naturalmente Venezia, dove le dimore più piccole meglio potevano accogliere i nuovi arredi.

Dopo il 1775 e fino al 1792 si avvia un periodo di transizione durante il quale le morbidezze Rococò tornano a farsi più severe assecondando un disegno rettilineo, piatto e geometrico. I decori, in opposizione a certe civetterie, assumono greche, medaglioni e simboli pastorali. Aumentano anche i fregi in bronzo che arriveranno alla massima espansione nella Francia con il Direttorio e l’Impero.

– Regioni e città:

Piemonte

Trumeau, Piemonte metà XVIII secolo

Regione che per posizione geografica risulta piuttosto ricettiva alle novità francesi Rococò dello stile Luigi XV e a quelle successive di Luigi XVI. A Torino e nei dintorni ferve l’attività edilizia con l’edificazione di quartieri, palazzi, palazzine di caccia e castelli. Il rinnovamento dei castelli sabaudi, l’arredamento del Palazzo Reale e della palazzina di caccia di Stupinigi, appena ultimata da Filippo Juvarra, promuovono fin dall’inizio del secolo una produzione caratterizzata da nuovi modi e da connotazioni francesizzanti. I mobili piemontesi sono generalmente ben costruiti e tra i migliori dell’intera Italia. I mobili d’uso corrente sono in noce a vista mentre solo i mobili per le sale maggiori sono completamente dorati. Le gambe ricurve poggiano su piedi di cervo o tondeggianti a risvolto. Tipiche della regione sono le cornici dei pannelli di portoni o armadi da sagrestia eseguiti in noce. Le decorazioni sono più sobrie e rifiutano certi eccessivi svolazzi. La sedia rococò piemontese è generalmente lasciata in legno naturale (noce). Le gambe ricurve terminano con piedi di capra. Se le sedie sono pensate per ambienti di rappresentanza, allora vengono parzialmente o totalmente dorate.

Pietro Piffetti (1700-1777), celebre stipettaio e intarsiatore, svolse la sua attività soprattutto a Torino, dove si trasferì su invito di Carlo Emanuele III nel 1731 il quale lo nominò primo ebanista di corte. Fu autore di mobili riccamente intarsiati e impiallacciati, destinati alle residenze reali. I suoi esemplari sono eleganti e raffinatamente lavorati combinando legni rari, madreperla, osso, avorio, tartaruga, argento e bronzo. Questi bronzi erano spesso eseguiti da Francesco Ladatte e da Giovanni Venosca. Il suo stile richiama quello Luigi XVI, il Rococò veneto e un poco la maniera Boulle. Notevole l’eleganza che applicò non solo ai mobili maggiori ma anche a piccoli pezzi d’arredo. Con Bonzanigo e Maggiolini, Piffetti forma il trio dei più famosi ebanisti italiani.

Giuseppe Maria Bonzanigo (1745-1820) fu intagliatore e scultore. La sua attività è conosciuta per i lavori eseguiti per i Savoia. A Torino divenne ritrattista della nobiltà sabauda scolpendo busti, medaglioni, profili di persone. Nel 1787 Vittorio Amedeo III re di Sardegna, lo nominò “scultore della casa reale”. Entrò nell’esclusiva “Pia Società e Sodalizio di San Luca”, che raccoglieva i più importanti artisti piemontesi dell’epoca. Passò attraverso il tumultuoso periodo dell’invasione francese in Piemonte, l’età Napoleonica e la Rivoluzione francese. Con Piffetti, l’allievo Galletti e il Prinotto, l’intarsio approda a risultati eclatanti, esuberanti e aggraziati. Siamo all’apice dell’ebanisteria Rococò in Italia. L’eccellenza piemontese si deve inoltre segnalare nella produzione dei bronzi da applicare ai secrétaires, ai cassettoni e alle scrivanie. In Piemonte si diffuse velocemente anche il gusto per le cineserie.

L’ebanista svizzero, Francesco Tanadey (1770 – 1828) fu attivo fra il XVIII e il XIX secolo a Torino. Fu avviato alla scultura da Antonio Pelleago e proseguì la sua formazione a Torino presso la bottega di Giuseppe Maria Bonzanigo di cui fu il miglior allievo. Divenne celebre per la virtuosistica realizzazione di gioielli, cammei, microsculture in avorio di gusto neoclassico.

Liguria

Comò, Genova metà XVIII secolo

Regione sensibile ai modelli francesi e piemontesi. I mobili sono raffinati e ricchi d’inventiva quanto di gusto. Sono tuttavia meno sobri rispetto a quelli piemontesi e quindi più ricchi di svolazzi e cartocci. Comune l’uso di legni rari e d’inserti bronzei. I grandi armadi sono decorati a formelle intagliate simili a quelle piemontesi. La lacca utilizzata in questa regione era particolarmente trasparente tanto da lasciare trasparire il legno ed era eseguita in tonalità chiare nei colori carmini e turchino. L’ebanisteria ligure dispone di legni esotici (a differenza del Veneto dove scarseggiano). L’adesione al Rococò è piuttosto contenuta. A Genova come a Venezia il mobile laccato conosce una maggiore fortuna e una varietà di colori più ampi che non a Torino.

L’ebanista di Chiavari Giuseppe Gaetano Descalzi (1767-1855), divenuto allievo di bottega di uno tra i migliori falegnami della città, nel 1795 aprì un laboratorio di produzione di mobili. Introdusse, come alternativa a basso costo del marmo, l’uso dell’ardesia del Monte San Giacomo. Nel 1807 il marchese di Rivarola lo sfidò a produrre una nuova tipologia di sedia ispirandosi a un modello portato da Parigi; nacque così la sedia di Chiavari, o chiavarina.

Antonio Maria Maragliano (1664-1739) diede vita a un’attività che fornì, alla committenza costituita da confraternite, chiese parrocchiali, ordini religiosi e famiglie aristocratiche, maestose macchine processionali, crocefissi, sculture, reliquiari, arredi, statuaria per presepi.

