Sassi Pietro

SASSI PIETRO

(Alessandria, 24 novembre 1834 – Roma, 30 dicembre 1905) 

Morgari Pietro

BIOGRAFIA E OPERE

Sassi Pietro, all’inizio degli anni sessanta, a Torino, in un ambiente che sente come stimolante e ricco di sollecitazioni, il giovane Sassi asseconda il suo interesse per la pittura di paesaggio seguendo gli insegnamenti di Giuseppe Camino e studiando le opere degli artisti che alle mostre della Promotrice si cimentano sullo stesso tema. A guidarci in questa parte del percorso saranno le lettere che invia in patria, piene di progetti e di entusiasmo ma anche di indicazioni su ciò che vede e che più ritiene valido per la propria educazione di pittore. Nel 1862, seguendo l’esempio di molti altri paesaggisti dell’epoca, Sassi si reca a Ginevra attratto dalla fama di Alexandre Calame, che gli dispensa utili consigli per la sua crescita professionale, e per far pratica nello studio del vero accanto al pittore animalista Charles Humbert. Le lettere dirette ad Alessandria è sempre il Comune a finanziare i suoi viaggi permettono di tracciare i suoi itinerari tra la Svizzera, la Savoia e Parigi, meta nell’estate del 1865 di un soggiorno breve ma fruttuoso, che gli consente di conoscere la pittura di Corot e dei naturalisti francesi. Inizialmente improntata ad una visione ancora romantica del paesaggio, riscontrabile in dipinti come Lago del Monte Cenisio (1862) e Il Lago Lemano presso Vevey (1864) entrambi donati al Municipio di Alessandria come prova dei progressi compiuti la sua pittura si sarebbe ben presto distinta per una più diretta e coraggiosa ricerca sul vero, testimoniata dai dipinti realizzati d’après nature durante le ripetute escursioni fra «valli, boschi e montagne» nell’Ossola e nei dintorni del Lago Maggiore, o eseguiti ad Alessandria come il suggestivo bozzetto di collezione privata raffigurante Piazza della Libertà (1864). Attorno alla metà degli anni Sessanta, senza mai aver seguito un regolare percorso accademico, Sassi dimostra nelle sue opere d’aver raggiunto una notevole padronanza tecnica e di aver imboccato senza esitazioni la strada della ricerca sul “vero”. I suoi quadri raccolgono consensi alle esposizioni di Genova e di Torino, ma la sua carriera stenta a decollare. Tornato ad Alessandria, affianca alla pittura da cavalletto l’insegnamento presso la scuola serale della Società Operai Uniti e intraprende un’attività come decoratore d’interni che lo avrebbe portato lo ricorda Giovanni Battista Rossi a lavorare in alcune case patrizie della città, come quelle dei Cavasanti e dei Dossena, e a Genova per il marchese Niccolò Brignole. Lo coadiuva un giovanissimo Cesare Tallone, che da lui apprende i rudimenti del mestiere. Sassi ha però altre ambizioni e per migliorare la sua situazione professionale matura una decisione che avrebbe cambiato il corso della sua vita: si trasferisce infatti a Roma, certo che solo in un grande centro ricco di storia e crocevia di artisti d’ogni nazionalità Roma è ormai la capitale d’Italia sarebbe riuscito ad affermarsi e a conciliare il lavoro con lo studio. Vi sarebbe rimasto fino alla morte, formando una famiglia, stringendo amicizie e lavorando alacremente, come prova la sua costante partecipazione alle esposizioni della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Scalati fra gli anni settanta dell’Ottocento e i primi del Novecento, i dipinti raccolti nelle ultime sale della mostra (con un ordinamento non più strettamente cronologico ma tematico) permettono di seguire l’evoluzione del linguaggio figurativo di Sassi e offrono un ampio campionario dei temi e dei soggetti che predilige: vedute della Roma antica e moderna, paesaggi della Campagna romana e del Lazio, immagini delle coste liguri o siciliane, dei monti abruzzesi e di località piemontesi e lombarde.

 

Fonte: “mostra Pietro Sassi 1834-1905. Vivere dell’arte e coll’arte, allestita presso le Sale d’Arte della Città di Alessandria”

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