Mobili Antichi

 

 

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Alcune caratteristiche storiche e cenni storici

IL BAROCCO

Durante il XVII secolo, giunto all’estremo affinamento e al massimo sviluppo il linguaggio classico rinascimentale, si manifesta la rivoluzione stilistica dell’epoca barocca. Nonostante i detrattori, il Barocco raggiungerà un trionfo repentino. Terminato il ricorso all’antichità, sondato dai predecessori, il Barocco si afferma come istanza nuova e originale che non ricorre a preconcetti o maestri, affermandosi quindi come stile profondamente moderno. Si tratta di un’arte che si manifesta con forme maestose e colossali nate nell’epoca delle monarchie assolute. L’origine dello stile va ricercato nei movimenti artistici romani del Seicento e in particolare nelle invenzioni architettoniche e decorative di Bernini e Pietro da Cortona. L’origine del barocco è quindi essenzialmente scultoria e architettonica. Dopo i primi quarant’anni del secolo in cui si elaborano i germi del Barocco, si forma successivamente il primo Barocco che si evolve fino al 1670 circa per poi sfociare nel Barocco maturo che continua per tutto il secolo fino ai primi trent’anni del successivo.

I mobili intagliati in noce tendono ad ammorbidirsi nelle forme mentre le decorazioni si sovrappongono alla funzionalità. Agli incastri è sostituito l’incollaggio e compaiono le prime impiallacciature. Alle linee sinuose si abbinano dorature e materiali pregiati. Le botteghe artigiane iniziano in questo periodo a diversificare i compiti per specializzazione: mobiliere, ebanista, scultore, bronzista. Alle bugnature e ai riquadri tipici del primo Seicento si sostituiscono spigoli arrotondati, curve e volute e la linea serpentina. Le cimase dei mobili sono intagliate con grande varietà di forme. Sul territorio italiano le province iniziano a manifestare una propria originalità affiancando Firenze e Roma che erano state, rispettivamente nel Quattrocento e nel Cinquecento, le città guida nell’arredo.

IL SETTECENTO E IL ROCOCÒ

Le forme dello stile Barocco continuano nella penisola italiana fin quasi alla metà del Settecento. Durante questo periodo impera ancora lo stile Luigi XIV caratterizzato però da una maggiore pesantezza dettata dall’influenza spagnola. Aumentato in pomposità, il mobile perde allora la severa maestosità barocca. L’opulenza insomma consuma l’eleganza. Dopo i primi trenta anni del secolo inizia a manifestarsi uno spirito nuovo in Italia: il Barocchetto o Rococò, che si sviluppa dal 1730 al 1775. In questo stile si predilige la funzionalità dell’oggetto. Conseguentemente la monumentalità cede il passo a forme meno scomode. Amati in particolare i tavolini, leggeri e pratici da spostare, e i bureau-trumeau con molteplici funzioni di cassettone, scrittoio, scrigno e scaffale. Alla monumentalità barocca si sostituisce una leziosità nell’arredo atta ad attribuire ai mobili un senso di intimità e accessibilità. I pezzi assumono così forme più morbide e ininterrotte nelle flessuosità. Maggiore l’accoglienza, particolarmente avvertibile nelle poltrone. I motivi decorativi sono le conchiglie, le foglie di acanto, foglie e frutti intrecciati. Tipiche anche le cineserie. Nelle ebanisterie s’inseriscono in quest’ottica anche legni teneri prima non utilizzati (cirmolo, tiglio, pioppo). Anche la gamma cromatica si arricchisce di una tavolozza variegata e delicata (oro, rosso, nero, verde, avorio, rosa, lilla, bianco, verde chiaro). Compaiono in questo periodo le lavorazioni in bronzo.

Dall’evoluzione stilistica dell’arredo si comprende come l’Italia abbia perso allora il ruolo artistico determinante in Europa. È ora la Francia a dettare le innovazioni. Il barocco quindi perdura nel nostro paese per lo spirito conservatore della nostra aristocrazia. Inoltre le dimensioni dei palazzi nobiliari male si adattano ad accogliere arredi contenuti, pensati per ambienti piccoli ed estremamente raffinati. Saranno, infatti, le camere più piccole ad adottare gli arredi d’ispirazione francese. Si manifesta un mutamento anche sociale per cui i nuovi arredi attecchiscono non tanto nelle grandi famiglie patrizie ma presso borghesi e piccoli professionisti. Le regioni più aperte al cambiamento furono la Liguria, il Piemonte e naturalmente Venezia, dove le dimore più piccole meglio potevano accogliere i nuovi arredi.