Veneto

Comò laccato, Veneto metà XVIII secolo

È questo il maggiore centro di produzione di mobili del secolo XVIII in Italia. Manca una produzione di grandi arredi di rappresentanza mentre maggiore fortuna ebbero i mobili, pensati per l’aristocrazia e la ricca borghesia, costruiti con criteri di comodità e praticità ispirata allo stile Luigi XV e XVI ma con maggiore leggerezza. I decoratori veneziani furono tra i maggiori in Europa a imitare le lacche di Cina e del Giappone. Nello stesso tempo, gli artigiani seppero emanciparsi dai modelli orientali inventando movenze del tutto originali. L’ispirazione orientale originale resta ma l’elaborato risulta satirico e pieno di vitalità (mandarini con grandi baffi, dame in chimono, ombrellini, danzatrici, fumatori d’oppio, guerrieri, animali esotici, pagode). La vita a Venezia si svolge in piccoli ed eleganti ambienti mentre i grandi saloni sono riservati alle feste periodiche. La mobilia di conseguenza si fa più piccina e molto raffinata, adatta per essere inserita in ambienti chiari, ricchi di stucchi e tappezzerie.

Le sedie prodotte a Venezia risentono dell’ambiente cosmopolita e mostrano delle influenze inglesi tra le quali i piedi artiglianti stile Queen Anne e certi particolari Chippendale. Pezzo forte veneto è il comò, costruito in noce massiccio e a volte impiallacciato in radica. Questo genera una variante in miniatura: il comodino.

Importante a Venezia anche la collaborazione tra mobilieri e specchieri delle fabbriche muranesi che danno vita insieme a grandi specchi con cornici intagliate o mobili con la luminosa inserzione di vetri. Sul finire del Settecento la decorazione acquisisce nuova serenità, ancora una volta di marca classica senza tuttavia giungere allo spirito asciutto del classicismo greco-romano. Compaiono allora festoni, ghirlande e medaglioni. È difficile reperire nomi di artigiani singoli essendo il mobile frutto di un lavoro collettivo. La specializzazione era inoltre massima: marangoni, tappezzieri, depentori, intaiadori, doratori, vetrai, specchieri. La voga delle lacche e la grande stagione del mobile veneziano terminano con la storia della Serenissima, quando sopraggiunge l’Impero.

Lombardia

Trumeau, Lombardia XVIII secolo

La Lombardia del Settecento ha creato mobili guardando un poco quelli piemontesi e un poco quelli veneti. Il loro stile somma quindi un sobrio linearismo sabaudo e una fantasia decorativa veneta. Continua la tradizione della tarsia e perdura la moda barocca spagnola. Gli ornamenti Rocaille compaiono molto timidamente. Tozze le sedie in noce naturale o dorato le cui gambe presentano la tipica rifinitura a ricciolo. Scarso l’uso della lacca e del bronzo dorato.

Toscana

Comò toscano XVIII secolo

Questa regione ha adottato le novità francesi molto tardivamente. Firenze e Lucca, sulla falsariga dello stile Luigi XVI, produrranno mobili di gusto francese, in particolare dopo il sorgere del principato napoleonico. Notevole ed esportata anche in questo secolo, fu la produzione di piani intarsiati con pietre dure. Il costo elevato di questi manufatti produsse la sua affinata imitazione per mezzo della scagliola.

Gaspare Donnini fu attivo fino al 1737 nella Real Galleria dei lavori e pietre dure di Firenze come ebanista. Con il fratello Gaetano, apparteneva a una famiglia di ebanisti fiorentini attivi nella scuola della Galleria granducale, dove si realizzarono splendidi mobili di legno con parti ornamentali in bronzo dorato e pietre dure.

Emilia Romagna

Trumeau emiliano metà XVIII secolo

In questa regione si risente molto dell’influenza dell’area romana. Anche nel Settecento furono prodotti mobili di tradizione barocca con forme sovrabbondanti. L’Emilia cincischia a lungo su forme ancora barocche. Bologna, infatti, indugia su opulente produzioni barocche.

Parma fu la sola città che, grazie alla presenza di Filippo di Borbone, sviluppò la diffusione del gusto francese. Il Palazzo ducale fu addirittura arredato con mobili giunti direttamente da Parigi o donati da Luigi XV. Molti artigiani parigini aprono e dirigono in città delle botteghe di mobilieri.

Roma

Ribalta romana metà XVIII secolo

La rielaborazione romana degli splendori settecenteschi è tale che gli scarsi elementi rocaille sono ricondotti all’ampollosità barocca. I mobili risultano quindi imponenti. È comune l’affettazione delle forme tipica della magniloquenza barocca che spesso viene ora a detrimento della qualità. Gli intarsi sono in voga in fogge stucchevolmente complicate.

Napoli

Cassettone napoletano metà XVIII secolo

Anche in questa città i modelli romani si fanno sentire. Le tecniche tradizionalmente eseguite sono quelle dell’intarsio e dell’impiallacciatura. Il Serao e il Laurenti produssero invece opere con una tecnica giunta fino in Francia e basata sull’utilizzo di scaglie d’oro.

– Tipologie:

Sedia

Nessuna epoca ha contribuito in modo così evidente alla trasformazione della sedia divenuta da scomodo seggiolone seicentesco ad accogliente oggetto fastoso. Si tratta di una lenta metamorfosi. Gli schienali vengono ammorbiditi da imbottiture più confortevoli e accolgono meglio la schiena incurvandosi. Grande è la varietà di poltrone, molte di modello francese assai comode e pensate per fare riposare il corpo proteggendolo dalle correnti d’aria.

Tavolo

Il tavolo nel Settecento perde progressivamente la forma maestosa del secolo precedente divenendo di piccole dimensioni. Nascono così tavolini leggeri e leziosi.

Letto

Anche i letti si alleggeriscono perdendo le forme gravi e pompose del baldacchino. Compaiono letti più piccoli destinati al sonno pomeridiano.

Bureaux

Lo stipo barocco è sostituito da eleganti e snelli scrittoi o bureaux. Nel Settecento diventa anche in Italia un mobile piuttosto diffuso. Il modello più semplice è costituito da un tavolo rococò a tre cassetti affiancati accompagnato, sul piano superiore del tavolo, da una piccola cassettiera arretrata. Le gambe leggermente ricurve terminano con uno zoccolo o con una foglia d’acanto.

Cassettone

Il cassettone perde le rigide forme barocche diminuendo di proporzioni mentre le forme si articolano in curve e controcurve. Nella seconda metà del Settecento si afferma a Torino il modello cosiddetto piffettiano distinto da un profilo anteriore poco bombé, fianchi rigidi e piatti, cassetti in numero di due o tre, decorazione costituita da intarsi in materiali preziosi. Il cassettone in Lombardia prende piede nel tardo Settecento per opera di Giuseppe Maggiolini. Le linee curve dei cassettoni francesi s’impongono in quelli genovesi laccati o impiallacciati. I motivi ornamentali in questa regione presentano paesaggi, uccelli, fiori e frutta. Le fibre dei legni sono disposte per formare dei disegni a spina di pesce o cuore. Il piano a volte è in marmo. Napoli produsse bellissimi cassettoni con forma bombé a doppia mossa. Generalmente gli esemplari napoletani sono impiallacciati e i motivi ornamentali per lo più geometrici.

