Acquisto Argenti Antichi

Argenti del XVIII e XIX secolo

Nell’arco cronologico tra Sette e Ottocento, la produzione italiana di argenti è qualitativamente e quantitativamente ragguardevole. Pur assorbendo le influenze dalle nazioni dominanti, la manifattura argentiera italiana mostrò caratteristiche proprie. Sul territorio nazionale si possono anzi rilevare delle differenze di lavorazione che hanno condotto a specifiche qualità del prodotto finito, nettamente distinguibili da regione a regione.

Piemonte

La produzione argentiera tra XVIII e XIX secolo fu qualitativamente alta e influenzata dall’area francese. Le botteghe più prospere furono impiantate a Torino, sede della corte, ma anche nelle provincie i manufatti furono di pregevole fattura. Si usava argento a 925 millesimi e di buon peso. La moda dell’epoca ispirò splendide cioccolatiere, caffettiere, zuppiere e centri tavola. Oggetti di grande bellezza furono prodotti per le famiglie nobili e i pezzi più interessanti furono eseguiti a Torino da Carron, Rasetto e Bartolomeo Bernardi. Si tratta di manufatti assai rari, poiché molti di questi pezzi preziosi furono rubati e fusi. Zuccheriere, oliere e tabacchiere sono altrettanto ricercate dal mercato antiquario. La produzione piemontese mantenne un’alta qualità anche nell’Ottocento, sopravvivendo ad Alessandria, Novara e Cuneo mentre a Torino lavorarono Balbino e Borrani.

Genova

Quella genovese è una delle più famose scuole di lavorazione dei metalli preziosi. Con l’introduzione del Rococò francese, gli orafi genovesi seppero accogliere i nuovi stimoli fondendoli con la loro sensibilità, raggiungendo così un stile chiamato barocchetto genovese. Le forme vennero ordinate con eleganza, alternando sapientemente le linee curve. I Fraveghi, ossia gli orafi genovesi, apposero sui loro pezzi una punzonatura sempre variata con la raffigurazione della torretta del castello che dominava la città. Questa argenteria, infatti, viene comunemente definita “Torretta”. Dal XVIII secolo venne apposta, sotto la torretta, anche la data del manufatto abbreviata alle ultime tre cifre. Per la purezza delle loro linee i pezzi più ambiti dal mercato sono: candelieri, caffettiere e lucerne settecentesche. Il simbolo della torretta restò in vigore fino al 1824 (tranne che durante il periodo napoleonico).

Milano

Milano vanta una solida tradizione orafa. Purtroppo, della grande tradizione artigianale dell’argento dal Settecento in poi, non sono che restati che pochi esemplari. Essendo andati rifusi gli oggetti originali se ne posseggono molti di dubbia datazione. Gli argenti lombardi hanno caratteristiche stilistiche simili a quelle delle maioliche locali e con quelle tedesche. Durante l’Ottocento lo stile guida fu quello francese, ma con linee più eleganti.

Venezia

La ricchezza della vita nei palazzi veneziani si riflette anche nelle argenterie. La produzione si concentrò in particolare verso oggetti d’uso quali lampadari, candelabri, caffettiere e apparati da tavola. Con le armate napoleoniche la punzonatura passò dalla raffigurazione del “Leone in Moleca” all'”Ornamento di poppa”. Gli stilemi orientali caratterizzarono sempre la produzione veneziana.

Toscana

Grande considerazione ebbero gli argentieri fiorentini. Nelle argenterie settecentesche si riconoscono le caratteristiche rinascimentali che, in un secondo momento, lasceranno il posto alla presenza di un gusto anglosassone dovuto alla presenza di numerosi inglesi residenti in Toscana. L’Impero diede modo agli argentieri, in particolare lucchesi, di esprimersi ai più alti livelli. Nelle argenterie toscane si riconoscono figure mitologiche, divinità greche e teste di medusa.

Roma

Dell’argenteria romana precedente al XVIII secolo poco è giunto fino a noi. Molto venne fuso per essere monetizzato. Le famiglie patrizie vennero private, per ordinanza papale, delle loro argenterie facendo così scomparire tesori di inestimabile valore storico. Nello stesso tempo la committenza ecclesiastica ordinò la creazione di pezzi di argenteria stimolando la creatività degli argentieri. Il bollo della Zecca recava le insegne della Reverenda Camera Apostolica, ossia due chiavi incrociate sormontate dall’ombrello liturgico. Tra 1734 e 1744 questo bollo venne sostituito da uno rappresentante le chiavi incrociate e la tiara papale. Gli argenti, oltre che addobbare gli altari andarono a ornare le dimore degli alti prelati e servirono come doni principeschi. Vennero prodotti vassoi, bacili, brocche, zuppiere. A distinguere gli oggetti lavorati a Roma furono proporzioni e forme particolarmente eleganti. Anche nel periodo Neoclassico furono prodotti straordinari oggetti mentre le opere archeologiche ritrovate in città divennero preziose fonti di ispirazione per gli artigiani.

Italia meridionale

Gli oggetti di culto costituivano buona parte della produzione argentiera (acquasantiere, ostensori, calici). Anche la produzione profana tuttavia ebbe una sua importanza, adeguandosi agli stili del momento. Gli argenti del Regno di Napoli ebbero avvicendamenti stilistici molto più rallentati. La committenza nobiliare fu la più attiva. Il bollo rappresentava una corona a cinque punte con le iniziali della città di Napoli e con l’anno nelle ultime tre cifre (come a Genova).

Oggetti di grande bellezza furono creati dagli argentieri siciliani. Palermo, Trapani, Messina, Siracusa, Acireale, Catania furono i maggiori centri produttivi. Questa argenteria era in gran parte destinata a chiese e cappelle private. Anche la produzione profana fu assai ricca e ben conservata nei palazzi nobiliari. Nella produzione ottocentesca si ravvisano somiglianze con il gusto inglese dovute ai forti interessi economici della corona inglese nell’isola.