Acquisto Avori

Il collezionismo di opere di avorio assunse una certa consistenza dal XVI secolo contemporaneamente al desiderio di arricchire le raccolte di naturalia e artificialia delle Wunderkammern, ossia delle ‘Camere delle meraviglie’. Si trattava di zanne di elefante intere oppure di oggetti d’avorio abilmente lavorati. In Germania e nelle Fiandre, fu prodotta una copiosa quantità di oggetti sacri e profani che raggiunse altre regioni d’Europa fino alla lontana Sicilia, mentre presso la corte danese si collezionarono numerosi esemplari e altrettanti furono prodotti al tornio dalle stesse dame di corte che si dilettavano in tali lavori. In quei secoli, infatti, alcuni oggetti d’uso destinati alle classi agiate erano costruiti in avorio e fra questi gli agorai (contenitori per conservare gli aghi da cucito) interamente decorati con stemmi e storie sacre alle quali si alternavano quelle profane tratte dal mondo classico.

In Giappone, dal XV secolo, iniziarono a essere prodotti i netsuke, sculture di avorio (o legno) che servivano da fermaglio per assicurare alla cintura piccoli contenitori per monete, medicine, tabacco, spezie o per la pipa. Non avendo tasche, il kimono giapponese era integrato da questi contenitori. I netsuke con figure tridimensionali si diffusero nel XVIII secolo e dall’800 grande attenzione fu posta ai loro soggetti e allo stile di esecuzione. Con l’apertura del paese all’Occidente gli indumenti tradizionali vennero progressivamente meno e insieme a loro la funzione del netsuke. Da questo momento gli intagliatori di avorio iniziarono a lavorare per il mercato straniero e con le esposizioni mondiali di Parigi (1867) e Vienna (1873) i manufatti giapponesi divennero di gran moda e i netsuke ricevettero notevoli attenzioni collezionistiche.

Una consistente flessione nell’utilizzo dell’avorio avvenne tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Unicamente gli oggetti di uso femminile come agorai, collane, braccialetti, orecchini, furono ancora ricercati nella tradizionale lavorazione in avorio insieme a crocefissi, rosari e cornici.

Una produzione di eccellenza qualitativa da menzionare resta tuttavia quella del periodo liberty, quando fu riutilizzata l’antica tecnica crisoelefantina (oro e avorio) con la quale furono prodotte opere tridimensionali di complessa fattura abbinando materiali diversi e in particolare bronzo e avorio ma anche argento, onice e marmo. Con questa tecnica polimaterica il bronzo era trattato con grande maestria, usando smalti e ossidi, in modo da ottenere colori preziosi nelle sfumature oro antico, rosso ramato e verde muschio. Le parti visibili del corpo erano realizzate in avorio e la modellazione del viso e delle mani fu sempre di alta fattura. Lo scultore rumeno Demétre Haralamb Chiparus (1886-1947) fu uno dei più importanti artisti art déco a utilizzare questa tecnica. Visse e lavorò a Parigi e realizzò le sue opere più importanti tra il 1914 e il 1933. Le sculture di Chiparus rappresentano la manifestazione classica dello stile Art Deco nella scultura decorativa in bronzo e avorio, influenzata dai Ballets Russes di Sergej Djagilev, dall’arte egizia antica e dal teatro francese.

Nel corso del secolo XX gli oggetti di avorio caddero in disuso mentre si affermò un collezionismo unicamente interessato ai pezzi storici di valore antiquariale.