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Trumeau

Il trumeau nasce dai cassettoni ma si articola in combinazioni complesse con cassetti ai quali si sovrappongono armadi e scrivanie ribaltabili. Essi fanno pensare alla facciata di un fastoso palazzo. Tra la parte inferiore e quella superiore si pone lo scrittoio, difeso da un piano inclinato ribaltabile. La sola a mostrare forme mosse è la cimasa con timpani e centine arcuate. Il trumeau veneziano è sempre laccato decorato a cineserie alle quali seguono nel tempo figure e fiori più leggeri e chiari. Gli esemplari piemontesi invece sono intagliati in legno di noce intarsiato. Spesso il corpo superiore è aperto a ripiani con funzione di piattaia.

Alla fine del secolo il trumeau viene man mano sostituito dal secrétaire.

Guéridon

Consiste in una base a treppiedi dalla quale sorge una snella gamba ondulata sorreggente un piano. Questo snello arredo serviva a posarvi oggetti piccoli e leggeri. Il Servidor invece, tipicamente veneziano, consiste in un’asta tornita di circa un metro compresa tra due dischi, pure torniti, di cui quello superiore più largo serve come piano di appoggio per piccoli oggetti.


Il Settecento in Francia

Con il XVIII secolo la Francia vede il monopolio della cultura passare da Versailles a Parigi. Corrisponde a questo spostamento il desiderio di creare nell’abitazione una maggiore intimità. I saloni di rappresentanza assumono proporzioni più modeste. Accanto a questi nacquero ambienti più piccoli e raccolti per la vita di tutti i giorni e distinti da minore formalità. Gli arredi certamente si adattano a queste nuove esigenze. Il mobile francese riesce in questo secolo a conquistarsi una preminenza europea grazie alla sua perfezione stilistica e alla qualità artigianale. Per raggiungere tali risultati si formò nel paese una rigida specializzazione.

Il secolo si può suddividere, per quanto riguarda gli arredi, in quattro periodi:

  1. Stile Reggenza, dal 1700 al 1735
  2. Stile Luigi XV, dal 1735 al 1750
  3. Stile di transizione, che dura fino al 1770
  4. Stile Luigi XVI, che completa il secolo
Lo stile Reggenza

La nobiltà diventa in questo periodo cittadina. Il mobile del periodo è distinto da forme simmetriche e graziose che preannunciano il Rococò. Il mobilio risulta più confortevole ed elegante. Meno imponente dello stile Luigi XIV e meno esuberante dello stile Luigi XV. I motivi ornamentali si ispirano ai grotteschi rinascimentali italiani. Comode le sedie con gambe a cabriole, piedi a forma di zoccolo caprino, braccioli raccorciati. I tavoli assumono delle forme snelle e leggere. Il bureau diventa uno scrittoio a quattro gambe decorato con semplicità. Mentre la consolle restò legata al gusto del secolo precedente, i cassettoni sono sostenuti da gambe piuttosto corte e sinuose le curve delle quali continuano nel corpo del mobile, generalmente diviso in tre cassetti. La più diffusa impiallacciatura è unita mentre la più raffinata è quella in palissandro graticolato. Il bronzo dorato è molto in uso per contornare i piani dei mobili, per fare pomelli e impugnature, per proteggere i piedi dei mobili. La conchiglia è uno dei motivi più caratteristici dello stile Reggenza. Scompaiono invece le teste di leone. In voga anche teste di fauni e di donne sorridenti. I simboli bellici scompaiono per fare posto a soggetti di vita pastorale, di caccia e musica.

Lo stile Luigi XV

Con questo stile la Francia impose il suo gusto all’Europa. Il modello di ispirazione non è più il mondo classico ma la natura. Ci si ispira in questo periodo alle conchiglie, ai movimenti dell’acqua, al fogliame, ai fiori. I colori preferiti sono l’azzurro, il verde, l’avorio, il bianco e l’oro. La più caratteristica sedia del periodo è la bergère che oltre a schienale e sedile imbottito possiede anche le sponde laterali. Nasce in questo periodo la veilleuse un incrocio tra divano e letto e la duchesse brisée ava delle nostre poltrone allungabili. Diventa di gran moda il divano. Quelli a canapè sono i più diffusi. Il tavolo più definito del periodo è quello usato come scrittoio. Le decorazioni sono ammorbidite e si fondono ininterrottamente con le forme.

Lo stile di transizione

Si torna in questo periodo a cercare modelli più classici e a dimostrare un rinnovato interesse per l’Italia. I mobili acquistano dimensioni più modeste e le decorazioni diventano meno frastagliate.

Lo stile Luigi XVI

Con l’affermarsi della personalità di Maria Antonietta si manifestò la passione per le linee classicheggianti. I mobili assumono forme più rettangolari e le gambe diventano dritte. Con materiali preziosi erano eseguite le decorazioni a disegno geometrico o rappresentanti fiori, trofei, paesaggi, figure umane e architettoniche. Assumono all’epoca una vasta importanza le decorazioni di bronzo e peltro cesellate come pezzi di oreficeria. Il mobile più importante dell’abitazione era il cassettone con gambe poco slanciate a sezione circolare rastremate verso il fondo. Molto ricercati anche gli stipi a ribalta.


NEOCLASSICISMO

  • Direttorio dal 1792 al 1804 (Stile Consolare dal 1799 al 1804)
  • Impero dal 1804 al 1830
  • Restaurazione dal 1815 al 1830
Direttorio

Con il termine Direttorio si designa quel periodo storico e stilistico che in Francia comprende il Direttorio, la Convenzione e il Consolato. Con il Direttorio si affermano le idee impostate con lo stile Luigi XVI. La casa italiana degli ultimi anni del Settecento è arredata in modo che ogni locale abbia una funzione ben definita con un arredamento altrettanto specifico. I mobili si fanno più semplici. Nel periodo del Direttorio si assiste a un ritorno al classicismo. Si affermano le premesse archeologiche in termini di maggior rigore. Si formula un’accentuata severità lineare che prelude le forme tipiche dello stile Impero. I mobili perdono le morbidezze dello stile Rococò per assumere forme più rigide e severe. Anche le decorazioni e le tinte divengono più sobrie. In questo periodo si abbandonano le delicate cromie pastello Luigi XVI in favore della cupa magnificenza del mogano. Le gambe dei mobili si trasformano in colonne a forma conica o piramidale. I sostegni posteriori dei sedili incominciano ad assumere una foggia a sciabola. I motivi decorativi comprendono: palme, vasi greci, urne, colonne, sfingi, leoni alati, cappelli frigi, vittorie alate.