Dopo il 1775 e fino al 1792 si avvia un periodo di transizione durante il quale le morbidezze Rococò tornano a farsi più severe assecondando un disegno rettilineo, piatto e geometrico. I decori, in opposizione a certe civetterie, assumono greche, medaglioni e simboli pastorali. Aumentano anche i fregi in bronzo che arriveranno alla massima espansione nella Francia con il Direttorio e l’Impero.

LIBERTY

L’art Nouveau, nota in Italia come Liberty o Floreale, rappresenta la prima manifestazione artistica a carattere europeo. Questa arte nasce quasi contemporaneamente e con i medesimi intendimenti in Francia, Germania e Belgio. Rappresenta una reazione a ogni forma di eclettismo e all’imitazione classica. I primitivi italiani, l’arte orientale e la natura sono le fonti principali d’ispirazione. Divenne ben presto lo stile della nuova borghesia in ascesa. Rappresentò il modo in cui la società industriale cercò di attribuirsi un’estetica creando uno stile originale. I centri più importanti dello stile Liberty in Italia furono: Torino, Palermo, Firenze, Lucca, Viareggio, Milano, Roma e l’Emilia Romagna. L’ebanisteria in questo periodo realizza tanti pezzi a basso costo cercando di realizzare il mobile accessibile, specchio del fenomeno dell’urbanesimo e degli appartamenti in affitto. Il mobile deve essere quindi pratico e facilmente trasportabile in sempre nuovi domicili. In Italia il movimento si affermò definitivamente dopo l’Esposizione di Torino nel 1902. I promotori del nuovo stile furono: lo scultore Leonardo Bistolfi, l’architetto Raimondo D’Aronco e lo scrittore Enrico Thovez. Nel settore dell’arredamento d’interni si distinsero: il milanese Carlo Bugatti, Eugenio Quarti, Carlo Zen, Vittorio Ducrot e l’architetto Ernesto Basile.

Per la prima volta, dopo lo stile impero, una corrente artistica manifestava delle qualità innovative. Caratteri distintivi del Liberty divennero l’accentuato ricorso all’asimmetria e l’eleganza decorativa. Lo stile, fortemente ornamentale, è caratterizzato dalla presenza di linee sinuose capaci di sprigionare un movimento energico. La linea fu assunta, infatti, come espressione di forza e dinamismo e vitalità. Per ripensare completamente i luoghi della vita si perora l’unità delle arti, ossia di pittura, scultura e architettura. Tra le caratteristiche positive certamente bisogna citare l’eleganza e la fluidità delle linee.

 
Il Chiarismo lombardo è un movimento artistico nato a Milano all’inizio degli anni Trenta del Novecento. Il termine fu coniato dal critico Leonardo Borgese nel 1935 (ma fu Guido Piovene a codificarlo nel ’39), in riferimento ad alcuni giovani pittori lombardi che lavoravano a una pittura senza chiaroscuro, cromaticamente chiara e intrisa di luce. Al predominio dei valori volumetrici, su cui si era fondato il Novecento Italiano, si sostituiva nel Chiarismo il predominio del colore. Fu il primo movimento antinovecentista, sebbene non sia corretto porre il problema sul piano di una semplice contrapposizione cromatica, poiché la vera ragione dell’uso del colore chiaro insiste su una funzione anti-volumetrica. Per cui da una pittura impostata sul disegno e il chiaroscuro si passa con i Chiaristi a una pittura incentrata sul colore e sul tono senza profondità prospettica. Non si trattò tuttavia di un problema solamente formale, ma della proposta di una pittura moderna e aperta all’impressionismo, al post-impressionismo e alla Scuola di Parigi, capace di sostituire la concezione classicista degli Anni Venti con un’idea neo-romantica. La loro pittura si rifece infatti al Piccio e alla Scapigliatura. Il Chiarismo non costituì un vero e proprio gruppo, ma un clima espressivo coagulatosi intorno al critico Edoardo Persico. Il periodo più fulgido fu tra il 1932 e il 1934, estendendosi poi lungo tutto il decennio e oltre e trovando, dopo la morte di Persico nel 1936, il proprio punto di aggregazione intorno alla Galleria Annunciata a Milano. I protagonisti del movimento milanese furono Angelo Del Bon (1898-1952), Francesco De Rocchi (1902-1978), Umberto Lilloni (1898-1980), Adriano Spilimbergo (1908-1975) e Cristoforo De Amicis (1902-1987) ai quali vanno accostati quelli del gruppo alto-mantovano: da Giuseppe Facciotto (1904-1945) a Oreste Marini (1909-1992).

 

 

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