In Francia si tratta di uno stile di transizione che elimina i contorni arrotondati per costringere i volumi in forme squadrate. Le colonne sono sostituite da pilastri angolari. Tipica è la poltrona consulat. Le sedie sono di ispirazione inglese mentre il letto più importante è quello a barca. Il tavolo del direttorio è generalmente rotondo, sostenuto da una colonna centrale.

Dal 1799 con la proclamazione di Napoleone Bonaparte Primo Console, la tendenza già del Direttorio diviene una vera e propria moda detta Stile Consolare. Supporti e gambe sagomati a sciabola trovano impiego generalizzato. In questa fase trova la sua prima comparsa il piede tornito a triclinium a reggere letti, divani, dormeuse. Ai lati del letto si diffuse la moda di abbinare comodini a colonna. Nelle camere da letto l’armadio è arricchito di un grande specchio nell’anta centrale. In epoca consolare la guarnizione bronzea dorata diventa protagonista indiscussa degli arredi. Tra le decorazioni più tipiche: clipei, stelle, strali, fregi, acroteri e divinità del pantheon greco, romano, etrusco o egizio. Il legno utilizzato per i mobili è il mogano disposto a lastronature speculari a formare con le venature contrapposte il caratteristico effetto ad ali di farfalla. In Italia, dove raramente si utilizzò il mogano, si continuò a eseguire mobilia con legni di frutto o di massello di noce. Lo stile consolare in Italia sortì echi quasi del tutto ininfluenti.

Impero

Lo stile Impero, che non deve essere limitato come si crede, al periodo dell’impero napoleonico, emula gli elementi romani, greci ed egizi. Fu uno stile che ebbe dominio indiscusso nell’arte francese ed europea durante il primo quarto del secolo. In questa fase storica giunge a definitivo compimento la rigorosa ricerca filologica delle forme e delle decorazioni classiche. Il mobile di stile impero si presenta solido e maestoso, e vanta proporzioni armoniose ed equilibrate. La veste lignaria di norma è in radica o massello di mogano. Compaiono spesso in questo periodo animali come leoni, tigri, aquile, arpie e sfingi. Il cigno è rappresentato nei braccioli e nelle testate dei letti. In questo periodo giunge ai massimi livelli il lavoro del bronzo, adatto a vivacizzare le grandi superfici in mogano o noce d’India. Agli elementi decorativi classici si aggiungono la “N” napoleonica, i trofei, i rami di alloro e quercia. Gli ornati sono demandati all’inclusione di forniture bronzee.

In Francia, pittori e architetti disegnano gli arredi del periodo. L’arte degli ebanisti raggiunge il massimo dello splendore. Si consolida la passione archeologica nata sotto il Direttorio. Pezzo fondamentale dell’Impero è la consolle. Le camere da letto del periodo sono dotate di un grande specchio montato su perni orizzontali, chiamato psiche. Protagonisti indiscussi della civiltà dell’arredo napoleonico furono, Charles Percier e Pierre Fontane, due architetti che seppero mirabilmente combinare fasto e grandiosità con grazia e leggerezza. Tra i motivi firmati dai due architetti troviamo la “N” incorniciata entro serti di alloro, le api, le aquile, i cigni araldici.

Restaurazione

La Restaurazione inizia nel 1815 con il ritorno delle monarchie al potere. La restaurazione non porta sostanziali mutamenti. In questo periodo la produzione diventa più abbondante mantenendo un buon livello qualitativo e soddisfacendo la nuova classe industriale. Le forme eleganti si fondono son la praticità. I mobili cedono quindi in questo periodo in aulicità. Tornano i legni chiari e il mobile cerca di soddisfare il gusto borghese.

Con il Congresso di Vienna, si restituisce in Francia il trono al legittimo rappresentate della monarchia, in parte annientata con la Rivoluzione. Il trono spettava allora a Carlo X, fratello di Luigi XVI e lo stile omonimo perdurerà dal 1825 al 1830. I mobili di questo breve periodo si segnalano per la loro morigerata foggia. Per antitesi politica, l’arredo muta completamente impatto coloristico e trionfa l’introduzione di arredi chiari e di legni come l’acero, il frassino, il tasso, il platano e il limone. Anche il repertorio decorativo bronzeo diventa obsoleto e gli viene preferito l’intarsio ispirato a forme archeologiche. Le decorazioni si fanno minute e leggiadre in aperto contrasto con la filosofia militaresca napoleonica e alla grandiosa retorica si preferisce la ricerca della comodità e della funzionalità. Tra i motivi ornamentali a intarsio di essenze scure si notano viticci, foglie, palmette, acroteri, ghirlande, rosoni, cornucopie. Il letto “a barca” con le testiere sagomate a tulipano conosce una fioritura straordinaria. Si crea una vasta gamma di tavolini tra cui i guéridons si moltiplicano (con piano di marmo, vetro, specchio o porcellana).

La Francia segna un momento importante nella produzione di mobili poiché introduce le prime macchine per tagliare il legno. Altre macchine preparano i fogli per l’impiallacciatura. Questa rivoluzione porta il mobile da una produzione artigianale a una industriale. I pezzi vedono ridursi i prezzi ma contemporaneamente l’esecuzione prevede legni meno pregiati su disegno di semplici disegnatori e non più di affermati artisti. Le proporzioni del mobilio del periodo sono più pesanti e spariscono le applicazioni bronzee alle quali si preferiscono le applicazioni di peltro, ebano e porcellana. Nasce un interesse per il rinascimento francese e per il Medioevo che danno vita a uno stile piuttosto eclettico. Gli ebanisti di maggior successo furono Jacob-Desmalter, i Bellangé, Lemarchand, Remond, Werner e Puteaux.

- Regioni e città:

Piemonte

Comò a mezzaluna, Piemonte fine XVIII secolo

Questa regione continua ad assorbire dalla Francia i dettami dell’arredamento. La linearità classica è ripresa dagli ebanisti che cercano uno stile che rifletta uno spirito pacato e riflessivo. Giuseppe Maria Bonzanigo fu tra i primi a comprendere il nuovo corso stilistico degli arredi e intorno al 1780 produsse una serie di pezzi nei quali la microscultura si fa delicata come un cammeo di severa eleganza.

Ignazio Ravelli (1756-1836) crea invece una particolare tarsia che, sui suoi mobili dalla linea sobria, riproduce vedute prospettiche. Fu infatti il promotore della rinascita in epoca neoclassica della tarsia nella sua regione. Durante il Neoclassicismo, in Piemonte si alternano mobili dorati o laccati bianchi e pezzi eseguiti in legni duri naturali riccamente intarsiati. Per i palazzi reali si costruiscono mobili laccati in bianco con rilievi in oro. L’oro viene spesso utilizzato contemporaneamente opaco e luminoso.

Il bolognese Pelagio Palagi (1775-1860) durante il periodo di Carlo Alberto fonde insieme elementi etruschi e gotici che conquistano una solennità aulica. La sua fama di pittore, architetto, decoratore, scultore e disegnatore di mobili, giunse alla corte del re Carlo Alberto che nel 1832 lo volle a capo del progetto di ampliamento del Castello Reale di Racconigi. Trasferitosi Torino, Palagi, dopo aver ottenuto nel 1834 la direzione dei programmi pittorici e decorativi delle residenze reali, si dedicò ai progetti di ripristino decorativo del Castello di Pollenzo e di ammodernamento del Palazzo Reale di Torino. In Italia lo stile Carlo X sortì esiti insignificanti, anche se per certi versi Pelagi trovò in questo stile interessanti fonti d’ispirazione relative alla produzione ispirata alla moda etrusca, come si comprende osservando l’arredo del celebre Gabinetto Etrusco pensato per il Castello di Racconigi (1834). Gabriele Cappello, detto Moncalvo, (1806-1877) fu ebanista autore di numerosi mobili disegnati da Pelagio Pelagi per Carlo Alberto e da Domenico Ferri per Vittorio Emanuele II. Suoi lavori sono a Palazzo Reale a Torino, Racconigi, Pollenzo, Moncalieri e al Palazzo Reale di Genova.

Lombardia

Cassettone Maggiolini, fine XVIII secolo

Mentre il Rococò fu piuttosto debole in questa regione, il Neoclassicismo vi si affermò con maggiore decisione. Iniziatore fu l’architetto Giuseppe Piermarini a cui fecero seguito pittori, decoratori e arredatori quali Giuseppe Levati e Giocondo Albertolli. Fiorisce allora in Lombardia una ricca produzione di arredi che fonde puro neoclassicismo e grazia rinascimentale. I mobili sono eseguiti con gusto decorativo sobrio e signorile.

Giuseppe Levati (1739-1828), che tra la metà e la fine degli anni Sessanta dell’Ottocento incontra l’ebanista Giuseppe Maggiolini, ebbe l’opportunità di conquistarsi un posto di rilievo nei cantieri pubblici diretti a Milano dal Piermarini. Dal 1773 fu impegnato nella progettazione di alcune sale del palazzo arciducale, fornendo disegni per i pavimenti lignei realizzati dal Maggiolini e recuperando inoltre lo stile della grottesca, in collaborazione con Appiani, nella decorazione delle pareti. Il successo ottenuto gli valse la nomina a “pittore generale dei palazzi di corte”. Stima che gli valse inoltre l’incarico di decorare gli ambienti della villa reale di Monza (1789). Levati svolse un ruolo determinante nell’affermazione della bottega dell’intarsiatore Maggiolini per il quale produsse decine di disegni utilizzati da almeno due generazioni di ebanisti.

Nato a Parabiago in provincia di Milano, Giuseppe Maggiolini (1738-1814) è il più celebre ebanista lombardo. Figlio di un artigiano, il suo laboratorio svolgeva un’attività paesana finché il pittore Giuseppe Levati, notando la qualità dei suoi mobili, gli ordinò l’esecuzione di un cassettone intarsiato. Con questo episodio, risalente al 1765, iniziò la carriera del Maggiolini. Fu soprattutto grazie all’intermediazione di questi che al Maggiolini la committenza aristocratica concesse una così rapida affermazione professionale. Il primo, temporaneo, soggiorno a Milano, risalirebbe al 1771 quando si fece accompagnare da dodici aiutanti. Sotto la direzione di Piermarini e dell’ornatista Giocondo Albertolli (1773) realizzò i mobili e i pavimenti lignei del palazzo reale. In questo periodo il suo stile si aprì al rinnovamento introdotto in Lombardia destinato a unire la semplicità e il comfort con l’eredità classica. Usa allora forme squadrate e semplici decorate con episodi legati al mondo classico quali allegorie, scene mitologiche, architetture in prospettiva e rovine monumentali. I disegni gli erano forniti da Levati, Appiani, Gerli e Albertolli. Tra 1784 e 1796 il Maggiolini fu a capo di una bottega costituita da almeno trenta elementi che gli permise di ampliare la produzione a tavoli, sofà, poltrone e sedie. I suoi lavori furono realizzati serialmente per un pubblico borghese. Ormai trasferitosi a Milano si presentò alle autorità direttoriali francesi con una delle più avviate e floride imprese commerciali cittadine. Grande stima il viceré del Regno d’Italia (Eugenio di Beauharnais) nutrì per il Maggiolini il quale poté fregiarsi, dopo il 1805, del titolo di “ebanista di Sua Altezza reale”. Realizzò allora una sessantina di tavoli da gioco impiallacciati per i palazzi urbani e per la villa di Monza. La preziosità delle sue opere deriva sopratutto all’abbondanza dei legni usati e la produzione migliore risulta compresa tra il 1780 e il 1796. La supremazia della bottega presso la corte si incrinò dopo il 1809 senza tuttavia guastare i rapporti con la clientela aristocratica e borghese. L’Arciduca gli conferì il titolo di Intarsiatore della Corte Asburgica. Lavorò per le maggiori famiglie milanesi e per la maggior parte delle corti europee, specializzandosi nella realizzazione di cassettoni. Alla morte del Maggiolini il figlio Carlo Francesco continuò a soddisfare una grande quantità di prestigiose commesse (fino al 1834) sostituito a sua volta da Cherubino Mezzanzanica (fino al 1866).

Liguria

Andrea Tagliafichi (1729-1811) a Genova, sul finire del Settecento, impronta i suoi mobili di una classica armonia in un momento di lotta tra Barocchetto e Neoclassico. A Genova si continua a intagliare a tutto tondo a dorare e a laccare. Spariscono invece i motivi floreali e poco diffuso è l’intarsio figurato al quale si preferisce quello a fregi architettonici. Diffuse le impiallacciature realizzate in legni esotici. Il neoclassicismo si diffonde in questa regione per tutta la prima metà dell’Ottocento.

Veneto

Dal punto di vista dell’arredo questa regione sembra allora avere esaurito le proprie energie. Alla difficile situazione politica si abbina quindi una stasi anche nel campo delle arti. Inoltre le linee rigide del direttorio e quelle dello stile impero non sono affatto sentite dalle maestranze locali abitate a strutture lignee lavorate con maggiore libertà.

Più vivo il Neoclassico padovano.

Emilia

Parma risulta la città più attiva della regione per quanto riguarda il Neoclassicismo. Qui vengono ammorbidite le rigidità francesi e il passaggio dal secolo precedente all’Ottocento risulta senza scossoni ma piuttosto in continuità produttiva.

Toscana

Mobili decorosi ma senza la grandezza dei secoli passati vengono prodotti nel XIX secolo in Toscana. È mantenuta fede alla tradizione locale. Nel passaggio tra i due secoli si utilizzano legni chiari tagliati con linee semplici ma aristocratiche. I più importanti sono gli esempi borghesi che non si staccano dalla sobrietà locale. Generalmente poco intagliati fanno utilizzo di bronzi sbalzati. Interessante il Neoclassicismo livornese non inferiore a quello fiorentino nella produzione di mobili. Qui si usano le decorazioni moderne, le linee dei pezzi sono eleganti e le tarsie limitate a semplici filettature. La mobilia realizzata in Italia è di ottima fattura e in taluni casi si segnala per qualità elevata, come nei casi di Lucca dove lavorava l’ebanista Youf, impiegato alla corte di Elisa Baiocchi Bonaparte.

Roma

La ribellione alle forme barocche porta allo studio e al censimento delle tipologie del mondo classico. Non solo quello romano ma anche le antichità egizie. Le scoperte ercolanensi contribuiscono a questo tipo d’ispirazione archeologica. Rispetto al Neoclassicismo romano, misurato e semplice, il puro stile impero risulta meno convincente nella sua aderenza ai modelli francesi giungendo a una minore eleganza formale.

Napoli

Le scoperte archeologiche a Ercolano e Pompei alimentano un vivo interesse per il mondo classico. Il mobile abbandona la pomposa teatralità preferendo le sobrie forme neoclassiche. Sotto Ferdinando IV di Borbone si ha un’ottima produzione di mobili. I pezzi sono allora laccati con colori tenui quali il verde, il rosa, l’azzurro che insieme creano tonalità preziose. Gli intagli sono dorati. I soggetti dei decori comprendono faretre, anfore, intrecci e medaglioni. Continuano a essere prodotti mobili a tarsia con gusto affine all’arte araba. Sotto Gioacchino Murat vengono importati per intero i dettami dello stile Impero con sovrabbondanza di decori a carattere militaresco.

- Tipologie:

Sedia

Per datare le sedie di questo secolo è necessario osservare l’orlo superiore del dorsale. Nel primo periodo questo si arrotola a “S” mentre più tardi diventa dritto. Nel periodo del Consolato e meno in quello Impero il modello in voga è con gambe anteriori che si compongono con i braccioli a forma di “X”. In questo periodo i sedili di moda presentano la caratteristica unione della gamba anteriore con il supporto del bracciolo, a volte risolto a intaglio scultoreo in forma di cigno, leone alato, sfinge, cariatide o erma. Torna di moda la poltrona-trono per soddisfare le esigenze di parata. Molto in uso, in particolare nel periodo Impero, è lo sgabello. I più comuni hanno gambe incrociate a X. Particolarmente belle le sedie piemontesi del primo neoclassicismo. Di forma armoniosa sono laccate a due colori. La sedia veneta riprende le forme inglesi ma ingentilendole. Sono forse le sedie liguri le più interessanti del periodo Neoclassico. Era nata in questa regione la sedia Chiavari. Generalmente costruita in legno di ciliegio, ha il sedile eseguito in paglia di palma bianca. Importanti anche le poltrone genovesi del primo Neoclassicismo.

Ricompare nel periodo, riadattata, la settecentesca poltrona bergère. Tipicamente Impero è la sedia a gondola con uno schienale particolarmente avvolgente. Da questo modello viene poi ricavata una poltrona dallo schienale altrettanto avvolgente. Compare allora anche la sedia per ufficiali, ossia senza braccioli e che permette una maggiore baldanza con la possibilità di portare la spada al fianco senza ingombri.

I divani neoclassici presentano solo il lavoro di tappezzeria poiché il legno viene adoperato esclusivamente per la struttura. L’unico divano di struttura interessante è la méridienne.

Per gli studi e le biblioteche si diffondono modelli caratterizzati dall’alto schienale concavo, detto “en hémicycle”, con struttura massiccia e con sedile rivestito di cuoio.

Letto

Durante il periodo Impero la camera da letto assume una particolare omogeneità. Generalmente il letto in questo periodo si dispone con un fianco addossato a una delle pareti. In alcuni letti le forme sono quelle del Direttorio ma con linee irrigidite alle quali si aggiungono pilastri e cariatidi. In altri detti “à bateau” le due testiere di eguale altezza e ricurve verso l’esterno sono riccamente decorate di bronzi. Tipici anche i letti alla turca e a pulpito.

Tavolo

Di uso comune durante il Neoclassicismo fu il tavolo da pranzo. Sono rotondi, ovali o “a ribalta”. Molto in uso per tutto l’Ottocento, il tavolo di piccole dimensioni come il guèridons che s’ispira ai manufatti dell’antichità. Autentici capolavori sono i tavoli da gioco e da lavoro costruiti da Maggiolini.

Cassettone

Il cassettone o commode perde qualsiasi rotondità e con il Direttorio questo arredo diviene geometrico e semplice con superfici piatte. I cassetti sono di solito tre. Anche i sostegni perdono qualsiasi sinuosità. Nell’Impero se ne impongono di due tipologie. Uno ha una suddivisione in due o più antine che servono a nascondere i cassetti (tranne il superiore che rimane a vista) mentre la decorazione è eseguita con bronzi dorati e pilastri laterali come incorniciatura. La commode tipicamente francese invece ha tre cassetti a vista di cui quello superiore sporge su gli altri in modo da conferire al manufatto una forma architettonica. Le gambe si trasformano in plinti su cui poggiano colonne terminanti con capitelli di bronzo dorato. Il cassettone lombardo sostituisce le colonne con cariatidi dalla testa e dai piedi di bronzo.

Consolle

La consolle è il pezzo meglio realizzato durante il Neoclassicismo. Le consoles continuano quindi a godere d’immutata fortuna. Nel periodo Impero il tavolo a muro si contraddistingue per i sostegni anteriori rappresentanti sfingi, lire o grifoni. Più semplici invece i sostegni addossati al muro. Molto eleganti gli esemplari realizzati in Lombardia in legno laccato bianco lumeggiato con dorature. Le consolle genovesi sono rettangolari o semicircolari.

Più tardi i tavoli a muro sono sostenuti lungo la parete da pilastri e frontalmente da colonne scanalate a volte congiunte da una traversa.

Stipo

Il secrétaire ha un rilancio nell’Ottocento. L’altezza prevale decisamente sulla larghezza. Comodo ed elegante ha una parte inferiore a cassetti chiusi da antine come un credenzino mentre la parte superiore è protetta da un piano verticale ribaltabile. Nel periodo Impero la parte inferiore si modifica in cassetti lasciati a vista. La parte superiore nasconde invece una serie di cassetti e nicchie inquadrate da un piccolo portico a colonnette. Il piano superiore è realizzato in marmo.

Scrittoio

Lo scrittoio a tavolo è il prodotto tipico dell’Impero. Si compone di due imponenti corpi laterali nei quali sono sistemati i cassetti e da un piano di ampie proporzioni sovente ricoperto di cuoio.

Psiche

Specchio “a bilancia” di grandi dimensioni di forma ovale o rettangolare inclinabile su un asse orizzontale retto da due montanti verticali e poggiante su uno zoccolo massiccio. Pezzo immancabile nelle camere da letto del primo Ottocento.

Tripode

Di chiaro gusto classico ha impieghi diversi ossia come bruciaprofumi, portacatini, reggivaso o appoggio per sculture di piccole dimensioni. Per la sua preziosità è opera del bronzista o del marmista. Fra i complementi d’arredo di dimensioni contenute si segnala l’immancabile guéridon dalla tipica foggia a tripode.

Settimanale

Piccoli mobili verticali con molti cassetti svolgono il compito di custodire i documenti. Sono generalmente piuttosto sobri.


SECONDO OTTOCENTO

  • Luigi Filippo dal 1830 al 1852
  • Secondo Impero dal 1852 al 1870
  • Umbertino o Eclettico dal 1870 al 1900

Nello spazio di tempo che separa il secondo Impero dal Liberty, non si può più parlare di uno stile omogeneo ben caratterizzato nelle sue forme e decorazioni come accadeva nel passato. Restano tante tendenze delle quali nessuna crea qualcosa di veramente nuovo.

Luigi Filippo

Questo stile deriva il proprio nome dal regno di Luigi Filippo. In Italia può anche essere chiamato stile Albertino. Tramontata per sempre l’era dei grandi fasti, la mobilia si orienta verso la soddisfazione delle fasce sociali neglette. Come stile è piuttosto spurio poiché la severità dell’Impero non è del tutto abbandonata ma torna insieme a un vago desiderio di opulenza barocca. Scompaiono completamente i motivi classici. Si tratta in sostanza di un imborghesimento dello stile Impero. Si propagano in Francia modelli di mobilia utilizzati dalle botteghe ebaniste per eseguire gli esemplari richiesti dalla committenza. Nasce così una sorta di omologazione seriale corroborata dall’uso di arredi uniformati nello stile e nel materiale, come sale da pranzo, da letto, studi. Torna in questo periodo un interesse per il gotico che da vita a un particolare eclettismo. L’unica produzione interessante di questo periodo è quella veneta. In Francia si assiste a un totale imborghesimento degli arredi. La mobilia omaggia modelli diffusi durante lo stile Luigi XV ingenerando una vera e propria mania neorococò. I mobilieri che conobbero grande notorietà furono Alphonse Jacob-Desmalter, Alexandre-Louis Bellangé, Jean-Michel e Guillame Grohé. La linea dei mobili è confortevole e si assiste a un ritorno delle suggestioni del passato. I legni usati sono di colore scuro vivacizzati da porcellane e madreperla. Con lo stile Luigi Filippo trova massima diffusione la scrivania, la libreria e la credenza a corpo singolo mentre il mobile simbolo di questa fase storica è la bérgere.

Secondo Impero

Detto anche Napoleone III, si afferma come tendenza trasformista. Manca completamente di semplicità e immediatezza. Cede in ispirazione e guarda molto al Barocco. La mancanza di autentica ispirazione porta all’utilizzo di legni diversi per soddisfare le difformi ispirazioni. Gli arredi si gonfiano di cuscini e di braccioli ricoperti di tessuti. In Francia si assiste a una preminenza delle parti in tappezzeria su quelle lignee. Si afferma il gusto delle riprese stilistiche del passato. Gli ambienti, resi piuttosto soffocanti, il Rococò serve come ispirazione per i saloni mentre quello Enrico II per le sale da pranzo. I mobili in ebano e palissandro sono destinati a studi e biblioteche. Con Napoleone III imperatore, la Francia torna a essere una grande potenza egemone europea. La grandeur trova quindi perfetta corrispondenza negli arredi del Secondo Impero. Lo stile Napoleone III esibì pulsioni eclettiche. Molto amato in questo periodo fu lo stile Luigi XVI con il quale si produssero stipi eseguiti con la tecnica Boulle. La realizzazione dei pezzi era facilitata grazie alle nuove tecnologie e alla facilità di reperire materiali un tempo pregiatissimi a costi ridotti, mentre lo scheletro dei mobili era eseguito serialmente con parti montanti in faggio e fondi e soffitti in lamellare o panforte (introdotto fin dagli anni Quaranta). L’ornamentazione metallica era ora fusa a stampo e dorata con placcatura mediante galvanostegia (ideata nel 1844 da Ruolz). Tra gli ebanisti più celebri: Fischer, Soriani, Tahan, Monbro, Wassmus, Charon, Peindrelle e Winckelsen. In Italia lo Stile Napoleone III ebbe dapprima effetti superflui trovando solo nei primi decenni del Novecento importanti sbocchi commerciali.

Periodo umbertino o eclettico

L’espressione Eclettismo designa la mobilia eseguita tra gli Anni Cinquanta e gli ultimi anni del XIX secolo. Se ne riconoscono i primi fermenti fin dagli Anni Trenta dell’Ottocento, con l’affermarsi delle pulsioni neogotiche. Raggiungono in questo periodo l’esasperazione le tendenze all’imitazione degli stili nati nel periodo precedente in una produzione spesso incoerente. Si copia il Barocco, il Neoclassico, il Gotico e persino il moresco, l’egiziano, il babilonese e il cinese. Più di tutti i periodi sarà però il Rinascimento a prevalere come fonte d’ispirazione. Trionfa l’intaglio e la tarsia. In stile rinascimentale si realizzano anche pezzi che all’epoca non erano utilizzati. Iniziano a entrare in voga i letti di metallo (ottone o ferro). Mentre in Francia si riproposero i fasti del Seicento e della mobilia leggendaria della corte di Versailles tra il Rococò e il Neoclassicismo, gli artefici italiani moltiplicarono i propri sforzi per far rivivere lo sfarzo dell’Umanesimo, del Rinascimento e del Barocco italiano. La produzione di massa fu sempre più sospinta a perseguire criteri di basso costo e conseguentemente di basso profilo tecnico-estetico.

Il secondo Ottocento conobbe lo straordinario successo di mobili (ottenuti a costi risibili curvando compensati di rovere con il vapore) noti con il nome del suo primo diffusore: Michel Thonet.

- Tipologie:

Sedia

La sedia durante il periodo Luigi Filippo subisce una profonda trasformazione strutturale. Il piano del sedile viene dotato di molle oltre che dell’imbottitura. Le gambe si fanno maggiormente sottili. Continua a essere prodotto il modello a gondola. Accanto a questa viene prodotta la sedia “a cattedrale” ossia con chiari riferimenti allo stile gotico. La sedia del periodo ha proporzioni agili è leggera e lo schienale è ricurvo. Compaiono le sedie dette olandesi in legno laccato e decorate a fiori e incrostazioni di madreperla. Sempre in voga i modelli rinascimentali. Nasce il pouf come sgabelletto guarnito di frange e passamaneria e completamente imbottito.

Tipica dell’Ottocento è la poltrona retta da gambe ricurve e braccioli provvisti di ampie imbottiture. Nascono verso la fine del secolo le sedie da giardino realizzate in giunco o canna.

Interessante il divano del periodo umbertino, opera completa di tappezzeria. I salotti borghesi vantano comodi sofà.

Letto

In Italia il letto di ferro battuto è forse l’unico arredo del pieno Ottocento a manifestare una forma elegante e caratteristica. I modelli più belli sono realizzati in Liguria e Toscana. Nelle testate appaiono a volte dei tondi dipinti con deliziosi paesaggi. Continua intanto a essere prodotto il letto “a barca”. I modelli accostati al muro lungo un lato si alternano a quelli detti da centro che invece appoggiano la testata. Durante il periodo umbertino il letto assume proporzioni monumentali con testate imbottite.

Armadio

Dopo il 1850 nasce l’idea di costruire una camera da letto provvista di letto, armadio, comò, comodino, e toilette tutti costruiti con un unico tipo di legno e con eguale linea e decori. Durante il periodo Luigi Filippo l’innovazione più importante negli armadi è l’inserimento nelle antine di specchi tondi e ovali.

Tavolo

I tavoli più interessanti del secondo Ottocento sono quelli Luigi Filippo. Di forma rotonda o ovale sono sempre allungabili per accogliere le numerose famiglie patriarcali. Tornano inoltre tavoli di tipo rococò. Immancabili i tavolini per i più svariati usi e dalle forme più diverse (a quattro gambe o i guéridon con colonnetta o a tre gambe).

Libreria

Le librerie continuano a essere monumentali e i modelli Luigi Filippo sono realizzati con legni scuri e le antine sono vetrate.

Cassettone

Durante il periodo Luigi Filippo il cassettone perde le colonne mentre rimane la sagoma squadrata e il piano in marmo. Verso la metà del secolo il cassettone si fonde con la toilette e il piano superiore serve a nascondere il catino.


LIBERTY

L'art Nouveau, nota in Italia come Liberty o Floreale, rappresenta la prima manifestazione artistica a carattere europeo. Questa arte nasce quasi contemporaneamente e con i medesimi intendimenti in Francia, Germania e Belgio. Rappresenta una reazione a ogni forma di eclettismo e all'imitazione classica. I primitivi italiani, l'arte orientale e la natura sono le fonti principali d'ispirazione. Divenne ben presto lo stile della nuova borghesia in ascesa. Rappresentò il modo in cui la società industriale cercò di attribuirsi un'estetica creando uno stile originale. I centri più importanti dello stile Liberty in Italia furono: Torino, Palermo, Firenze, Lucca, Viareggio, Milano, Roma e l'Emilia Romagna. L'ebanisteria in questo periodo realizza tanti pezzi a basso costo cercando di realizzare il mobile accessibile, specchio del fenomeno dell'urbanesimo e degli appartamenti in affitto. Il mobile deve essere quindi pratico e facilmente trasportabile in sempre nuovi domicili. In Italia il movimento si affermò definitivamente dopo l'Esposizione di Torino nel 1902. I promotori del nuovo stile furono: lo scultore Leonardo Bistolfi, l'architetto Raimondo D'Aronco e lo scrittore Enrico Thovez. Nel settore dell'arredamento d'interni si distinsero: il milanese Carlo Bugatti, Eugenio Quarti, Carlo Zen, Vittorio Ducrot e l'architetto Ernesto Basile.

Per la prima volta, dopo lo stile impero, una corrente artistica manifestava delle qualità innovative. Caratteri distintivi del Liberty divennero l'accentuato ricorso all'asimmetria e l'eleganza decorativa. Lo stile, fortemente ornamentale, è caratterizzato dalla presenza di linee sinuose capaci di sprigionare un movimento energico. La linea fu assunta, infatti, come espressione di forza e dinamismo e vitalità. Per ripensare completamente i luoghi della vita si perora l'unità delle arti, ossia di pittura, scultura e architettura. Tra le caratteristiche positive certamente bisogna citare l'eleganza e la fluidità delle linee.